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Firenze, chiusura Giubileo: card. Betori, la misericordia di Dio è più grande nostre fragilità

«Usciamo da questo Giubileo con questa certezza: la misericordia di Dio è più grande delle nostre fragilità e accoglierla ce ne rende testimoni verso tutti. Sia questa la nostra convinzione gioiosa e questo il nostro impegno responsabile». L'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, ha concluso così la sua omelia nella Messa solenne celebrata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, a Firenze, nel giorno in cui venivano chiuse tutte le «Porte della Misericordia» nelle Diocesi del mondo, tranne che in San Pietro, a Roma.

Firenze, chiusura Giubileo: card. Betori, la misericordia di Dio è più grande nostre fragilità

Dopo aver ricordato le parole di Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, l'Arcivescovo ha sottolineato che domenica prossima sarà a Roma, per la chiusura ufficiale, «a nome di questa Chiesa fiorentina e condividerò con Papa Francesco la gioia per il dono che egli fatto alla Chiesa universale e al mondo di questa

esperienza straordinaria di incontro con il volto misericordioso di Dio». «Ciò che il Papa propone – ha proseguito - è di trarre dall’esperienza di misericordia, ricevuta e donata dai cristiani in questo anno giubilare, la convinzione e la forza di diventare fermento di un mondo nuovo, pervaso di bontà e di tenerezza, consapevoli che solo la misericordia è in grado di rimuovere il male che pervade la storia umana».

Nell’omelia, commentando le letture del giorno il Cardinale ha ammonito che «l'attesa dell'ultimo giorno» non deve allontanare i cristiani dai loro compiti nella società. Citando il Vangelo di Luca, Betori ha sottolineato gli atteggiamenti che l'uomo di oggi deve assumere per portare avanti il suo compito. Il primo è quello di non lasciarsi ingannare «dai falsi maestri». «C'è un discernimento da operare ogni giorno di fronte ai fatti della vita e soprattutto davanti alle interpretazioni che la cultura diffusa vorrebbe che noi condividessimo: sulla vita e sul suo valore intangibile – ha proseguito l'Arcivescovo -, sui legami tra le persone, a cominciare dalla famiglia, sulla libertà, di coscienza, religione, educazione. Formare una mentalità di fede è prioritario per acquisire una retta capacità di discernimento».

 Il secondo atteggiamento è quello di non andare «dietro» o, meglio, di «fuggire la logica del conformismo, come pure le insidie di chi vuole conquistare la coscienza della gente, per

 ini di potere e di denaro». Il terzo e ultimo atteggiamento indicato da Gesù nel Vangelo è quello di non farsi terrorizzare «perché non c'è male o malvagio che possa prendere il sopravvento su Dio e su chi gli appartiene. La storia è nelle mani di Dio e chi si affida alle sue mani può essere certo di essere in un porto sicuro», ha aggiunto. Certo non sempre è facile, ma «queste linee di comportamento devono guidarci, al dire di Gesù, in una situazione di persecuzione, che accompagna la condizione dei discepoli nel tempo, potendo oscillare tra la sopraffazione violenta fino al martirio - e tale accade ancora oggi in non pochi luoghi del mondo - e la prepotenza ideologica che porta all'emarginazione», ha concluso il cardinale Betori.

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