Vita Chiesa
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Diocesi Volterra: monsignor Campiotti ordinato vescovo nel Duomo di Milano

Con l’arcivescovo Mario Delpini ha concelebrato anche monsignor Alberto Silvani

Diocesi Volterra: monsignor Campiotti ordinato vescovo nel Duomo di Milano

Nella cornice del Duomo di Milano, la sua diocesi di appartenenza fino a oggi, è stato ordinato Vescovo Monsignor Roberto Campiotti, Vescovo eletto di Volterra. A imporre le mani su monsignor Campiotti l’arcivescovo di Milano Monsignor Mario Delpini. Con lui hanno concelebrato l’ausiliare monsignor Paolo Martinelli e monsignor Alberto Silvani. In rappresentanza dei vescovi toscani erano presenti l’Arcivescovo di Lucca, monsignor Paolo Giulietti e i vescovi di San Miniato e di Montepulciano-Pienza, monsignor Andrea Migliavacca e monsignor Stefano Manetti.  

Le domande che Gesù pone a Simone e quelle che Paolo rivolge nella sua lettera ai Romani sono al centro delle letture scelte da Campiotti

Nell’omelia l’Arcivescovo Delpini ha concentrato la sua attenzione appunto sulle domande, quelle che «la Chiesa di Dio e il Vescovo» si pongono «di fronte alle troppe sicurezze, così perentorie e così fragili» e «a quell’imperialismo dei luoghi comuni che inducono a pensare che siano ovvie anche scelte e pensieri che incrinano le fondamenta del convivere e dell’umanesimo».

«Mi ami tu più di costoro?», chiede Gesù a Simone. Lo chiede anche la Chiesa «a coloro che hanno nella comunità ruoli di responsabilità»: «È l’amore la ragione per cui occupi i primi posti?».

E per il Vescovo e la Chiesa ci sono altre domande: «Mi ami? Che cosa c’è in verità nel tuo cuore, dove volgi lo sguardo per alimentare il tuo desiderio, per orientare il tuo cammino? È l’amore per Gesù l’intimo ardore che unifica la tua vita, che anima il tuo servire, che tiene vivo lo zelo anche nella frustrazione, nella delusione, nella esperienza della solitudine e dell’abbandono?».

«Mi vuoi bene?», chiede di nuovo Gesù a Simone, a significare: «Sei capace di coltivare quell’amicizia che rende migliori, quell’appartenenza che non chiude, ma piuttosto offre buone motivazioni per aprirsi a tutti, per fare della parola la confidenza che apre orizzonti, che eleva il pensiero, che si fa voce che chiama e prossimità che incoraggia?». Le domande retoriche di Paolo Paolo invece chiede: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?». Interrogativo retorico, eppure provocante. Anche il Vescovo e la Chiesa si pongono domande: «Dove è finito l’amore di una volta? Come si può cantare l’alleluia festoso per celebrare il Cristo risorto e poi vivere di lamenti, di malumore e di scontento, di nostalgie e di rammarico, come se la sequela ci avesse deluso?». Dall’elenco che Paolo fa delle potenziali avversità a seguire Gesù, l’Arcivescovo attribuisce al Vescovo e alla Chiesa questi altri interrogativi: «Come affronti le tribolazioni? Ti sei forse immaginato che seguire il Cristo che porta la croce possa evitarti di portare la croce? Riuscirà una gelida indifferenza a spegnere il fuoco dello Spirito che è stato acceso in te?». E allora ecco la conclusione: «Il vescovo Roberto, come io mi immagino, è capace anche di discorsi coraggiosi, di proposte forti, di affermazioni perentorie. Però ha proposto per questa celebrazioni letture piene di domande. Credo che faccia bene alle nostre Chiese sentirsi inquietare dalle domande. Forse anche così la Chiesa svolge la sua missione. Certo non viene meno alla responsabilità del magistero. Ma in questo nostro tempo dominato da parole d’ordine senza pensiero, dal pensiero triste senza speranza, dalla difesa della confusione e dell’arbitrio come fossero condizioni per la libertà, la Chiesa e nella Chiesa il Vescovo si propongono con umiltà, mitezza, gentilezza. Pongono domande».

Fonte: Tog
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