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Gmg Panama, Messa al Metro Park, giovani non è sinonimo di «sala d'attesa»

«Voi cari giovani, non siete il futuro, ma l'adesso di Dio». Così il Papa ai circa 700 mila giovani che stamattina hanno partecipato alla Messa conclusiva della GMG di Panama. Alla celebrazione anche i presidenti di Panama, Costa Rica, Colombia, Guatemala, Honduras, Portogallo e Salvador.

Percorsi: Giovani - Gmg - Panama - Papa Francesco
Messa finale della Gmg a Panama (Foto Media Vaticani)

«È l’adesso di Dio che con Gesù si fa presente, si fa volto, carne, amore di misericordia che non aspetta situazioni ideali o perfette per la sua manifestazione, né accetta scuse per la sua realizzazione». Lo ha detto il Papa, nella Messa conclusiva della Gmg di Panama, svoltasi al Campo Suan Juan Pablo II, oggi come nella Veglia di ieri sera gremita di almeno 700mila giovani.

«Egli è il tempo di Dio che rende giusti e opportuni ogni situazione e ogni spazio. In Gesù inizia e si fa vita il futuro promesso», ha spiegato Francesco al popolo giovane: «Quando? Adesso». «Ma non tutti quelli che là lo ascoltarono si sentivano invitati o convocati», ha fatto notare il Papa a proposito dell’inizio della missione pubblica di Gesù: «Non tutti i vicini di Nazaret erano pronti a credere in qualcuno che conoscevano e avevano visto crescere e che li invitava a realizzare un sogno tanto atteso. Anzi, dicevano: non è costui il figlio di Giuseppe». «Anche a noi può succedere la stessa cosa», il monito di Francesco: «Non sempre crediamo che Dio possa essere tanto concreto e quotidiano, tanto vicino e reale, e meno ancora che si faccia tanto presente e agisca attraverso qualche persona conosciuta come può essere un vicino, un amico, un familiare. Non sempre crediamo che il Signore ci possa invitare a lavorare e a sporcarci le mani insieme a Lui nel suo Regno in modo così semplice ma incisivo».

«Ci costa accettare che l’amore divino si faccia concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicissitudini dolorose e gloriose», ha fatto notare il Papa citando ancora una volta, come nel suo primo abbraccio con i giovani, Benedetto XVI: «Non sono poche le volte in cui ci comportiamo come i vicini di Nazaret, preferiamo un Dio a distanza: bello, buono, generoso ma distante e soprattutto un Dio che non scomodi, un Dio addomesticato. Perché un Dio vicino e quotidiano, amico e fratello ci chiede di imparare vicinanza, quotidianità e soprattutto fraternità. Egli non ha voluto manifestarsi in modo angelico o spettacolare, ma ha voluto donarci un volto fraterno e amico, concreto, familiare». «Dio è reale perché l’amore è reale, Dio è concreto perché l’amore è concreto», la tesi di Francesco: «Ed è precisamente questa concretezza dell’amore ciò che costituisce uno degli elementi essenziali della vita dei cristiani».

«Voler addomesticare la Parola di Dio è cosa di tutti i giorni». A constatarlo è stato il Papa, che nell’omelia della Messa finale della Gmg di Panama, ha osservato che «anche noi possiamo correre gli stessi rischi della gente di Nazaret, quando nelle nostre comunità il Vangelo vuole farsi vita concreta e cominciamo a dire: ‘ma questi ragazzi, non sono figli di Maria, di Giuseppe, e non sono fratelli di?… Questi non sono i ragazzini che abbiamo aiutato a crescere?… Quello là, non era quello che rompeva sempre i vetri col suo pallone?’. E uno che è nato per essere profezia e annuncio del Regno di Dio viene addomesticato e impoverito». «Voler addomesticare la Parola di Dio è una tentazione di tutti i giorni», ha aggiunto a braccio. «E anche a voi, cari giovani, può succedere lo stesso ogni volta che pensate che la vostra missione, la vostra vocazione, perfino la vostra vita è una promessa che vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col vostro presente», ha ammonito Francesco: «Come se essere giovani fosse sinonimo di ‘sala d’attesa’ per chi aspetta il turno della propria ora. E nel ‘frattanto’ di quell’ora, inventiamo per voi o voi stessi inventate un futuro igienicamente ben impacchettato e senza conseguenze, ben costruito e garantito con tutto ‘ben assicurato’». «Non vogliamo offrire a voi un futuro di laboratorio: è la ‘finzione’ della gioia», ha commentato il Papa: «Così vi ‘tranquillizziamo’ e vi addormentiamo perché non facciate rumore, perché non facciate domande a voi stessi e agli altri, perché non mettiate in discussione voi stessi e gli altri; e in questo ‘frattanto’ i vostri sogni perdono quota, cominciano ad addormentarsi e diventano ‘illusioni’ rasoterra, piccole e tristi , solo perché consideriamo o considerate che non è ancora il vostro adesso; che siete troppo giovani per coinvolgervi nel sognare e costruire il domani». «E così continuiamo a procrastinare: a molti giovani piace questo», il commento a braccio: «Per favore, aiutiamoli a fare in modo che non gli piaccia, perché riescano a vivere l’adesso di Dio».

«Uno dei frutti del recente Sinodo è stata la ricchezza di poterci incontrare e, soprattutto, ascoltare», ha detto il Papa, che nel quarto e ultimo abbraccio con i suoi giovani per la Gmg di Panama – come aveva già fatto nel suo primo abbraccio con loro, per la cerimonia di apertura ufficiale – ha tracciato un «filo rosso» tra il Sinodo sui giovani e la 34ma Gmg. «La ricchezza dell’ascolto tra generazioni, la ricchezza dello scambio e il valore di riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che dobbiamo sforzarci di favorire canali e spazi in cui coinvolgerci nel sognare e costruire il domani già da oggi», l’elenco di Francesco di cui i giovani e la Chiesa, in relazione reciproca, sono chiamati a far tesoro: «Ma non isolatamente, uniti, creando uno spazio in comune. Uno spazio che non si regala né lo vinciamo alla lotteria, ma uno spazio per cui anche voi dovete combattere». «Perché voi, cari giovani, non siete il futuro, ma l’adesso di Dio», l’appello del Papa: «Lui vi convoca e vi chiama nelle vostre comunità e città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato. Non domani ma adesso, perché lì dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore; e ciò che vi innamora conquisterà non solo la vostra immaginazione, ma coinvolgerà tutto. Sarà quello che vi fa alzare al mattino e vi sprona nei momenti di stanchezza, quello che vi spezzerà il cuore e che vi riempirà di meraviglia, gioia e gratitudine». «Sentite di avere una missione e innamoratevene, e da questo dipenderà tutto», la consegna al popolo giovane: «Potremo avere tutto, ma se manca la passione dell’amore, mancherà tutto. La passione dell’amore oggi. Lasciamo che il Signore ci faccia innamorare e ci porti al nostro domani!».

«Per Gesù non c’è un ‘frattanto’, ma amore di misericordia che vuole penetrare nel cuore e conquistarlo». A spiegarlo agli oltre 700mila giovani radunati al Metro Park di Panama per l’abbraccio finale col successore di Pietro è stato il Papa. Gesù, ha proseguito, «vuol’essere il nostro tesoro, perché non è un ‘frattanto’ nella vita o una moda passeggera, è amore di donazione che invita a donarsi«: «È amore concreto, vicino, reale; è gioia festosa che nasce scegliendo di partecipare alla pesca miracolosa della speranza e della carità, della solidarietà e della fraternità di fronte a tanti sguardi paralizzati e paralizzanti per le paure e l’esclusione, la speculazione e la manipolazione». «Il Signore e la sua missione non sono un ‘frattanto’ nella nostra vita, qualcosa di passeggero: sono la nostra vita!», ha esclamato Francesco: «Per tutti questi giorni in modo speciale ci ha accompagnato come una musica di sottofondo il fiat di Maria. Lei non solo ha creduto in Dio e nelle sue promesse come qualcosa di possibile, ha creduto a Dio e ha avuto il coraggio di dire ‘sì’ per partecipare a questo adesso del Signore. Ha sentito di avere una missione, si è innamorata e questo ha deciso tutto». «Come avvenne nella sinagoga di Nazaret, il Signore, in mezzo a noi, ai suoi amici e conoscenti, di nuovo si alza in piedi, prende il libro e ci dice: ‘Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato’», ha concluso il Papa: «Volete vivere la concretezza del suo amore? Il vostro ‘sì’ continui ad essere la porta d’ingresso affinché lo Spirito Santo doni una nuova Pentecoste al mondo e alla Chiesa».

Il saluto del card. Farrel. «Questo camminare insieme della Chiesa con i giovani è diventato sempre più evidente nell’ultimo anno quando il cammino della preparazione della Gmg ha coinciso con il cammino sinodale». Lo ha detto il card. Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, salutando il Papa al termine della Messa finale della Gmg al Metro Park. «La Gmg ha permesso ai giovani di vivere un’esperienza di comunione e di fede, che li aiuterà fin d’ora ad affrontare le grandi sfide della vita e ad assumere con responsabilità la loro missione nella società e nella comunità ecclesiale», il bilancio del cardinale. «Per i tanti giovani che sono davanti a lei, Santo Padre e per tanti altri che l’hanno accompagnata in questi giorni tramite i media – ha proseguito Farrel – la Gmg è stata a un’esperienza di trasfigurazione, nella quale hanno sperimentato la bellezza del Signore e hanno fatto scelte importanti nelle loro vite. I frutti più importanti di queste esperienze si vedranno più avanti, nella vita quotidiana». «Grazie, Santo Padre – per averci guidato in questo pellegrinaggio intercontinentale! Grazie per averci confermati ancora una volta nella fede! Grazie per essere un servitore instancabile che ci porta a Gesù, fonte della nostra gioia!».

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