Vita Chiesa
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Dal n. 9 del 6 marzo 2005

Come si fa a non voler bene al Papa?

DI DON FRANCESCO SENSINI
Chiedo scusa ai miei lettori se ancora una volta torno a parlare del Papa. Dopo questo ultimo ricovero si è avvertito un clima di «non ritorno» anche se le poche notizie ci rassicurano. Ma alcuni commenti mi hanno fatto reagire. «Ma che cosa mi interessa se il Papa ha mangiato quattro o dieci biscottini, mi sembrano delle esagerazioni!» Pur ritenendo infantile tale notizia ho però avvertito nel tono del giovane che l'ha pronunciata una mancanza di rispetto e un disinteresse per il Papa. Mi sono avvicinato e gli ho detto: «Scusa, se fosse tuo nonno, non saresti contento di sapere che nonostante la gravità è riuscito a mangiare qualcosa? Non sarebbe questo un segno che ancora puoi contare su di lui? E che non sta così male da considerarlo perso?». «Si, è vero ma il Papa non è mio nonno!».

«Ma non vuoi un po' di bene al Papa?» gli domando istintivamente. «Sinceramente no! per me è uno come tanti altri, anche se riconosco che ha una responsabilità molto grande!». A questo punto mi vengono dei cattivi pensieri. Un giovane battezzato, cresimato, che magari si sposerà anche in chiesa e non vuole bene al Papa, spero solo che non partecipi alla giornata mondiale dei giovani. Ma a catechismo non gli hanno parlato con amore del Papa? Si può essere cristiani senza voler bene al Papa? Che cosa occorre per sentire il Papa parte della propria famiglia?

Lo saluto e mi allontano, deluso, con la convinzione che al giovane manchi qualcosa di importante per la propria vita. Il mio pregiudizio di pensare che tutti debbano voler bene al Papa, riceve un altro colpo, questa volta da parte di due adulti che escono con questa espressione: «Non è ancora morto e già si fanno un sacco di manovre, anche lì è tutta politica!». Il riferimento è ad alcune notizie sui quotidiani che parlano, purtroppo, di toto-Papa e di scommesse sul prossimo Papa. Sono tentato di giudicarle subito come persone superficiali e vuote. Ma voglio credere invece che quando si tratta di «giudicare» la propria moglie, il figlio o la nipote quegli adulti sanno ben distinguere quello che è marginale da quello che è in profondità.

Ma, mi chiedo, perché allora vedere solo aspetti esterni e marginali di una realtà che è immensamente più grande e profonda. Perché non considerare anche la presenza e l'azione dello Spirito santo nel cammino della Chiesa e in articolare nella scelta di chi la deve guidare?
Una della più forti tentazioni per Gesù fu proprio quella di sfidare Dio senza assumersi alcuna responsabilità. Gli uomini di chiesa, in questo difficile momento, stanno assumendosi le loro responsabilità (questa è vera politica!) lasciando al tempo stesso spazio per l'azione dello Spirito. Chi non sa scendere in profondità rimane in superficie e non può avvertire questo grande segno dei tempi.

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