Vita Chiesa
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Dal n. 5 del 5 febbraio 2006

Carnevale, in monastero c'è allegria

In questo periodo ci può capitare di vedere per strada le prime mascherine e, presto, forse noi stessi troveremo qualche bel travestimento per trascorrere in allegria la festa più colorata dell'anno: il carnevale. Non vi meravigliate: anche in monastero c'è spazio, un giorno all'anno, per una simpatica festa mascherata dove, insieme, in allegria, diamo spazio alla fantasia e alla gioia di stare insieme, magari facendoci a vicenda qualche inaspettato scherzetto (ma è proprio vero che non ce l'aspettiamo?).

E allora, ecco che, mettendo la mano sulla maniglia della porta della nostra cella, ce la ritroviamo tutta insaponata; ecco che infiliamo il pigiama ma, ahimè!, non riusciamo a spingere il braccio fino in fondo, perché qualcuno ha avuto la «felice idea» di cucirne le maniche; ecco che andiamo a lavarci i denti e uno strano, inaspettato sapore dolce ci fa venire dei sospetti... E poi, non è da tutti i giorni vedere la Madre Priora vestita da «casa», una sorella vestita da «coniglietto», un'altra da «pagliaccio», una da «principessa»… C'è anche chi si veste da «prete» e, così, non cambia di molto le nostre visuali quotidiane...

Ma, diciamocelo: a carnevale ci divertiamo tutti! È un momento di distensione serena che fa bene anche allo spirito e ci avvicina gli uni agli altri, attraverso quell'aspetto giocoso e fraterno della vita che esiste, è essenziale, e può aiutarci a vivere bene anche i tempi più austeri e le situazioni impegnative di tutti i giorni. Il carnevale è visto, spesso, come un momento di evasione. Lo è veramente, ma non è da «demonizzare». È una festa pagana che, però, può essere da noi vissuta, come ogni cosa, in Cristo e con Cristo, insieme ai fratelli. Può essere un'occasione di stare insieme, di portare un sorriso a chi soffre o, come afferma il nostro Papa Ratzinger, per ridere di quelle maschere-schiavitù dalle quali la nostra fede ci libera e delle quali avevamo paura. Ora non più. (Ratzinger, «Cercate le cose di lassù - Riflessioni per tutto l'anno», Paoline, Milano 1986).

Può essere, dunque, un modo di prendersi gioco dei nostri idoli quotidiani, di riderci sopra e di metterli sotto i piedi, gustando la gioia di essere, in Cristo, salvati e liberati. Può essere, a suo modo, il simbolo giocoso di un'autentica esperienza pasquale, del passaggio dalle nostre schiavitù alla libertà dei figli di Dio. Scrive Ratzinger: «Per questo noi cristiani non lottiamo contro, ma a favore dell'allegria. La lotta contro i demoni e il rallegrarsi con chi è lieto sono strettamente uniti: il cristiano non deve essere schizofrenico, perché la fede cristiana è veramente umana» (Ratzinger, «Speranza del grano di senape», Queriniana, Brescia 2005). E allora: mascheriamoci pure, troviamo qualcosa di originale di cui ridere e di cui, forse, anche sbarazzarci. E cogliamo al volo l'occasione di dare un colpo secco alle nostre vecchie schiavitù e all'uomo vecchio, per rinascere, con Lui, a vita nuova.
Suor Mirella Caterina
delle contemplative domenicane di Pratovecchio

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