Vita Chiesa
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Epifania, Papa Francesco: «La stella di Gesù non acceca e ti accompagna»

«Sappiamo ancora alzare lo sguardo al cielo? Sappiamo sognare, desiderare Dio, attendere la sua novità, o ci lasciamo trasportare dalla vita come un ramo secco dal vento?». È l’interrogativo posto da Papa Francesco nell’omelia per la festa dell’Epifania, celebrata oggi nella basilica di San Pietro.

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Papa Francesco (Foto Sir)

Commentando i «tre gesti dei Magi» che «orientano il nostro percorso incontro al Signore», Francesco ha osservato che «vedere la stella» è «il punto di partenza». Alla domanda sul «perché solo i Magi hanno visto la stella?», il Papa ha risposto che «forse perché in pochi avevano alzato lo sguardo al cielo». «Spesso – ha aggiunto – nella vita ci si accontenta di guardare per terra: bastano la salute, qualche soldo e un po’ di divertimento». Invece, «per vivere davvero, serve una meta alta e perciò bisogna tenere alto lo sguardo». Una seconda domanda posta dal Papa è «perché, tra quanti alzavano lo sguardo al cielo, tanti altri non hanno seguito quella stella, ‘la sua stella’ (Mt 2,2)?». «Forse – ha spiegato – perché non era una stella appariscente, che splendeva più di altre». «La stella di Gesù – ha ammonito Francesco – non acceca, non stordisce, ma invita gentilmente». E riflettendo su «quale stella scegliamo nella vita», il Papa ha rilevato che «ci sono stelle abbaglianti, che suscitano emozioni forti, ma che non orientano il cammino. Così è per il successo, il denaro, la carriera, gli onori, i piaceri ricercati come scopo dell’esistenza». «Sono meteore», ha precisato, che «brillano per un po’, ma si schiantano presto e il loro bagliore svanisce. Sono stelle cadenti, che depistano anziché orientare». «La stella del Signore, invece, non è sempre folgorante, ma sempre presente: è mite; ti prende per mano nella vita, ti accompagna. Non promette ricompense materiali, ma garantisce la pace e dona, come ai Magi, ‘una gioia grandissima’ (Mt 2,10)».

«Per trovare Gesù – ha proseguito il Papa - bisogna lasciare la paura di mettersi in gioco, l’appagamento di sentirsi arrivati, la pigrizia di non chiedere più nulla alla vita. Occorre rischiare, semplicemente per incontrare un Bambino. Ma ne vale immensamente la pena, perché trovando quel Bambino, scoprendo la sua tenerezza e il suo amore, ritroviamo noi stessi».. Secondo il Papa, «camminare», la seconda azione compiuta dai Magi, «è essenziale per trovare Gesù». «La sua stella – ha aggiunto – domanda la decisione del cammino, la fatica quotidiana della marcia; chiede di liberarsi da pesi inutili e da fastosità ingombranti, che intralciano, e di accettare gli imprevisti che non compaiono sulla mappa del quieto vivere». «Gesù si lascia trovare da chi lo cerca, ma – ha ammonito – per cercarlo bisogna muoversi, uscire. Non aspettare; rischiare. Non stare fermi; avanzare». «È esigente Gesù», ha rilevato Francesco, spiegando che «a chi lo cerca propone di lasciare le poltrone delle comodità mondane e i tepori rassicuranti dei propri caminetti». Farlo, «ne vale immensamente la pena, perché trovando quel Bambino, scoprendo la sua tenerezza e il suo amore, ritroviamo noi stessi». «Mettersi in cammino non è facile», ha riconosciuto Francesco, osservando che comportarsi come sacerdoti e scribi citati nel Vangelo dell’Epifania, «può essere la tentazione di chi è credente da tempo: si disquisisce di fede, come di qualcosa che si sa già, ma non ci si mette in gioco personalmente per il Signore. Si parla, ma non si prega; ci si lamenta, ma non si fa il bene». «I Magi, invece, parlano poco e camminano molto», sono stati «sempre in movimento».

«Fare il bene senza calcoli, anche se nessuno ce lo chiede, anche se non ci fa guadagnare nulla, anche se non ci fa piacere. Dio questo desidera». È il monito lanciato da Papa Francesco. «Arrivati da Gesù, dopo il lungo viaggio, i Magi fanno come Lui: donano», ha ricordato il Papa, aggiungendo che «Gesù è lì per offrire la vita, essi offrono i loro beni preziosi: oro, incenso e mirra». «Il Vangelo si realizza quando il cammino della vita giunge al dono», ha evidenziato Francesco, sottolineando che si tratta di «donare gratuitamente, per il Signore, senza aspettarsi qualcosa in cambio: questo è segno certo di aver trovato Gesù». «Egli – ha continuato – fattosi piccolo per noi, ci chiede di offrire qualcosa per i suoi fratelli più piccoli». E alla domanda: «Chi sono?», il Papa ha risposto che «sono proprio quelli che non hanno da ricambiare, come il bisognoso, l’affamato, il forestiero, il carcerato, il povero». «Offrire un dono gradito a Gesù – ha spiegato – è accudire un malato, dedicare tempo a una persona difficile, aiutare qualcuno che non ci suscita interesse, offrire il perdono a chi ci ha offeso». «Sono doni gratuiti, non possono mancare nella vita cristiana», ha ammonito Francesco. «Altrimenti, ci ricorda Gesù, se amiamo quelli che ci amano, facciamo come i pagani». «Guardiamo le nostre mani, spesso vuote di amore, e proviamo oggi a pensare a un dono gratuito, senza contraccambio, che possiamo offrire. Sarà gradito al Signore. E – ha suggerito – chiediamo a Lui: ‘Signore, fammi riscoprire la gioia di donare’».

Fonte: Sir
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