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LETTERA SUI LEFEBVRIANI: PADRE LOMBARDI, CASO WILLIAMSON «CONCLUSO»

Parole chiave: lefebvre (20), benedetto xvi (2612), shoah (78)

Un episodio “spiacevole, grave, ma sostanzialmente concluso, con una chiarificazione in più riguardo agli amici ebrei”. È in questi termini che il Papa considera il “caso Williamson”, nella lettera sui lefebvriani indirizzata oggi ai vescovi della Chiesa cattolica (testo integrale). Ad assicurarlo è stato oggi padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, in un “briefing” con i giornalisti. “La questione del «caso Williamson», vista erroneamente come una smentita del cammino di riconciliazione fra cristiani ed ebrei – ha detto il portavoce vaticano – appare fortunatamente già superata, ma dà modo al Papa di ricordare con fierezza che la condivisione e promozione di tutti i passi fatti per tale riconciliazione a partire dal Concilio erano state fin dall'inizio un obiettivo del suo personale lavoro teologico, e di ringraziare gli amici ebrei per il loro contributo nel ristabilire rapidamente il clima di fiducia”.
“Ammiro il coraggio del Papa di manifestare anche una propria soggettività, nello svolgimento di un ministero che è di grande responsabilità per tutti”. Così padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha risposto alla domanda di un giornalista sull'eventuale carattere di “eccezionalità”, all'interno della storia dei Papi, della decisione di Benedetto XVI di scrivere una lettera ai vescovi come intervento “chiarificatore” su una questione controversa. “Devo dire che quando ho letto per la prima volta la lettera – ha rivelato il portavoce vaticano ai giornalisti – mi ha ricordato subito il coraggio di Giovanni Paolo II di esporsi personalmente nella sua poesia. Come nel «Trittico Romano», nel modo in cui racconta la sua esperienza spirituale connessa alla dimensione di pastore universale”. “Umiltà” e “ascolto”, “perfino su Internet”: questi, per Lombardi, due tratti essenziali dello “stile” del Papa nella lettera sui lefebvriani, “un documento singolare, non comune, molto espressivo della personalità del Papa, che si espone, si assume le sue responsabilità di pastore della Chiesa in prima persona, esprimendosi con molta libertà in certi punti”.
Quello usato da Benedetto XVI, per Lombardi, è “un linguaggio personale, non curiale, che nasce da un atteggiamento di umiltà e di schiettezza, di assunzione di responsabilità, di coraggio spirituale nell'affrontare i punti del dibattito. Tutti aspetti, questi, molto caratteristici, che non si trovano tutti i giorni nei documenti dei Papi”. Questi elementi, secondo il portavoce vaticano, fanno di quello diffuso oggi “un documento davvero inconsueto e degno della massima attenzione. Mai come in questo caso finora durante il suo pontificato, Benedetto XVI si era espresso in un modo così personale e intenso su un argomento dibattuto. Non vi è dubbio che la lettera sia sua dalla prima parola all'ultima”. “Con la consueta lucidità ed umiltà – ha fatto notare Lombardi – riconosce limiti e sbagli che hanno influito negativamente sulla vicenda, e con grande nobiltà non ne attribuisce ad altri la responsabilità, manifestandosi solidale con i suoi collaboratori. Parla d'informazione insufficiente e di non sufficiente chiarezza”. “In lui – ha proseguito Lombardi – c'è la consapevolezza che non è stato gestito tutto nel modo migliore, e proprio per questo lui riprende in mano la situazione per dare un contributo chiarificante. Lo fa con molta discrezione, senza l'intenzione di attribuire colpe o responsabilità all'uno o all'altro dei suoi collaboratori”.
La lettera sui lefebvriani indirizzata dal Papa ai vescovi “non impedisce il dibattito nella Chiesa, ma indica quale caratteristiche esso debba avere: deve essere forte, chiaro, rispettoso della buona intenzione dell'altro”. Lo ha detto padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, durante il “briefing” di oggi. Nel lettera del Papa, secondo il portavoce vaticano, “non c'è una negazione del dibattito, ma una richiesta molto forte su come si possa svolgere il dialogo nella Chiesa”. L'intento di fondo, ha spiegato Lombardi, “è portare ad un discernimento spirituale, di fronte al paradosso che quello che voleva essere un atto di riconciliazione e di generosità è diventato occasione di tensione o di discussione”.Quello del Papa, in altre parole, è “un ragionamento profondo, spirituale, molto connesso al tema della conversione del cuore”, che attiene al dialogo ecumenico, “una della priorità del suo pontificato”. “Quando il Papa tratta i temi ecumenici – ha ricordato Lombardi – esorta a passare da un livello più superficiale di dialogo a un livello più profondo, invitando alla conversione di tutti al Vangelo: solo così si può trovare un punto comune per costruire insieme”. L'intenzione di Benedetto XVI, ha concluso Lombardi, “è di portarci tutti ad una conversione verso il Vangelo, e su quella base superare le difficoltà e fare passi nuovi”.
Sir

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