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Il Papa in Africa visto dalla Toscana: «Parole di speranza per il mio popolo»

«La gente del Madagascar attendeva parole di speranza: spero che questo viaggio del Papa sia servito a risvegliare le coscienze». Don Bruno Randriantsoa è parroco a Montemignaio, in Casentino: una piccola parrocchia di montagna in diocesi di Fiesole. Ma la sua terra d’origine è in quel lembo d’Africa che Papa Francesco ha visitato nei giorni scorsi. Un viaggio che oltre al Madagascar ha toccato Mozambico e isole Mauritius: terre segnate da guerre, povertà, carestie.

Il Papa in Africa visto dalla Toscana: «Parole di speranza per il mio popolo»

 «Il Papa - dice don Bruno - ha toccato tutti i temi più urgenti: la difesa dell’ambiente, con il rischio di trasformare le foreste in deserti, il tema del lavoro, soprattutto per i giovani, e la piaga della corruzione, che riguarda soprattutto chi ha responsabilità e dovrebbe pensare agli interessi di tutti, non ai propri».
Dalla Toscana, don Bruno ha costruito con il Madagascar anche un ponte di amicizia e solidarietà, attraverso un progetto che prevede la costruzione di un piccolo ospedale: «Lo stiamo realizzando - spiega - in una zona in cui la gente oggi fa anche 150 km per potersi curare». Finita la costruzione, nei giorni scorsi è stata spedita l’attrezzatura e nelle prossime settimane l’ospedale entrerà in funzione: un progetto realizzato con il sostegno dell’associazione casentinese «Speranza futura», dell’associazione Giovanni Paolo II  e della Fondazione Marlene e Paolo Fresco.
Don Bruno ha seguito la visita del Papa in televisione, ma ha anche parlato con persone del suo Paese: «Mi hanno confermato che tutti sono rimasti colpiti dalle parole del Santo Padre». Ad ascoltare Papa Francesco nei suoi discorsi, sottolinea ancora il prete africano, c’erano i cristiani ma non solo: «È venuta anche tanta gente non cristiana, per curiosità o perché desiderosi di sentire un messaggio di pace». Il Papa ha parlato anche del ruolo che i cristiani devono avere nella costruzione di una convivenza pacifica tra le culture e le religioni presenti in queste terre.
Tra i momenti più significativi del viaggio, la Messa nella spianata di Antananarivo, con un milione di persone, un popolo colorato e festante, fatto soprattutto di giovani. Molto toccante invece la visita alla «Città dell’Amicizia», il progetto nato trent’anni fa dal missionario argentino padre Pedro Opeka (che di Bergoglio era stato allievo a Buenos Aires) per dare un tetto ai più poveri: centinaia le famiglie, i ragazzi e i bambini che si sono radunati per accogliere questo pellegrino giunto da Roma. «Non arrendetevi mai davanti agli effetti nefasti della povertà, non cedete mai alle tentazioni della vita facile o del ripiegarvi su voi stessi» è il messaggio rivolto loro dal Papa.
Negli incontri avuti in Mozambico invece Papa Francesco aveva espresso un invito forte alla riconciliazione, tra le varie anime di un paese uscito da poco dalla guerra civile; ma anche un richiamo sulla questione ambientale, tanto drammatica in una terra che vede diffondersi la desertificazione: «La difesa della terra è anche la difesa della vita, che richiede speciale attenzione quando si constata una tendenza a saccheggiare e depredare». In generale, Papa Francesco ha chiesto durante tutto il suo viaggio «modelli di sviluppo che privilegino la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale a partire dalla fiducia, dall’educazione, dal lavoro e dall’impegno, che sono sempre indispensabili per la dignità della persona umana». Un messaggio per i paesi africani, ma anche per il resto del mondo.

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