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Firenze, Chiesa in festa per il centenario di Santa Maria Maddalena de' Pazzi

“Venite, anime, ad amare l'Amore!» È questo l'invito che Maria Maddalena de' Pazzi lanciava, correndo per i corridoi del monastero, alle sue consorelle per invitarle alla preghiera. Ed è l'invito che, quattro secoli dopo, la grande santa fiorentina lancia ancora oggi. Nel quarto centenario della morte (1607-2007), la Chiesa fiorentina organizza una settimana di celebrazioni per riaccendere l'amore per questa grande santa.

“Venite, anime, ad amare l'Amore!» È questo l'invito che Maria Maddalena de' Pazzi lanciava, correndo per i corridoi del monastero, alle sue consorelle per invitarle alla preghiera. Ed è l'invito che, quattro secoli dopo, la grande santa fiorentina lancia ancora oggi. Nel quarto centenario della morte (1607-2007), la Chiesa fiorentina organizza una settimana di celebrazioni per riaccendere l'amore per questa grande santa. Il primo appuntamento è per venerdì 18 maggio nel Seminario Arcivescovile (Lungarno Soderini, 19) dove alle 16,30 viene inaugurata la mostra iconografica «Maria Maddalena de' Pazzi, Santa dell'Amore non amato» curata dallo storico dell'arte Piero Pacini. La mostra, ad ingresso gratuito, rimarrà aperta fino al 20 luglio con il seguente orario: dal martedì al venerdì 10-12,30 e 16-18,30; sabato e festivi 10-13; chiusa il lunedì.

Sabato 19 maggio, l'urna con il corpo della Santa verrà traslata dal monastero carmelitano di via dei Massoni, dove è conservata, alla Cappella del Seminario, dove la santa ebbe la prima sepoltura. La sera di domenica 20 maggio, festa dell'Ascensione, saranno quindi i giovani ad accompagnare il corpo della Santa verso la Cattedrale, con una processione che partirà alle 21,15 e si snoderà per le vie del centro storico. Santa MariaMaddalena de' Pazzi resterà esposta, nei giorni successivi, alla devozione dei fedeli: ogni giorno ci saranno pellegrinaggi dalle parrocchie e dai vicariati della Diocesi.

Martedì 22 maggio, nella chiesa di S. Gaetano, un concerto speciale: i Cantori di S. Giovanni e il Coro del Duomo di Firenze eseguono l' Oratorio «Santa Maria Maddalena de' Pazzi» (libretto del cardinale Benedetto Pamphili, musica di Giovanni Lorenzo Lulier). Dirige il Maestro Alfonso Fedi, che ha personalmente curato la revisione del manoscritto.

Venerdì 25 maggio, giorno della festa di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, in Duomo ci saranno alle 17,15 i Vespri Solenni, alle 18 il Pontificale presieduto dal Cardinale Ennio Antonelli. La sera alle 21, in Battistero, un'altra occasione particolare per conoscere più da vicino la vita di Maria Maddalena de' Pazzi: una lettura di testi, intitolata proprio «Venite ad amare l'Amore», accompagnata da musiche e proiezione di immagini. A «prestare la voce» alla santa fiorentina sarà l'attrice Claudia Koll, mentre Marco Predieri sarà la voce narrante. La giovane musicista Martina Cardelli canterà alcune frasi della Santa, da lei stessa messi in musica.

Sabato 26 maggio nella Sala Vanni della Basilica del Carmine, un convegno organizzato dall'Ordine Carmelitano: si parlerà dell'amicizia tra Maria Maddalena de' Pazzi e Maria de' Medici, del linguaggio mistico, della donna nella Chiesa. Il corpo della Santa sarà quindi traslato nella Cattedrale di Pistoia, per la veglia di Pentecoste. Domenica 27 maggio, prima di essere riportato al Monastero di Careggi, l'urna farà sosta anche all'Eremo di S. Maria degli Angeli al Cerro (San Martino alla Palma), una comunità religiosa nata proprio ispirandosi alla spiritualità di Santa Maria Maddalena de' Pazzi: qui, alle 16, il vescovo di Prato Gastone Simoni presiederà la Celebrazione Eucaristica con i sacerdoti del Vicariato di Scandicci.

SCHEDA
Una figura affascinante, quella di Santa Maria Maddalena de' Pazzi: figlia di una delle famiglie più prestigiose della Firenze del Cinquecento, amica d'infanzia della futura regina di Francia Maria de' Medici, famosa per le sue estasi e le sue visioni mistiche, ha avuto grande influenza sulla spiritualità del Seicento e dei secoli successivi. Impressionate dai suoi «eccessi d'amore di Dio», le autorità religiose dell'epoca chiesero alle monache di trascrivere fedelmente le parole da lei pronunciate durante le estasi, e i resoconti di ciò che vedeva e provava. È grazie a questa attenzione che oggi possiamo leggere i preziosi diari in cui esperienze mistiche e drammatizzazioni di episodi evangelici si intrecciano con la vita ordinaria di questa giovane carmelitana. Accanto ai «rapimenti» che la portavano a stare immobile, per ore, davanti al crocifisso, troviamo il suo impulso irrefrenabile ad accendere in ogni cuore l'amore per Gesù. «In tempo di sua vita - racconta una di queste cronache - ebbe spesso di simili eccessi e andava per il convento esclamando: “Amore, Amore, Amore, non amato nè conosciuto!” Incitava le anime che venissero ad amar Gesù e incontrando le monache le prendeva per mano, e non si zittiva finché non le dicevano di voler amare questo Signore e talvolta, prendendo le fune delle campane, suonava a fuoco d'amore, chiamando le anime che venissero ad amare Dio. E a vederla in tali eccessi, accendeva a questo amore».

Maria Maddalena de' Pazzi è in tutto e per tutto una santa fiorentina: dopo l'infanzia passata nel palazzo di famiglia in Borgo degli Albizi, ha trascorso la sua vita nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli, tra l'Arno e Borgo San Frediano, l'edificio che oggi ospita il Seminario Arcivescovile di cui è patrona. Qui è entrata nel 1582, a 16 anni, qui è morta nel 1607 dopo quelle profonde sofferenze che lei chiamava il «nudo patire» e di cui si rallegrava, perché l'avvicinavano al patire di Cristo sulla croce.

La sua «fama di santità» si diffuse immediatamente: nel 1611 l'Arcivescovo Alessandro de' Medici avviava il processo diocesano; nel 1626 Papa Urbano VIII la dichiarava Beata; nel 1669 Papa Clemente IX la proclamava Santa. Nel corso del '700, il monastero carmelitano spostò la sua sede in Borgo Pinti, dove vennero chiamati i maggiori artisti del tempo per decorare la chiesa a lei dedicata, e le sue spoglie vennero collocate nel sacello decorato da Carlo Marcellini. Il suo corpo resterà lì fino al 1888, quando, a seguito di un nuovo trasloco, venne spostato nel nuovo monastero di piazza Savonarola e, nel 1928, in quello di Careggi, dove tutt'ora è custodito dalle monache carmelitane.

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