Vita Chiesa
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Dal n. 47 del 25 dicembre 2005

Come bambini, facciamo «oh!»

«Ascoltate, figli della luce, adottati nel regno di Dio, ascoltate, fratelli carissimi: ascoltate, giusti, ed esultate nel Signore perché a voi buoni possa addirsi la lode. Ascoltate ancora una volta ciò che già sapete, riflettete su quanto ascoltate, amate ciò in cui credete, divulgate ciò che amate. E' nato Cristo, dal Padre come Dio, dalla madre come uomo; nell'immortalità dal Padre, dalla verginità della madre». Con queste parole tratte dal Discorso 194, Sant'Agostino ci introduce con entusiasmo nella gioia e nella luce del Natale. Così lenti nel lasciarci contagiare dalle cose belle di Dio, dalle gioie che da lui provengono, siamo spronati ad entrare nella «tenda» di Colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi: Gesù Cristo, il Salvatore. Egli è la Parola fatta carne, lodato da schiere di angeli in cielo il cui canto deve ancora una volta scuotere la gente quaggiù sulla terra. Sì, «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama», agli uomini di buona volontà che desiderano la pace, la fratellanza, la giustizia. È così che il «dono» si risolve in uno scambio: quell'«ammirabile commercio» di un Dio che si fa uomo, perché l'uomo assurga alle altezze della divinità.

La venuta del Messia è la manifestazione suprema dell'amore di Dio per gli uomini. Proprio perché noi potessimo possederlo, oltre che ad essere da lui posseduti, uguale al Padre nella natura divina, è divenuto simile a noi nella natura umana. Potessimo davvero comprendere quanto amore Dio ha riversato su di noi nel momento in cui ha deciso di nascere bambino, da Dio che era! Anche noi, presi dallo stupore di questo divino Evento, dovremmo fare «oh!», come dice la canzone di Povia (e come ci ricordava il parroco don Guido in una sua omelia). C'è un cammino interiore che ci attende e ci conduce a Betlemme, perché a Betlemme, non nel fasto delle luci invitanti alle mode umane, c'è una Presenza capace di dare nuovo senso alla nostra vita, di colmare il vuoto del nostro cuore inquieto, di darci quella pace tanto sofferta, di renderci la nostra dignità perduta.

«Deponiamo dunque "l'uomo vecchio con la sua condotta di prima" (Ef 4,22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunciamo alle opere del male. Riconosci cristiano la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna» (dai Discorsi di S. Leone Magno, papa). Oggi Cristo è nato, è apparso il Salvatore. Alleluia! Buon Natale!
Suor M. Pia Fragni
delle contemplative domenicane di Pratovecchio

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