Vita Chiesa
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L'omelia del card. Gualtiero Bassetti per l'inaugurazione del Santuario del Sacro Cuore di Gesù in Urbino

Questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei, ha presieduto la concelebrazione di inaugurazione del Santuario del Sacro Cuore di Gesù in Urbino. Pubblichiamo il testo dell’omelia.

Percorsi: bassetti - Vita Chiesa
card. Gualtiero Bassetti

Eccellenza carissima Mons. Giovanni Tani, carissimi sacerdoti, diaconi, consacrati, autorità,  carissimi fratelli e sorelle, 

sono grato per l’invito che mi è stato rivolto a presiedere la solenne concelebrazione in  onore del Sacro Cuore di Gesù, cui questa chiesa è dedicata. Ci sono voluti molti anni per  portare a termine i lavori, ma alla fine, con generoso impegno di tutti, questo giorno di gioia  è arrivato. Dopo la solenne consacrazione avvenuta ieri ad opera del fratello Vescovo, oggi  ci ritroviamo come comunità cristiana per ringraziare il Signore che sempre apre a noi il suo  cuore pieno di amore e senza posa si china sulle nostre ferite, per lenirle con il balsamo  della sua misericordia. 

Le letture che abbiamo appena ascoltato, tratte dal lezionario per la Solennità del Sacro  Cuore, hanno come denominatore comune il messaggio centrale di questa bella e  importante devozione: Dio ci ama. Sembrano parole scontate, ma invece sono sempre  nuove: non solo perché ci consolano e ci danno la forza di vivere, ma anche perché ci  insegnano a fare altrettanto, amando Dio e amando il prossimo. 

Dal libro del Deuteronomio apprendiamo anzitutto che l’amore di Dio non è esclusivo, o  limitato, ma è per tutti. Sappiamo che Dio ha scelto Abramo e la sua discendenza – Israele  – con particolare predilezione, ma ciò non impedisce all’amore divino di raggiungere tutti i  popoli. Si legge nella promessa originaria fatta dal Signore al patriarca: «In te si diranno  benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). È importante, oggi più che mai,  ricordare che l’amore di Dio è per tutti, che nessuno è straniero davanti a lui, e tutti siamo  cittadini di questa nostra terra. Ed essa sarà in grado di sostenere le future generazioni solo  se ci considereremo «Fratelli tutti», come ha scritto papa Francesco nella sua enciclica. 

Dalle parole di Mosè, nella pagina del Deuteronomio ora proclamata, abbiamo anche  appreso che Dio predilige Israele, ma non perché è il popolo più potente o il più grande o il  più meritevole di tutti. Anzi. Dio, dice Mosè, «vi ha scelti perché siete il più piccolo di tutti i  popoli, e perché vi ama» (Dt 7,7). Quanto possiamo imparare da questo amore divino che  si prende cura di tutti e che non sceglie le grandi cose, ma ama quelle piccole, marginali! 

Oggi più che mai, di fronte alle conseguenze di una crisi mondiale dovuta alla pandemia,  dinanzi a emergenze umanitarie come quella dei profughi (non solo afghani ma da molti  altri paesi), oggi più che mai è necessario andare incontro ai piccoli. Che non sono solo i  senza terra, o i poveri, o gli stranieri, ma anche i nostri bambini, i giovani, gli anziani, i  disoccupati: tutti coloro che non riescono a far sentire la propria voce, o non possono  contare sulle proprie ricchezze, ma solo sull’amore di Dio e dei fratelli. Il prossimo è chi  soccorre i più deboli solo in nome dell’amore. Tutto questo è secondo il cuore di Cristo. 

Anche la seconda lettura, tratta da una delle lettere scritte dall’Apostolo Giovanni, ci  ricorda che «Dio è amore» (1Gv 4,8). È il messaggio centrale di Giovanni. Da qui l’invito a  ciascuno di noi: «Se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri»  (1Gv 4,11). Mai come in questi tempi, cari fratelli e sorelle, dobbiamo e possiamo rinsaldare  i nostri legami fraterni, facendo tutto il possibile per cercare l’unità nelle nostre comunità e per costruire relazioni ecclesiali improntate al perdono e alla collaborazione. Chiedo al  Signore, insieme a voi, di accompagnare il cammino sinodale che la nostra Chiesa italiana  sta oramai per intraprendere, e per il quale sarà necessario l’aiuto di tutti per trovare il  modo di annunciare il Vangelo nel nostro tempo. 

Infine, continuando a seguire le letture di oggi, è dal Vangelo secondo Matteo che  apprendiamo come l’amore di Dio raggiunga la sua espressione più alta attraverso Gesù  Cristo. Non solo in quanto Gesù conferma che «i piccoli» sono oggetto del suo amore; ma  anche perché l’amore di Gesù si esprime con mitezza e umiltà. 

Come Mosè, secondo le Scritture, era l’uomo più umile della terra (cfr. Nm 12,3), così il  cuore del Signore Gesù è un cuore che ama nella mitezza e nell’umiltà. Si badi che Gesù  pronuncia questa sua preghiera («Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della  terra»; Mt 11,25) in un momento molto difficile della sua missione, quando ha appena  constatato che le città della Galilea nelle quali aveva annunciato il suo Vangelo (Corazin,  Betsaida, Cafarnao) non lo hanno accolto (Mt 11,15-24). Anziché scoraggiarsi, o maledire  chi non lo ascolta, Gesù ringrazia il Padre per i piccoli che lo accolgono. 

È in questo contesto che si coglie il messaggio evangelico del Sacro Cuore di Gesù: non una  devozione “sdolcinata”, ma la certezza che l’amore divino non si ferma mai, nemmeno  davanti al rifiuto degli uomini. Come un padre o una madre amano sempre i propri figli,  anche quando sbagliano, così il cuore di Gesù ci ama sempre, tutti. 

Dobbiamo pertanto ringraziare Don Elia Bellebono per l’ispirazione che ebbe nel voler  costruire questa chiesa, dedicandola al Sacratissimo Cuore. Questo luogo sia un vero centro  di accoglienza per quanti sono alla ricerca dell’amore di Dio, soprattutto per i tanti giovani  che arrivano qui ad Urbino per frequentare l’Università. Questo era il desiderio di Don Elia:  nel suo cuore di sacerdote avvertiva l’urgenza di una nuova evangelizzazione per il mondo  giovanile, sempre più attraversato da malessere e disorientamento. 

Dopo diverse vicissitudini, sofferenze e umiliazioni, il sogno di Don Elia oggi si è avverato.  Grazie al contributo di molti benefattori, dopo tanti anni dalla posa della prima pietra,  finalmente ieri è stato consacrato questo grande e bellissimo tempio, e ora con la solenne  celebrazione ci rivolgiamo a Dio, cari fratelli e sorelle, perché in questa comunità regni  sempre l’amore e la concordia. Gioie e dolori siano condivisi; ogni persona sofferente o  nella prova abbia fiducia nella misericordia di Dio che sgorga abbondante dal Cuore di  Cristo. Pure in questi tempi difficili, il Signore non ci abbandona, ma ci dona la forza di  guardare al futuro con speranza e con rinnovato impegno. 

A questa comunità parrocchiale e all’intera Chiesa diocesana auguro di sperimentare  sempre la presenza amorevole del Signore in mezzo ad esse. Amen!

Urbino, 4 settembre 2021

Fonte: Comunicato stampa
L'omelia del card. Gualtiero Bassetti per l'inaugurazione del Santuario del Sacro Cuore di Gesù in Urbino
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