Vita Chiesa
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Cento anni di Giovanni Paolo II, il racconto delle visite in Toscana

Luigi Accattoli ha seguito, come vaticanista del Corriere della Sera, tutte le visite di Giovanni Paolo II in Toscana:  ecco il suo racconto del Papa Santo

Percorsi: Papa - Santi e beati
Giovanni Paolo II a Firenze

Papa Wojtyla è stato dieci volte in Toscana e io nove con lui. La decima no perché fu una di quelle gite in incognito che venivi a sapere a cose fatte. Ora le racconto in ordine di tempo: dalla prima che fu a Siena nell’80 all’ultima, quella privata che dicevo, che fu all’Argentario nel 2000.
Lo seguivo prima come vaticanista della Repubblica e poi del Corriere della Sera. Mi ha fatto girare il mondo e anche delle puntate in Toscana ho goduto i luoghi mistici e le tavolate con i colleghi. Nonché le parole forti e dolci di quel Papa eroico.
La visita a Siena del 14 settembre dell’80 fu appunto un’occasione eroica: nell’omelia in Piazza del Campo alzò uno dei suoi gridi di protesta contro la legge dell’aborto, mentre il Paese si preparava al referendum: «Qui, di fronte a Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia, presento a Dio insieme con voi, una fervente supplica» perché questa nazione ricordi che «la vita è sacra».
Audace fu anche la seconda visita che lo portò a Livorno il 19 marzo del 1982, per l’incontro con il mondo del lavoro che sempre faceva nella festa di San Giuseppe lavoratore: volle un dialogo aperto con il Consiglio di fabbrica della Solvay di Rosignano e gli fecero domande scomode e diede risposte schiette. Ammise che «i consigli di fabbrica sono venuti prima dei consigli pastorali».
Della venuta a Prato il 19 marzo 1986 mi restano un’immagine e una parola di primavera: il vento sugli ulivi in vaso che decoravano il palco papale e sui capelli delle ragazze che gli portavano i doni, il saluto ai giovani dal pulpito di Giovanni Pisano in piazza del Duomo: «Vi auguro un po’ di questo sole nella vostra vita». Era venuto per l’incontro con i lavoratori - come già a Livorno - e il messaggio del «Papa operaio» fu davvero forte: «Io mi permetto di riproporre alle organizzazioni sindacali questo grande obiettivo dell’occupazione per tutti». In quella stagione di ripiegamento delle utopie politiche neanche i sindacati parlavano più di «occupazione per tutti».
A Prato Wojtyla parlò anche di revisione delle politiche migratorie e non fu l’unica volta che in Toscana disse qualcosa che oggi Francesco fa risuonare come pieno messaggio: lo fece anche nella piana di Scarlino il 21 maggio del 1989 con le politiche ambientali. In quell’occasione della visita a Grosseto andò anche a Nomadelfia, dove pure due anni addietro è tornato Papa Bergoglio.
A Fiesole e Firenze, tre anni prima, il 18 e 19 ottobre 1986, così tanti e grandi furono gli appuntamenti e gli scenari che mi limito a una minima presa diretta: ero nel Battistero di Firenze, tra i giornalisti ammessi all’incontro del Papa con i bambini e riporto le parole che venticinque anni dopo mi disse una donna che vi era stata bambina: «Mi ha guardato. Per la prima volta ho sentito uno sguardo paterno su di me. Io non sono credente però, ecco, quello sguardo l’ho ritrovato fisso su di me sempre, quando ero proprio al limite». Parole che possono darci uno spunto di risposta quando ci chiediamo che mai resti di un viaggio del Papa. E anche dei dieci viaggi in Toscana.
A Pisa, Volterra e Lucca, 22-24 settembre 1989: lo rivedo in preghiera - fermo come statua - davanti al «Volto Santo» nel duomo di Lucca, fraterno nella visita al carcere di Volterra, divertito come un bambino dalla luminaria sui lungarni di Pisa. A Pisa rese omaggio a Galileo e si sa che non è facile per un Papa ricordare gli errori di altri Papi: «Quel Grande - lo chiamò - che qui ebbe i natali e la cui opera scientifica fu improvvidamente osteggiata».
Cortona e Arezzo, 23 marzo 1993: ero nella chiesa aretina di San Francesco - quella con i larghi colori di Piero della Francesca - quando il Papa vi incontrò i giovani che sempre lo scatenavano. Anche quel giorno le loro grida gli provocarono battute magari di poco significato ma di empatia immediata: «Avete gridato “Giovanni” e Giovanni dice “giovani”».
La Verna e Camaldoli, 17 settembre 1993. Non si riusciva a coprire ambedue quelle patrie dello spirito e scelsi La Verna. Lo vedo inginocchiato nella Cappella delle Stimmate, così messo in Dio che gli accompagnatori non sanno come ricordargli che è già in ritardo. Siamo all’indomani dell’uccisione a Palermo di don Pino Puglisi, oggi beato, e all’Angelus arrivano le sue parole di fuoco sul «sangue innocente» di questo martire di mafia.
Il 30 marzo 1996, vigilia della Domenica delle Palme, Wojtyla è di nuovo a Siena, unica città toscana che vede due volte e di nuovo celebra nella Piazza del Campo. A mezzogiorno s’affaccia dal balcone dell’arcivescovado, in piazza del Duomo e da lì chiama i giovani, la sua passione, a farsi «profeti della vita e profeti della gioia».
L’ultima uscita toscana del Papa polacco come dicevo è al convento dell’Argentario il 12 dicembre del 2000. Siamo alla fine del Grande Giubileo. Era un martedì, il giorno delle sue uscite corsare e forse vi andò per divagarsi da gran fatica giubilare. Aveva compiuto gli 80 e il Parkinson lo faceva storto e fioco. Approfittò della gita per un saluto ai Padri Passionisti che hanno il convento della Visitazione proprio in cima al Monte Argentario tra panorami sognanti.
Panorami, arte, santuari, luoghi del lavoro: Papa Wojtyla ha conosciuto e amato le molte facce di pregio della Toscana. E io un poco con lui.
www.luigiaccattoli.it

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