Vita Chiesa
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IL PAPA AL CORPO DIPLOMATICO: «LA GUERRA NON RISOLVE I CONFLITTI»

"La guerra non risolve i conflitti tra i popoli", poiché la "pace autentica e duratura" è il frutto di "un'azione morale e giuridica" fondata sul "rifiuto categorico" della violenza e del terrorismo . Lo ha detto oggi, il Papa, che ricevendo in udienza i membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede ha inviato a "non rassegnarsi ad accettare passivamente che la violenza tenga la pace in ostaggio", all'inizio di un anno in cui "ancora molti popoli sperimentano ogni giorno le conseguenze delle lotte armate, soffrono la povertà, sono vittime di palesi ingiustizie o di pandemie difficili da sconfiggere".

Negli "ultimi mesi", secondo il Papa, la pace è stata minacciata "dagli avvenimenti che si sono succeduti in Medio Oriente, che è apparso, ancora una volta, come una regione di contrasti e di guerre". Ricordando "i numerosi passi fatti dalla Santa Sede per evitare il penoso conflitto in Iraq", Giovanni Paolo II ha auspicato che "la comunità internazionale aiuti gli iracheni, sbarazzatisi da un regime che li opprimeva, a riprendere le redini del loro paese, consolidarne la sovranità, determinare democraticamente un sistema politico ed economico conforme alle loro aspirazioni, affinché l'Iraq ridivenga un membro credibile della comunità internazionale".

La "non risoluzione del problema israelo-palestinese", è la tesi di fondo del Santo Padre, "continua ad essere un fattore di destabilizzazione permanente per tutta la regione, senza contare le indicibili sofferenze imposte alle popolazioni israeliana e palestinese". Di qui l'appello del Papa: "Solo il rispetto delle legittime aspirazioni degli uni e degli altri, il ritorno al tavolo dei negoziati e l'impegno concreto della comunità internazionale sono in grado di condurre ad un inizio di soluzione", poiché "la scelta delle armi, il ricorso da una parte al terrorismo e, dall'altra, alle rappresaglie, l'umiliazione dell'avversario, la propaganda odiosa, non portano da nessuna parte"

"La pace autentica e duratura", ha detto ancora il Papa al corpo diplomatico, "non può ridursi ad un semplice equilibrio tra le forze presenti; è soprattutto il frutto di un'azione morale e giurifica". Altro tema del discorso papale, il "terrorismo internazionale", che "seminando la paura, l'odio ed il fanatismo, disonora qualsiasi causa esso pretenda di servire". "Ogni civiltà degna di questo nome – è il monito del Papa – suppone il rifiuto categorico dei rapporti di violenza. Ecco perché non potremo mai rassegnarci ad accettare passivamente che la violenza tenga la pace in ostaggio".

Oggi "più che mai", sostiene Giovanni Paolo II, "è urgente giungere ad una sicurezza collettiva più efficace che doni all'organizzazione delle Nazioni Unite il posto e il ruolo che gli spettano", imparando dalle "lezioni del passato lontano e recente" e partendo dalla "certezza" che "la guerra non risolve mai i conflitti tra i popoli". Menzionando "tutti i membri del corpo diplomatico che, nel corso degli ultimi anni, hanno perduto la vita o hanno sofferto a motivo del loro mandato", Giovanni Paolo II ha reso "un omaggio del tutto particolare" a mons. Michael Courtney, il nunzio apostolico recentemente assassinato in Burundi: "Come tutti i nunzi e i diplomatici – ha detto il Papa – egli ha voluto prima di tutto servire la causa della pace e del dialogo. Saluto il suo coraggio e la sua preoccupazione di sostenere il popolo burundese nella marcia verso la pace e verso una fraternità più grande". Il Papa ha ricordato anche la "memoria " di Sergio Veira de Mello, rappresentante speciale dell'Onu in Iraq.

La laicità è "legittima", a patto però che non si trasformi in "laicismo", ed un "sano dialogo tra lo Stato e la Chiesa" favorisce "lo sviluppo integrale della persona umana e l'armonia della società", ha detto ancora il Papa, mettendo l'accento su "un'attitudine" di "alcuni paesi d'Europa", che "potrebbe mettere in pericolo il rispetto effettivo della libertà di religione", negandone di fatto la "dimensione sociale". Il "principio di laicità", ha spiegato il Papa, "in sé è legittimo, se inteso come distinzione tra la comunità politica e le religioni": ma "distinzione non vuol dire ignoranza", ha puntualizzato Giovanni Paolo II, ricordando che "la laicità non è il laicismo", bensì "il rispetto di ogni credenza da parte dello Stato, che assicura i libero esercizio delle attività cultuali, spirituali, culturali e caritative delle comunità dei credenti. Un sano dialogo tra lo Stato e le Chiese – che non sono concorrenti ma alleati – può senza dubbio favorire lo sviluppo integrale della persona umana e l'armonia della società".

Un esempio della "difficoltà ad accettare il fatto religioso nello spazio pubblico" è per Giovanni Paolo II il recente dibattito sulle "radici cristiane" dell'Europa. "Alcuni – è la denuncia-appello del Papa – hanno riletto la storia attraverso il prisma di ideologie riduttrici, dimenticando ciò che il cristianesimo ha apportato alla cultura e alle istituzioni del continente: la dignità della persona umana, la libertà, il senso dell'universale, la scuola e l'università, le opere di solidarietà. Senza sottostimare le altre tradizioni religiose, è un fatto che l'Europa si sia affermata nello stesso tempo in cui è stata evangelizzata" e che "i cristiani abbiano contribuito alla trasformazione pacifica dei regimi autoritari, oltre che alla restaurazione della democrazia in Europa centrale ed orientale".
Sir

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