Vita Chiesa
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DOCUMENTI: VIII Congregazione

L'Ottava Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia è iniziata alle 9:00 di venerdì 7 ottobre, in presenza del Santo Padre e di 245 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Juan Sandoval Iñiguez.

All'inizio della seconda parte della sessione mattutina, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, ha chiesto ai presenti di pregare per le vittime dell'uragano tropicale in America Centrale. Successivamente ha comunicato che il Santo Padre, accogliendo il suggerimento di alcuni Padri Sinodali, ha disposto che lunedì 17 ottobre, dalle 18 alle 19, nella Basilica Vaticana, si celebri un'ora di Adorazione Eucaristica.

Seguono estratti di alcuni interventi:

CARDINALE ALFONSO LÓPEZ TRUJILLO, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA. "Si può permettere l'accesso alla comunione eucaristica a coloro che negano i principi e i valori umani e cristiani? La responsabilità dei politici e legislatori è grande. Non si può separare una cosiddetta opzione personale dal compito socio politico. Non è un problema 'privato', occorre l'accettazione del Vangelo, del Magistero e della retta ragione! (...) Nell'Eucaristia è realmente presente il Signore della famiglia e della vita, dell'amore, dell'alleanza che unisce gli sposi. Dio è il Creatore della dignità umana. La questione non si risolve in modo congiunturale secondo la varietà degli atteggiamenti nei differenti paesi, poiché la coscienza dei cristiani e la comunione ecclesiale risulterebbero offuscate e confuse. Tutte quelle questioni devono essere chiarite e illuminate dalla Parola di Dio alla luce del Magistero della Chiesa. (...) I politici e i legislatori devono sapere che, proponendo o difendendo i progetti di leggi inique, hanno una grave responsabilità e devono porre rimedio al male fatto e diffuso per poter accedere alla comunione con il Signore che è via, verità e vita".

CARDINALE NASRALLAH PIERRE SFEIR, PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI MARONITI, CAPO DEL SINODO DELLA CHIESA MARONITA (LIBANO). "La Chiesa maronita ammette i sacerdoti coniugati. La metà dei nostri sacerdoti diocesani sono coniugati. Ma occorre riconoscere che il matrimonio dei sacerdoti, se risolve un problema, ne crea altri molto gravi. Un sacerdote sposato ha il dovere di occuparsi della consorte e dei figli, deve assicurare loro una buona educazione ed una posizione sociale. (...) Un'altra difficoltà sorge quando non vi è più comprensione fra il sacerdote sposato ed i parrocchiani. Malgrado ciò accade che il Vescovo della Diocesi alla quale il sacerdote appartiene non possa trasferirlo, in ragione dell'impossibilità per la sua famiglia di seguirlo. Malgrado tutto i sacerdoti sposati hanno conservato la fede del popolo con il quale hanno condiviso una vita dura. Senza questi sacerdoti, tale fede sarebbe scomparsa. (...) Il celibato è il gioiello più prezioso nel tesoro della Chiesa cattolica. Ma come conservarlo in una società erotizzata: giornali, Internet, manifesti, spettacoli, tutto procede senza vergogna, ferendo la virtù della castità. Va da sé che una volta ordinato il sacerdote non può più contrarre matrimonio. Inviare sacerdoti in un paese dove mancano da un paese che ne ha in numero sufficiente, non è una soluzione ideale, quando non si tiene conto delle tradizioni, delle abitudini e della mentalità. Il problema resta aperto".

CARDINALE FRANCIS ARINZE, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI (CITTÀ DEL VATICANO). "Nel trattare la Celebrazione Eucaristica, l''ars celebrandi' si riferisce alla partecipazione interiore ed esteriore da parte del celebrante e della Congregazione. (...) L''ars celebrandi' aiuta il sacerdote a porsi in una disposizione di piena fede e in un atteggiamento composto durante la Messa. Da una parte, il sacerdote non può isolarsi dai presenti, dall'altra, non deve diventare un protagonista che dà spettacolo di sé. Liturgia non è ciò che facciamo, bensì ciò che riceviamo nella fede. Per quanto riguarda coloro che contribuiscono alla Celebrazione Eucaristica - i servitori dell'altare, i lettori, il coro, ecc. - l''ars celebrandi' esige una buona preparazione, fede, umiltà e una costante attenzione al sacro mistero, più che a se stessi. Quando la Messa viene celebrata in questo spirito nutre la fede e la manifesta fortemente- 'lex orandi', 'lex credendi'. Grazie a un'autentica comprensione del ruolo delle norme liturgiche, una celebrazione siffatta è scevra da banalizzazioni e dissacrazioni. Essa fa sì che i fedeli tornino alle loro case, avendo ricevuto il nutrimento appropriato, spiritualmente rinfrancati e dinamicamente pronti all'evangelizzazione".

ARCIVESCOVO CORNELIUS FONTEM ESUA, COADIUTORE DI BAMENDA (CAMERUN). "Per sottolineare l'importanza della Liturgia della Parola durante la Celebrazione Eucaristica dovrebbe esserci nelle nostre parrocchie, innanzitutto, un'appropriata organizzazione del Ministero Pastorale Biblico. (...) In secondo luogo, dovrebbe essere sottolineata l'importanza dell'omelia che spiega la Parola di Dio a uso del fedele. Essa lega la Parola all'Eucaristia e fa sì che i partecipanti continuino a vivere l'Eucaristia, la testimonino nella carità e vadano in missione alla fine della celebrazione. (...) Senza l'omelia la celebrazione Eucaristica potrebbe essere considerata un atto di magia. È l'omelia a fare la differenza tra la celebrazione cristiana dell'Eucaristia e i sacrifici della Religione Tradizionale Africana, che molte volte sono accompagnati da invocazioni e formule magiche, spesso in lingue non comprese dai partecipanti. (...) In alcune Chiese Particolari dell'Africa, per esempio in molte Diocesi del Camerun, la Liturgia della Parola è introdotta da un solenne Lezionario o da una Processione della Bibbia che comincia immediatamente dopo la Preghiera d'Inizio e non subito prima della proclamazione del Vangelo. L'assemblea è così invitata ad ascoltare la Parola di Dio con la stessa attenzione e rispetto con cui ascolta un sovrano tradizionale che si rivolge ad essa o quando viene proclamato un suo messaggio".

VESCOVO DENIS GEORGE BROWNE, DI HAMILTON (NUOVA ZELANDA), PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI OCEANIA. "È importante, per noi come Chiesa, ricordare che le piccole comunità di cattolici hanno lo stesso diritto di partecipare all'Eucaristia dei loro fratelli e sorelle delle parrocchie grandi e impegnate. Noi, come Chiesa, abbiamo continuo bisogno di aprirci per trovare dei modi in cui l'Eucaristia sia di facile accesso per tutti i nostri fedeli. 'Allora gli dissero: Signore, dacci sempre questo pane' (Gv 6,34). Dobbiamo essere sensibili alle domande che i fedeli spesso ci pongono, per esempio: 'Perché pare che sia possibile che i preti un tempo sposati della Comunità Anglicana vengano ordinati e fungano da sacerdoti cattolici, mentre ex sacerdoti cattolici che hanno avuto la dispensa dal loro voto di celibato non possono svolgere alcuna funzione pastorale?'".

CARDINALE JEAN-LOUIS TAURAN, ARCHIVISTA E BIBLIOTECARIO DI SANTA ROMANA CHIESA (CITTÀ DEL VATICANO). "Almeno nel mondo occidentale, la genuflessione è sempre meno in uso. Praticamente non ci si inginocchia più durante la celebrazione della Messa. Durante la settimana, le chiese sono spesso chiuse, la visita al Santissimo Sacramento diventa spesso impossibile. Sarebbe bene ricordare l'importanza della testimonianza di cristiani e comunità che non esitano a inginocchiarsi per affermare la grandezza e la vicinanza di Dio nell'Eucaristia. Davanti all'Eucaristia, l'uomo riconosce di avere bisogno di un Altro che gli dia nuove energie per le battaglie della vita. Un mondo senza adorazione sarebbe un mondo a sola misura d'uomo. Un mondo che sia solo un mondo produttivo, renderebbe la vita insopportabile. Un mondo senza adorazione non solo è irreligioso, è un mondo inumano!".

ARCIVESCOVO WILLIAM JOSEPH LEVADA, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (CITTÀ DEL VATICANO). "Una certa artificiale opposizione tra le omelie a carattere dottrinale e le omelie di carattere liturgico ha impedito la formazione catechetica dei fedeli che desiderano attuare la loro fede nel mondo odierno secolarizzato. Questa falsa dicotomia si può superare solamente mostrando come l'aspetto dottrinale colga il senso più profondo della Sacra Scrittura, analogamente a quanto fa la liturgia stessa: farci incontrare con Cristo, nostro Redentore. Propongo, pertanto, che il Sinodo faccia propria la raccomandazione di chiedere che un programma pastorale sia preparato - non da imporre, ma da proporre a coloro che predicano nelle celebrazioni eucaristiche domenicali sulla base della ripartizione in tre anni del Lezionario, collegando la proclamazione della dottrina della fede ai testi biblici nei quali tali verità sono radicate, e facendo riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica ed al suo Compendio recentemente pubblicato".

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