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«Il mio matrimonio è nullo?» A Firenze un servizio per aiutare le persone a fare chiarezza

Rosy Santarelli gestisce dal 2014 un servizio di ascolto e consulenza offerto dalla diocesi di Firenze a chi sta pensando a introdurre una causa presso il tribunale ecclesiastico. In questi anni ha ricevuto 500 persone: «Storie di sofferenza sulle quali bisogna piegarsi con grande misericordia e comprensione». Per molti è un’occasione di verificare la propria fede e riavvicinarsi alla Chiesa

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«Le persone che vengono in questo ufficio hanno spesso ferite profonde, storie di sofferenza sulle quali bisogna piegarsi con grande misericordia e comprensione». Rosy Santarelli porta avanti, dal 2014, il servizio di ascolto e consulenza che la diocesi di Firenze mette a disposizione per chi voglia fare chiarezza sulla propria situazione matrimoniale. Un servizio che precede l’avvio della causa per il riconoscimento della nullità del matrimonio: si tratta di valutare se ci sono le condizioni per rivolgersi al tribunale, e quali sono le procedure che le persone che decidessero di fare questo passo dovranno seguire.

Una «consulenza previa», spiega, che precede il giudizio e che vuole essere prima di tutto per le persone «un’esperienza di Chiesa e di carità». Un servizio da svolgersi con uno spirito di attenzione umana, di compartecipazione e di grande cautela soprattutto quando ci sono anche cause civili di separazione o divorzio in corso.
Nella riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio (il motu proprio Mitis iudex del 2015) papa Francesco ha parlato in maniera chiara di una struttura che deve accogliere «i fedeli separati o divorziati che dubitano della validità del proprio matrimonio», un servizio da svolgersi «nell’ambito della pastorale matrimoniale diocesana unitaria». L’esortazione apostolica Amoris laetitia del 2016 ribadisce questa richiesta: «Sarà pertanto necessario mettere a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi, un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone in vista dell’indagine preliminare al processo matrimoniale».
Questi documenti, spiega Rosy Santarelli, hanno cambiato il processo canonico, ma soprattutto la percezione che le persone hanno dei tribunali ecclesiastici, rimuovendo gli ostacoli economici e rendendo più accessibile l’introduzione di una causa. Quello che è importante ricordare è che la Chiesa non scioglie il matrimonio, non «annulla» ma si limita a esaminare la validità del vincolo, e a valutarne l’eventuale nullità. «Ci terrei a far passare questo messaggio: affrontare una causa di nullità è prima di tutto un atto di umiltà» afferma l’avvocato Santarelli. Perché significa ripensare al proprio matrimonio e spesso ammettere di essere arrivati a sposarsi senza la necessaria capacità di giudizio sui diritti e i doveri matrimoniali. «Gli incontri che facciamo - racconta - sono l’occasione per riflettere sulla fede, sul valore del sacramento, ma anche sulle implicazioni sociali del matrimonio e sugli impegni che comporta».
È interessante il fatto che oggi, tra le cause che possono portare al riconoscimento della nullità di matrimonio, quella più ricorrente sia proprio quella che fa capo al secondo punto del canone 1095, secondo sui «sono incapaci a contrarre matrimonio coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente». Gli altri «capi di nullità» ricorrenti riguardano il fatto che uno dei due coniugi prima di sposarsi abbia escluso, «con un positivo atto di volontà», alcuni elementi essenziali del matrimonio come l’indissolubilità o la disponibilità ad avere figli.
«Oggi nei processi canonici - afferma Rosy Santarelli - c’è una sensibilità molto attenta allo stato psicologico delle persone, alla loro capacità di valutare in maniera libera e consapevole tutte le implicazioni dell’atto di sposarsi». Per questo è importante andare a ripercorrere il periodo prenuziale, l’educazione che le persone hanno ricevuto, la relazione che si è formata tra i coniugi prima del matrimonio, la loro sincera convinzione di poter formare una famiglia cristiana: «Quello che emerge di solito è la superficialità con cui ci si è sposati. E io insisto molto sul fatto che il riconoscimento della nullità di un matrimonio non deve essere vissuto come un castigo, oppure come un premio concesso dalla Chiesa: è semplicemente un atto di verità, si tratta di fare luce sulla propria condizione».
Tra le persone che si rivolgono a questo sportello di ascolto, la maggior parte sono già separate o divorziate civilmente, alcuni sono spinti dal desiderio di potersi sposare in chiesa con la persona con cui già convivono: «Spesso sono persone non giovanissime, che vogliono fare chiarezza nella propria vita. Spesso persone confuse, che magari si sono allontanate dalla Chiesa proprio in seguito al fallimento del matrimonio, e che hanno bisogno di sentirsi accolte e comprese. Chi viene in questo ufficio, nella sua mente si sta rivolgendo alla Chiesa e quindi deve trovare un’accoglienza che risponda a quello che cerca: un giudizio che unisca verità e misericordia».
I casi sono tanti: in questi anni le persone ricevute nei colloqui, che si svolgono un giorno alla settimana, sono circa cinquecento: a volte le persone vengono sole, altre volte accompagnate dal nuovo coniuge. In alcuni casi, per le persone più giovane, accompagnate dalla mamma: «Io cerco sempre di spiegare che il colloquio deve essere personale, anche perché si tratta di andare a fondo nella propria vita. Tutto questo senza mai dire “avresti dovuto fare così”, rispettando le storie e il vissuto delle persone». A volte nelle donne c’è la paura che la richiesta di nullità possa riaprire la lite con un compagno violento da cui si sono allontanate. A volte c’è il timore che i figli possano risentire di questo passaggio, che riconoscere la nullità del matrimonio possa togliere la paternità: ovviamente questo rischio non c’è, e questo tipo di cose è regolato dal codice civile.
Dall’esperienza di Rosy Santarelli, da questi anni di ascolti e colloqui, viene anche un richiamo a chi si occupa, nelle parrocchie, di accompagnare le giovani coppie: «Oggi in pochi si sposano, e anche quei pochi a volte lo fanno con superficialità. Non è solo una questione pastorale che riguarda la Chiesa, è una questione sociale e culturale. Oggi molti fidanzamenti si aprono con quella che dovrebbe essere l’ultima pagina del libro, ossia il rapporto sessuale. Un momento che dovrebbe essere il compimento di un percorso amicale, affettivo, di sintonia. Invece si inizia da lì e si pensa che su quello possa fondarsi tutto il resto: ma se io inizio a leggere il libro dall’ultima pagina, poi è difficile che mi appassioni alla storia».
Relazioni costruite con superficialità, senza chiarezza, senza una piena consapevolezza: sono i motivi del fallimento oggi di tanti matrimoni, e sono le ragioni su cui la Chiesa indaga per verificarne l’eventuale nullità. Tra le persone che si sono rivolte al servizio di consulenza della diocesi di Firenze e che poi hanno introdotto la causa presso il Tribunale ecclesiastico, quasi tutte hanno avuto un esito positivo. Anche se non tutte poi, pur avendone i requisiti, decidono di fare questo passo. Evidentemente l’aspetto formale, burocratico del processo ancora scoraggia qualcuno. «Ho la consolazione - conclude l’avvocato Santarelli - che chi viene qui mi dice di essersi sentito accolto, capito. Spesso sono persone confuse, che avevano bisogno di essere accompagnate nel loro percorso di vita. Per molti è un’occasione di povertà dello spirito, di farsi nudi, di riscoprire nella verità il proprio rapporto con Dio, di vivere in maniera più profonda la fede, di tornare a sentire l’abbraccio della Chiesa».
L’importante sarebbe far conoscere di più e meglio questo servizio, presente a Firenze ma anche nelle altre diocesi: «Bisognerebbe arrivare nelle parrocchie, ma anche in ambienti non ecclesiali perché ci si rivolge a persone che a volte si sono allontanate dalla Chiesa. Sarebbe importante ad esempio che chi ha l’occasione ne parli a colleghi di lavoro, amici, conoscenti che secondo lui potrebbero essere interessate e trarne giovamento». È un modo, anche questo, di aiutare a sanare quelle «ferite della famiglia» di cui Amoris laetitia parla lungamente.
Il servizio di consulenza sulle cause matrimoniali gestito da Rosy Santarelli riceve per appuntamento, telefonando al numero 055.2763740: lo sportello si trova presso la curia arcivescovile di Firenze in piazza San Giovanni, 3. Uffici e servizi simili sono aperti, in varie forme, in tutte le diocesi.

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