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L'ultima danza per Giovanna, la maestra di Nomadelfia

Il popolo di Nomadelfia ha inaugurato quest'anno con un funerale. Se n'è andata Maria Giovanna, una delle colonne della comunità di  don Zeno, alla quale fu affidata la missione di organizzare e dirigere la scuola. Prima le elementari, poi le medie, le medie superiori. Negli ultimi tempi Giovanna era riuscita ad andare oltre. E grazie a gruppi di amici fiorentini -  don Carlo Zaccaro per la Madonnina del Grappa, da Gigliola Borgia a Ghita Vogel,  all'Associazione Fioretta Mazzei  ecc.- era riuscita a dare ai suoi ragazzi una casa ed un aiuto, perché frequentassero l'università a Firenze.
DI MAURIZIO NALDINI

Parole chiave: nomadelfia (18), zeno saltini (9)
L'ultima danza per Giovanna, la maestra di Nomadelfia

di Maurizio Naldini

Il popolo di Nomadelfia ha inaugurato quest'anno con un funerale. Se n'è andata Maria Giovanna, una delle colonne della comunità di  don Zeno, alla quale fu affidata la missione di organizzare e dirigere la scuola. Prima le elementari, poi le medie, le medie superiori. Negli ultimi tempi Giovanna era riuscita ad andare oltre. E grazie a gruppi di amici fiorentini -  don Carlo Zaccaro per la Madonnina del Grappa, da Gigliola Borgia a Ghita Vogel,  all'Associazione Fioretta Mazzei  ecc.- era riuscita a dare ai suoi ragazzi una casa ed un aiuto, perché frequentassero l'università a Firenze.

Ancora adolescente, Giovanna aveva scelto di essere una delle madri di don Zeno. Veniva da una importante famiglia del Nord Italia, era colta, aveva modi raffinati, parlava poco ma sapeva ascoltare, non negava mai il suo aiuto a chi aveva bisogno. Quando don Zeno la invitò ad entrare nella comunità, si trovò ad insegnare italiano e storia ai suoi coetanei. Ebbe sempre un ruolo guida, riconosciutole  da tutti con naturalezza. Eppure, era talmente umile che nessuno poteva mai umiliarla. Testimoniava una fede attiva. Con le sue opere, seppe indicare un futuro a Nomadelfia anche dopo la morte di don Zeno. Questo non le impedì di essere moglie,  madre, con i suoi figli e quelli di adozione.

Negli anni, Giovanna svolse anche altri ruoli, fondamentali per la Comunità. Era lei ad accogliere i giornalisti che capitavano a Nomadelfia per raccontare come un'utopia potesse diventare realtà. Erano gli anni in cui si faceva un gran parlare dei kibbutz israeliani e delle comunità maoiste, dei figli dei fiori, dei Bambini di Dio ed altre esperienze del genere. Qualcuno credeva per davvero, in quei giorni, che il futuro del mondo fosse nelle comunità californiane o in quelle marxiste. Occorreva davvero molta fede per credere che Nomadelfia sarebbe rimasta l'unica, mentre tutto il resto crollava, intorno a noi.

Ho conosciuto Giovanna in una di queste occasioni. Per una intervista a don Zeno, quindi per i suoi funerali. Noi, inviati speciali delle più varie testate, rientravamo da una dura esperienza a Beirut. Scrivevamo in quei giorni anche di mafia e  terrorismo. E ricordo come molti colleghi, cinici all'apparenza, crollarono in lacrime mentre Giovanna spiegava cosa fosse Nomadelfia, mentre i bambini ballavano intorno alla bara aperta di don Zeno.

Per cinquant'anni Giovanna ha svolto il suo compito nella comunità. E adesso che aveva vinto anche l'ultima battaglia, quella per mandare i ragazzi all'università, ha ceduto all'abbraccio del Signore. È morta per le conseguenze di una lunga e sofferta malattia la sera di San Silvestro. I funerali si sono svolti il 2 gennaio. E anche per lei i giovani in costume hanno danzato, mentre il cielo si apriva all'orizzonte - festa di luci dopo un giorno di pioggia - con un tramonto insolito a gennaio, anche in Maremma. La chiesa era colma. Da Firenze erano venuti in molti. Tutti sapevano che i Nomadelfi, popolo di autentica fede che dà scandalo in nome del Vangelo,sanno trasformare i funerali in una festa. E così è stato, anche per Giovanna.

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