Vita Chiesa
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Il messaggio del Sinodo; card. Betori: La Chiesa è viva

E' stato il cardinale Giuseppe Betori,  presidente della speciale commissione incaricata di redigere il «messaggio» conclusivo del Sinodo dei vescovi, a presentare oggi in Vaticano il testo del documento.

Giuseppe Betori

Nessuna «visione catastrofistica»: dal Sinodo dei vescovi è emersa «la consapevolezza che la Chiesa è viva, che ha grandi esperienze, che vanno più comunicate e condivise». Lo ha detto il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Commissione per il messaggio, durante la conferenza stampa di presentazione di quest'ultimo, svoltasi oggi presso la sala stampa vaticana. Tra la bozza del messaggio e il testo definitivo, approvato per acclamazione - ha rivelato il card. Betori - c'è proprio la frase «la Chiesa è viva», che uno dei padri sinodali ha voluto che venisse inserita, come «menzione esplicita» della vitalità della comunità ecclesiale nel mondo. «Non c'era cecità nel Sinodo, nessuno ha finto che non ci fossero problemi», ha precisato mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Maila e vice-presidente della Commissione per il messaggio (nonché una delle sei nuove porpore scelte dal Papa per il prossimo Concistoro): «L'ottimismo - ha però testimoniato - non ci ha mai abbandonati. Ci dà un senso di serenità, la spinta per trovare le modalità di affrontare anche gli scandali che hanno colpito la Chiesa». Quella che emerge dal messaggio del Sinodo, ha proseguito mons. Tagle, è «una Chiesa umile. L'umiltà - ha precisato - per la Chiesa non è una strategia, è il modo in cui Gesù ci ha insegnato ad essere. E' una scelta per noi essere umili».

In Asia, ha testimoniato mons. Tagle, «la Chiesa è molto viva, nonostante sia una minoranza». Anche per mons. Pierre-Marie Le Carrè, segretario speciale del Sinodo, «la Chiesa è viva, continua a marciare, ad andare avanti, nella speranza e nella fiducia». Il «leit motiv» del messaggio, ha detto il card. Betori, è che «il Signore guida la storia con il suo Spirito: è il Risorto vivente nella storia degli uomini. Ciò dà serenità e coraggio ai credenti di affrontare anche le problematiche più nuove. Non possiamo aver paura, se l'avessimo negheremmo la presenza di Cristo nella storia». Lo scopo del messaggio, ha precisato il cardinale rispondendo alle domande dei giornalisti, «non è quello di dire cosa dobbiamo fare da ora in poi. Vuole essere un incoraggiamento: ci sono sfide, problemi, ma sono opportunità per la Chiesa di evangelizzare». «Abbiamo cercato di essere fedeli a ciò che è stato detto dentro l'assemblea, partendo dall'ascolto», ha concluso il card. Betori, secondo il quale «il Sinodo è stato un momento molto concreto di partecipazione ecclesiale», e la «linea» scelta dal messaggio - in cui per la prima volta ci si rivolge, con paragrafo specifico, alle Chiese divise per Continente - è stata quella biblica, più che teologica.

L'impostazione del messaggio del Sinodo dei vescovi sulle «situazioni familiari irregolari», e sulla questione dei divorziati risposati, «è la stessa che è stata data a Milano dal Santo Padre, nel recente incontro mondiale con le famiglie». Lo ha detto il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Commissione per il messaggio, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione di quest'ultimo. «L'accoglienza - ha precisato il cardinale - si pone su quella linea e ne assume l'impostazione. È un'accoglienza che deve essere vissuta dalle comunità», e che va coniugata con «la disciplina, che è quella del non accesso ai sacramenti». Nel messaggio, i padri sinodali fanno riferimento anche «alle situazioni familiari e di convivenza in cui non si rispecchia quell'immagine di unità e di amore per tutta la vita che il Signore ci ha consegnato. Ci sono coppie che convivono senza il legame sacramentale del matrimonio; si moltiplicano situazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni; vicende dolorose in cui soffre anche l'educazione alla fede dei figli. A tutti costoro vogliamo dire che l'amore del Signore non abbandona nessuno, che anche la Chiesa li ama ed è casa accogliente per tutti».

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