Vita Chiesa
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Dal n. 41 del 13 novembre 2005

Charles de Foucauld, il fratello degli ultimi

Ancora oggi i Tuareg velano il loro volto. È l'immagine simbolica di ogni uomo, nascosto nei suoi bisogni reali, nelle sue ostilità, ma anche nel suo desiderio di essere accolto. Per Charles de Foucauld, che la Chiesa proclama beato il 13 novembre, il velo si squarcerà solo dopo anni di deserto e di dolorosa attesa: «Hanno cominciato a chiamarmi fratello» scrive alla cugina. E così si farà chiamare: fratello, fratello universale.
DI LUIGI VERDI

Charles de Foucauld, il fratello degli ultimi

di Luigi Verdi
Fondatore della Fraternità di Romena
Ancora oggi i Tuareg velano il loro volto. È l'immagine simbolica di ogni uomo, nascosto nei suoi bisogni reali, nelle sue ostilità, ma anche nel suo desiderio di essere accolto. Per Charles de Foucauld il velo si squarcerà solo dopo anni di deserto e di dolorosa attesa: «Hanno cominciato a chiamarmi fratello» scrive alla cugina. E così si farà chiamare: fratello, fratello universale.

La vocazione nel deserto
La dimensione di fratello Charles è quella del deserto, un deserto fisico e spirituale insieme.

Dio viene a cercarlo nella solitudine del deserto, nella piena nudità, è un incontro solitario, senza l'aiuto di una tradizione religiosa, solo, nella landa della disperazione e della noia. È nella nudità del deserto che matura la sua vocazione: come i suoi fratelli nello spirito, Francesco d'Assisi e Teresa di Lisieux, frère Charles cerca e comunica Dio non tanto con le opere quanto attraverso i gesti, il dominio di sé e l'amore universale.

Charles scopre la Chiesa da Cristo, non Cristo dal contesto della Chiesa, per questo tutto in lui è eternamente antico e eternamente nuovo: in lui non c'è alcuna curiosità né gusto del nuovo; semplicemente, vivendoli, ridona ai valori evangelici un vigore, un sapore, uno stile.

La sua vocazione è segnata da quello che il suo padre spirituale, l'abbé Huvelin, gli ha consigliato: cioè non fondare niente e non essere capo di nessuno; questo gli permette di affinare la sua esperienza spirituale, di umanizzarla, di sperimentarla in una incarnazione concreta.
Così De Foucauld non è tanto il fondatore e capo di una piccola congregazione quanto l'ispiratore di tutta una generazione che sente di dover seguire l'insegnamento di Gesù «Non ditelo a nessuno»: prima di parlare di Lui, fai che Lui parli attraverso la tua vita.

Un faro acceso dallo Spirito Santo
Secondo Yves Congar, Charles De Foucauld e Teresa di Lisieux sono «i due fari che lo Spirito Santo ha acceso all'inizio del XX secolo». Ma qual è il motivo di questa grandezza? Charles De Foucauld ha colto fin dall'inizio, senza mai tradirla, l'essenza del messaggio cristiano. Un messaggio fatto di leggerezza, di trasparenza e di fortezza.
La sua leggerezza nasce dall'aver mantenuto uno sguardo insistente, amoroso, sulla persona di Gesù. Nel leggere le sue meditazioni noi restiamo sorpresi di fronte a questo stile pieno di effusioni e sentimento, un segreto d'amore che come un bambino si esprime al di là di ogni ragione e rispetto umano.

La sua trasparenza è nel suo modo di trasmettere il Vangelo, non con le parole ma con la vita. L'ambiente musulmano in cui Charles vive non poteva accettare altra presenza del cristianesimo se non quella silenziosa. Charles si sforza di apprendere il linguaggio dei Tuareg, di diventare uno di loro. Non predica loro il Vangelo, sapendo che prima va dissodato il terreno. Prima di organizzare, prima di predicare, prima di tutto, dice, occorre mettere una fraternità tra la gente.

La fortezza, infine, nasce dal suo esatto contrario, la debolezza: «La debolezza dei mezzi umani - scrive - è causa di forza: Dio si serve dei venti contrari per condurci in porto». Il coraggio di De Foucauld è coraggio fisico, assenza di paura, bisogno di andare fino in fondo alle cose, di andare con tutta semplicità, quasi con naturalezza sulla via dell'ascesi e della rinuncia: «Io amo Gesù e non posso sopportare l'idea di condurre una vita diversa dalla Sua, una vita tranquilla e onorata, quando la sua è stata la più dura e disprezzata, non voglio attraversare la vita in prima classe quando colui che amo l'ha attraversata nell'ultima».

Il sogno di frere Charles
Ha scritto il cardinale Suenens: «Beati coloro che hanno l'audacia di sognare e sono disposti a pagare il prezzo necessario perché il loro sogno prenda corpo nella storia». La nostra utopia, quella che meritano i nostri sogni e le nostre lotte e persino il sangue di molti testimoni come Charles è l'utopia della speranza.

In questo tempo di post-modernità che non è altro che la modernità delusa di se stessa, in questo tempo di crisi della società, della politica e del cristianesimo la figura di Charles diventa sfida, futuro, speranza a partire dal suo vivere giorno per giorno, rispondendo con responsabilità personale e storica all'impegno quotidiano.

Il senso del cristianesimo non è il conoscere risposte ultime, è il ricevere Dio e l'uomo in silenzio e adorazione come il mistero incomprensibile, e accettare questo mistero come inizio e fine della sua speranza. Il messaggio di Charles De Foucauld raccolto da Renè Voillaume e Magdaleine de Jesus continua a sfornare piccole comunità che vivono con il suo stile. Poche parole bastano a descriverlo: «In silenzio, di nascosto, come a Nazareth, nell'oscurità come lui, passare sconosciuto sulla terra, come viaggiatore nella notte, poveramente, umilmente, lavorando, facendo del bene come lui, disarmato e nudo davanti alla vita come Lui».

La scheda
Dalla carriera militare all'amicizia con i tuareg
Charles de Foucauld nacque a Strasburgo il 15 settembre 1858. Orfano dei genitori a sei anni, fu cresciuto dal nonno, che con simpatia e generosità gli trasmise l'amore per la famiglia e per il proprio paese, la passione per gli studi e per il silenzio della natura. Nel 1876 si arruolò nell'esercito, dove portò a termine gli studi all'Accademia di Cavalleria e nel quale percorse anche una breve carriera. Nel 1882 si congedò per partire all'esplorazione del Marocco. La spedizione risultò un avvenimento scientifico di importanza tale da fruttargli la medaglia d'oro della Società di Geografia. Ma il successo non acquietò il suo spirito.

Scriveva: «Mi sono messo ad andare in chiesa, senza credere, trovandomi bene soltanto lì e passando lunghe ore a ripetere questa strana preghiera: Mio Dio, se esisti, fammiti conoscere». Non molto tempo dopo incontrò l'abate Huvelin: le conversazioni con lui lo guidarono verso la conversione.
Recatosi in pellegrinaggio in Terra Santa, maturò la decisione di entrare nella Trappa di Nostra Signora delle Nevi, in Francia. Poi fu in Siria, alla ricerca di una vita più dura, e da lì passò a Nazareth, dove per tre anni lavorò come giardiniere presso il monastero delle Clarisse. A poco a poco sentì che amare Gesù è diventare fratello di tutti nell'amore del Padre. Per questo accettò di diventare prete. Scelse allora di ricominciare dal Sahara e si stabilì dapprima a Bèni-Abbès e poi, per vivere con i Tuareg, a Tamanrasset. I Berberi lo chiamavano «marabut», che nel lessico magrebino sta ad indicare il «santone», l'eremita.
Condividendo la loro vita, ne imparò la lingua, tradusse i loro poemi e diede alle stampe un imponente dizionario illustrato. Attorno a lui sorse la comunità dei Piccoli Fratelli di Gesù, una famiglia religiosa incentrata sul Vangelo, sull'Eucaristia, sulla vita apostolica. Charles de Foucauld morì il 1° dicembre 1916, colpito da una fucilata, durante una scaramuccia suscitata da ribelli dell'Hoggar.

Domenica 13 la beatificazione
Charles de Foucauld, il profeta del dialogo interreligioso che aveva scelto di vivere con i tuareg musulmani nel deserto algerino, viene beatificato questa domenica in piazza San Pietro.

Nel 1968 furono approvate dalla Santa Sede diverse congregazioni ispirate da padre de Foucauld: le Piccole Sorelle del Sacro Cuore di Gesù e i Piccoli Fratelli di Gesù. Ci sono anche le Piccole Sorelle del Vangelo, La Piccole Sorelle di Nazareth, i Piccoli Fratelli della Croce.
In Italia, la sede principale è la Fraternità San Girolamo dei Piccoli Fratelli del Vangelo che ha sede a Spello, in provincia di Perugia (tel. 0742.652719, e-mail fraternita.spello@tin.it).

I Piccoli Fratelli vivono in fraternità di tre o quattro persone, caratterizzate dalla semplicità, basate sulla preghiera, la comunione fraterna e la condivisione con i poveri. In Umbria è nata anche la Comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas che ha sedi a Foligno, a Roma e a Sant'Angelo dei Lombardi. In Italia sono presenti anche la Fraternità sacerdotale Jesus Caritas, che riunisce preti diocesani legati al carisma di Charles de Foucauld, e la Fraternità Secolare Charles de Foucauld che riunisce laici, uomini e donne.

In Toscana non ci sono case delle comunità religiose ispirate a Charles de Foucauld: la presenza dei Piccoli Fratelli è legata soprattutto al nome di padre Arturo Paoli, sacerdote lucchese che nel dopoguerra, inviato come cappellano sulle navi degli emigranti, incontrò sulla rotta Genova-Buenos Aires un Piccolo Fratello di Charles De Foucauld. In poco tempo maturò la decisione di scegliere la stessa strada: «Mi convinse il loro stare in mezzo ai poveri. Io ho sempre sentito che la Chiesa doveva stare con i poveri. In casa mia io non ho sofferto la povertà però ho capito che la scelta di Gesù è una scelta dei poveri e che bisogna essere poveri per stare dietro a lui». Oggi padre Arturo, 93 anni, divide la sua vita tra l'Italia e il Sudamerica, dove è stato missionario per cinquant'anni.

Gli scritti spirituali di Charles de Foucauld vogliono far scoprire a tutti il rapporto intimo di fede con Cristo; una fede che non può essere alimentata solo dal soffio del momento, ma deve trovare nelle verità cristiane conosciute e indagate la roccia forte e sicura. «La fede è ciò che ci fa credere dal profondo dell'anima tutti i dogmi della religione, tutte le verità che la religione c'insegna, per conseguenza il contenuto della Sacra Scrittura, e tutti gli insegnamenti del Vangelo: in una parola, tutto ciò che ci vien proposto dalla Chiesa...».

I suoi innumerevoli scritti ci riferiscono il suo pensiero e la sua spiritualità: «Qualunque possa essere la mia tristezza, quando mi metto ai piedi dell'altare e dico a Nostro Signore Gesù: “Signore, Tu sei infinitamente felice e nulla ti manca”, non posso fare a meno di aggiungere: “Allora, anch'io son felice e niente mi manca. La tua felicità mi basta”. È la verità, deve essere così, se amiamo Nostro Signore».

Questa domenica in San Pietro, con Charles de Foucauld, saranno beatificate anche suor Maria Pia Mastena e suor Maria Crocifissa Curcio.

ARTURO PAOLI: l'amico di Dio e dei poveri

Il sito della Fraternità Charles de Foucauld (francese)

Charles de Foucauld, il fratello degli ultimi
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