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L'Ac e la scuola: politica, priorità, protagonismo

Politica, priorità, protagonismo: su queste tre parole chiave “deve puntare la scuola del nostro Paese”. Lo hanno detto i due segretari nazionali del Movimento studenti di Azione cattolica (Msac), MARIA CARMELA ARAGONA e SIMONE ESPOSITO, concludendo il 18 aprile a Chianciano Terme (Siena) la seconda edizione della scuola di formazione per studenti “Scuola mia fatti città”, che segue l'incontro svoltosi nel 2001 a Roma.
DI GIOVANNA PASQUALIN TRAVERSA

DI GIOVANNA PASQUALIN TRAVERSA
Politica, priorità, protagonismo: su queste tre parole chiave “deve puntare la scuola del nostro Paese”. Lo hanno detto i due segretari nazionali del Movimento studenti di Azione cattolica (Msac), MARIA CARMELA ARAGONA e SIMONE ESPOSITO, concludendo il 18 aprile a Chianciano Terme (Siena) la seconda edizione della scuola di formazione per studenti “Scuola mia fatti città”, che segue l'incontro svoltosi nel 2001 a Roma. “Occorre cominciare fin da giovani a riscoprire la responsabilità verso le cose di tutti, che significa servire i fratelli, prendersi cura di loro, impegnarsi in maniera disinteressata per servire, come ogni ministero che si rispetti, il prossimo”: così, inaugurando il convegno, la presidente nazionale di Ac PAOLA BIGNARDI aveva esortato gli oltre duemila studenti delle scuole secondarie superiori convenuti da novanta diocesi di tutta Italia.

Nel documento conclusivo, i responsabili Msac propongono un modello di scuola alternativo all'attuale, e lanciano un appello al ministro Moratti: “Partite dalla riforma dei saperi, di ciò che vale la pena sia insegnato nella scuola di oggi. E nella riforma dei saperi mettete al centro l'educazione alla cittadinanza: ma fatelo sul serio, attraverso indicazioni concrete, spiegando dove, come e quando questa va insegnata. Ma datevi da fare subito, perché è urgente, urgentissimo. C'è una scuola che aspetta di farsi città, e degli studenti di diventare cittadini”.

IL DOVERE DELLA SCUOLA. Per il Msac, infatti, “senza la politica con la P maiuscola”, intesa come “educazione alla cittadinanza e alla convivenza”, la “scuola continuerà ad avere il respiro corto, sarà una scuola in affanno” di fronte alla diffusa “tolleranza per l'illegalità, alla slealtà e al cinismo verso le istituzioni che fanno prevalere in ogni caso il calcolo dell'interesse personale sulla solidarietà”. In “un Paese troppo pieno di lottizzazioni, scontri a base di linguaggio violentissimo fra le parti politiche, troppo pieno d i condoni e di gente che pensa innanzitutto ai fatti suoi” si legge nel documento, “ogni privilegio che un singolo pretende per sé, significa un danno per almeno un'altra persona, significa che non c'è più giustizia. La scuola non può non tenerne conto. In questa vera e propria emergenza sociale deve fare il proprio dovere”.

STUDENTI IN PRIMA LINEA. “La prima priorità per la scuola è la formazione; la prima priorità della città è investire sulla scuola”; una scuola che sia “comunità educante” in grado di “sviluppare le coscienze” formando “alla cittadinanza, alla pace alla solidarietà”. Per i due segretari nazionali Msac, “la priorità alla scuola non la si dà spendendo 110 milioni di euro per finanziare la diffusione dei decoder della tv digitale e solo 90 milioni per la riforma della scuola”; di qui la precisa richiesta ai responsabili delle istituzioni: “Oltre le parole vogliamo vedere i fatti”. Ma anche un richiamo agli studenti: “Protagonismo – hanno affermato Maria Carmela Aragona e Simone Esposito - è da sempre la parola degli studenti di Azione cattolica. E' la parola di chi si rimbocca quotidianamente le maniche perché il tempo da trascorrere dentro aule e corridoi sia un tempo di impegno e di crescita, di arricchimento e di incontro. La terza parola chiave per la scuola di oggi tocca a noi farla vivere. Dobbiamo stare in prima linea dentro questa scuola da cambiare” perché “partendo da mille piccoli atteggiamenti quotidiani il nostro vivere la città degli uomini può diventare parte fondamentale della costruzione del bene comune”.

CAMBIARE IL PAESE. “Non sono necessarie tantissime persone consapevoli per cambiare questo nostro Paese, anche perché, purtroppo, non se ne vedono all'orizzonte. Bastate voi, convinti e radicati in tutta Italia, pronti a spendervi con credibilità, convinzione, sacrificio”, ha rilevato il responsabile della Federazione italiana antiracket TANO GRASSO, intervenuto all'incontro al quale hanno par tecipato, tra gli altri, anche l'assistente ecclesiastico generale di Ac mons.

Francesco Lambiasi, l'ex assessore al Patrimonio e alla casa del Comune di Napoli, Mario di Costanzo, e Giovanni Bachelet. Alla manifestazione ha offerto il proprio contributo anche l'Arma dei carabinieri: quattro ufficiali hanno infatti condotto uno dei nove laboratori in programma sul tema della microillegalità, simulando uno story game ambientato su un autobus a bordo del quale gli studenti erano saliti sprovvisti di biglietto. Nel corso del convegno sono stati inoltre presentati “Professione studente”, un piccolo manuale che spiega ai ragazzi la “loro” scuola, le novità delle leggi e i decreti sulla partecipazione studentesca, e “Saranno matricole”, un sussidio sull'orientamento universitario promosso in collaborazione con la Fuci.

L'Ac e la scuola: politica, priorità, protagonismo
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