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ISTRUZIONE VATICANA SULLE MIGRAZIONI: NO A INTOLLERANZA E RAZZISMO, SÌ A NUOVO ORDINE MONDIALE

"Nessun Paese da solo può pensare di risolvere oggi i problemi migratori", che coinvolgono "circa duecento milioni di esseri umani" e "costituiscono il più vasto movimento di persone di tutti i tempi". È quanto si legge nell'Istruzione "Erga migrantes caritas Christi" (La carità di Cristo verso i migranti), elaborata dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti e presentata oggi in Vaticano. Nel testo, le "politiche puramente restrittive" sull'immigrazione vengono definite "inefficaci", in quanto rischiano di "accrescere gli ingressi illegali e addirittura di favorire l'attività di organizzazioni criminali", mentre si auspica "una sempre più stretta collaborazione tra Paesi generatori e ricettori", per elaborare "adeguate normative" in grado di "salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate, e al tempo stesso quelli delle società di arrivo dei migranti stessi" partendo dalla consapevolezza che "le migrazioni internazionali sono una importante componente strutturale della realtà sociale, economica e politica del mondo contemporaneo".

Per la Santa Sede, "il fenomeno migratorio solleva una vera e propria questione etica, quella della ricerca di un nuovo ordine economico internazionale" che corregga gli "squilibri", scongiuri "i rischi di una globalizzazione senza regole" e risolva il "grave problema dell'immigrazione irregolare", in cui "il migrante diventa oggetto di traffico e di sfruttamento da parte di bande criminali". Nel documento, si mette l'accento sulla "precaria situazione di tanti stranieri", che "provoca spesso manifestazioni di intolleranza, xenofobia e razzismo": un atteggiamento, questo da contrastare attraverso una "visione ecumenica" e "interreligiosa" del fenomeno dei flussi migratori, vista la crescente presenza di "cristiani non in piena comunione con la Chiesa cattolica" e di un "numero sempre più consistente di migranti di altre religione, in particolare musulmani".

"Nessuno Stato - si legge nell'Istruzione vaticana sull'immigrazione - sfugge alle conseguenze di una qualche forma di migrazione, spesso fortemente collegata a fattori negativi, quali il cambiamento demografico in atto nei Paesi di prima industrializzazione, l'aumento delle ineguaglianze tra Nord e Sud del mondo, l'esistenza negli scambi internazionali di barriere protezionistiche e la proliferazione di conflitti e guerre civili". Di qui gli "innumerevoli disagi e sofferenze per i migranti", evidenti nell'"emigrazione dei nuclei familiari" e in quella femminile, divenuta "un nuovo capitolo della schiavitù", denuncia la Santa Sede sottolineando come le donne siano "private spesso dei più elementari diritti umani e sindacali", in quanto preda del "lavoro sommerso", se non addirittura "vittime del triste fenomeno noto come ‘traffico umano'".

Sempre in tema di diritto al lavoro, la Santa Sede ricorda che "i lavoratori stranieri non sono da considerarsi una merce" e lamenta che "i migranti sono spesso vittime del reclutamento illegale e di contratti a breve termine", oltre che di "abusi fisici, verbali e finanche sessuali" e "senza accesso, frequentemente, ai benefici delle cure mediche e alle normali forme di assicurazione". In questi ultimi tempi, si fa notare inoltre nel documento, "sono notevolmente aumentate le migrazioni interne, sia volontarie che forzate": è questo il caso "degli sfollati, di coloro che fuggono dal terrorismo, dalla violenza e dal narcotraffico, soprattutto in Africa e America Latina". Tale "mobilità", secondo il dicastero pontificio "ha favorito la crescita rapida e disordinata di centri urbani ed ha alimentato la formazione di periferie urbane dove le condizioni di vita, socialmente e moralmente, sono precarie". Riguardo al trattamento da riservare agli immigrati, la Santa Sede distingue tra "assistenza", "accoglienza e integrazione", indicando quest'ultima come "obiettivo del lungo periodo" e invitando gli operatori pastorali a "coniugare l'esigenza legittima di ordine, legalità e sicurezza sociale con la vocazione cristiana all'accoglienza e alla carità in concreto".
Sir

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