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I temi più dibattuti

La consapevolezza della centralità dell'Eucaristia, il rilancio della confessione, la necessità di una più “equa” distribuzione dei sacerdoti sono stati i temi di maggior rilievo affrontati negli interventi in congregazione generale, al Sinodo dei vescovi. I padri hanno anche esaminato alcune questioni di tipo pastorale, come il problema della partecipazione all'Eucaristia dei fedeli divorziati e risposati e la pratica della comunione nella mano.

Centralità dell'Eucaristia
Quasi tutti gli intervenuti hanno sottolineatro la centralità che l'Eucaristia ha e deve avere nella vita della Chiesa. ”Nessuna comunità cristiana - ha sostenuto mons. Gregorio Nicanor Peña Rodríguez, vescovo di Nuestra Señora de la Altagracia en Higüey, nella Repubblica Dominicana - si edifica se non ha come radice e centro l'Eucaristia. È una impellente necessità che la celebrazione del Sacrificio Eucaristico sia centro e culmine di tutta la vita della comunità”.

Mons. Nicolás Cotugno Fanizzi, arcivescovo di Montevideo, in Uruguay ha sostenuto che “il dinamismo sacramentale dell'Eucaristia ci colloca al centro del dinamismo della storia. Per questo, o ci avviamo a recuperare o a scoprire la centralità dell'Eucaristia la domenica, oppure scompariremo dalla realtà della storia”.

Rilancio della confessione
Va rilanciata la pratica della confessione, perché il suo “declino” e di consegiuenza la minore frequenza all'Eucaristia, così diffusi soprattutto nei Paesi occidentali. “Cosi il cristiano arriva allo stato in cui non riesce a valutare l'Eucaristia come fonte di grazia ed a poco a poco perde anche i legami con la comunità parrocchiale e la vicinanza a tutta la Chiesa”. Ciò finisce per favorire quella ricerca di religiosità che conduce a “pratica esoterica, magia, occultismo, New Age”. E' la denuncia di mons. Rimantas Norvila, vescovo lituano di Vilkaviskis, secondo il quale va cercato un recupero sia della confessione che della “direzione spirituale”. “Come vediamo tutti - si è rammaricato il vescovo - nelle società odierne, specialmente in quelle occidentali, ci sono molte persone dedite alla pratica esoterica, alla magia, all'occultismo, alle tendenze New Age. Tutto questo insieme permette alle persone di creare nuovi legami comunitari, sociali, che sempre più allontanano dalla Chiesa, dal pensiero cattolico, e indeboliscono la fede; andando ancora più avanti osserviamo deformazioni della coscienza, cambiamenti che toccano tutta la personalità”.

Sempre a proposito della confessione, mons. Lorenzo Voltolini Esti, vescovo ausiliare di Portoviejo, in Ecuador ha sostenuto che molti fedeli non si confessano, “non solo perché non credono nell'efficacia della Confessione o perché hanno perso il senso del peccato, ma semplicemente perché i sacerdoti o non hanno tempo di confessare (oberati da altre occupazioni), o perché soli in parrocchia, non possono celebrare l'Eucaristia e la Penitenza al tempo stesso”. Egli ha proposto di “suggerire o almeno di permettere” alle diocesi o agli episcopati che ne facessero richiesta “di istituire, preferibilmente in Quaresima e magari di venerdì, il giorno di digiuno eucaristico”, ossia di non celebrazione dell'Eucaristia, “per dar spazio alla celebrazione comunitaria della penitenza e dalle confessioni individuali”.

Una migliore distribuzione del clero
Una migliore distribuzione del clero è stata chiesta da mons. Roberto Camilleri Azzopardi, vescovo di Comayagua, in Honduras. La mancanza di sacerdoti, in particolare in molti Paesi del terzo mondo, evidenzia la necessità di una loro migliore distribuzione, vale a dire che le diocesi con molte vocazioni sacerdotali devono aiutare le diocesi bisognose di personale. “Se vogliamo conquistare per il Signore il cuore dei giovani – ha aggiunto poi - è in primo luogo indispensabile aver conquistato il loro cuore quando erano bambini. L'accompagnamento spirituale dall'infanzia fino alla gioventù è una missione a lungo termine, un impegno di diversi anni”.

Comunione e divorziati risposati
Del poblema della comunione ai divorziati risposati ha parlato mons. John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington e segretario della Conferenza episcopale della Nuova Zelanda. “Vi sono – ha detto tra l'altro - coloro il cui primo matrimonio è finito in modo triste. Non hanno mai abbandonato la Chiesa, ma attualmente sono esclusi dall'Eucaristia. Vi sono cattolici sposati con persone battezzate in altre fedi cristiane. Li riconosciamo come una cosa sola in Cristo nel sacramento del matrimonio, ma non nella ricevere l'Eucaristia. Questo Sinodo deve avere un approccio pastorale. Dobbiamo trovare modi per includere quanti hanno fame del Pane di Vita. Occorre affrontare lo scandalo di coloro che hanno fame del cibo eucaristico, proprio come occorre affrontare lo scandalo della fame fisica”.

Sì e no alla Comunione nella mano
Sui diversi stili di celebrazione e in particolare sul modo di distribuire la comunione si è registrata una diversità di posizioni. La riduzione, se non l'abolizione della Comunione nella mano è stata chiesta da mons. Jan Paweł Lenga, arcivescovo di Karaganda, in Kazakstan, secondo il quale tale pratica “aumenta innegabilmente il pericolo della dispersione dei frammenti, delle profanazioni e dell' equiparazione pratica del pane eucaristico con il pane ordinario”. Egli ha quindi proposto che la Santa Sede “stabilisca una norma universale motivata, secondo la quale il modo ufficiale di ricevere la comunione sia quello in bocca ed in ginocchio”. I vescovi dei luoghi, dove la pratica è stata introdotta “si adoperino con prudenza pastorale a ricondurre gradualmente i fedeli al rito ufficiale della comunione”. A favore invece della comunione nella mano si è espresso il patriarca di Antiochia dei greco-melchiti Gregorios III Laham. Questi ha citato san Cirillo di Gerusalemme che parla delle mani "come trono del Signore" e ha riferito che i suoi fedeli dopo aver ricevuto la comunione si passano le mani sugli occhi e sulle orecchie, per "poter ben vedere e ben ascoltare". (FP)
Asianews

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