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La Chiesa italiana riparte da Verona

Si è concluso, con le sintesi degli ambiti, l'intervento del card. Camillo Ruini e il messaggio alle Chiese particolari, il IV Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, che rimarrà segnato dalla giornata di giovedì 19 ottobre quando Benedetto XVI incontrando i quasi 3 mila delegati, ha parlato loro per circa un'ora, indicando alla Chiesa italiana un tragitto per i prossimi dieci anni. E nel pomeriggio, durante la celebrazione eucaristica con i 30 mila dello stadio «Bentegodi», ha insistito sulla necessità di testimoniare al mondo la speranza cristiana. Ecco il «diario» del Convegno curato dal nostro inviato a Verona Andrea Fagioli.

Il testo integrale del Discorso del Papa (Verona 19 ottobre 2006)

La Chiesa italiana riparte da Verona

Si è concluso, con le sintesi degli ambiti, l'intervento del card. Camillo Ruini e il messaggio alle Chiese particolari, il IV Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, che rimarrà segnato dalla giornata di giovedì 19 ottobre quando Benedetto XVI incontrando i quasi 3 mila delegati, ha parlato loro per circa un'ora, indicando alla Chiesa italiana un tragitto per i prossimi dieci anni. E nel pomeriggio, durante la celebrazione eucaristica con i 30 mila dello stadio «Bentegodi», ha insistito sulla necessità di testimoniare al mondo la speranza cristiana. Ecco il «diario» del Convegno curato dal nostro inviato a Verona Andrea Fagioli.

DI ANDREA FAGIOLI
Le conclusioni di Ruini
“Una conclusione solo perché è l'ultimo intervento della serie, ma non per quello che potrò dire”: così il cardinale Camillo Ruini ha introdotto la sua relazione a conclusione dei lavori del Convegno ecclesiale nazionale in corso a Verona da lunedì 16 ottobre.

Il presidente della Cei ha ripercorso in sintesi i fatti che hanno caratterizzato l'ultimo decennio per la Chiesa, per il mondo, per l'Italia: dal Giubileo del Duemila all'attentato dell'11 settembre 2001, dalla morte di Giovanni Paolo II al referendum sulla procreazione assistita.

A giudizio di Ruini, per quanto riguarda i cattolici italiani, si è assistito in questi dieci anni al rafforzamento dei “sentimenti e degli atteggiamenti di comunione tra le diverse componenti ecclesiali, e in particolare tra le aggregazioni laicali”, ma si è anche resa necessaria “un'effettiva opera di rievangelizzazione del nostro popolo”.

Pertanto, “il primo obiettivo a cui puntare per il dopo-Convegno è quello – a giudizio di Ruini – di riproporre a tutti con convinzione quella misura alta della vita cristiana ordinaria che è la santità, come ci ha chiesto Giovanni Paolo II al termine del Grande Giubileo”. “Non lasciamo prevalere gli aspetti organizzativi e tanto meno burocratici”, ha chiesto il cardinale presidente della Cei che poi ha ribadito: non puntiamo “su un'organizzazione sempre più complessa, per imboccare invece con maggiore risolutezza la strada dell'attenzione alle persone e alle famiglie, dedicando tempo e spazio all'ascolto e alle relazioni”. Interpersonali, con particolare cura per la confessione sacramentale e la direzione spirituale”.

Ruini ha anche dato un annuncio importante, che si pensava avesse anche potuto dare il Papa ieri, e cioè che nel prossimo triennio la Chiesa italiana realizzerà un progetto denominato “Agorà dei giovani”, il cui primo e assai importante appuntamento sarà l'incontro dei giovani italiani a Loreto l'1 e il 2 settembre 2007, “al quale – ha detto – abbiamo invitato il Santo Padre”.

Per quanto riguarda i laici, Ruini ha ricordato che in Italia il laicato ha una lunga storia alla quale il Concilio ha dato “nuova fecondità e nuovo impulso” e oggi ha “davanti a sé degli spazi aperti che appaiono assai ampi”. Ai laici spetta “una forma di testimonianza missionaria” che “appare decisiva per il futuro del cristianesimo e in particolare per mantenere viva la caratteristica popolare del cattolicesimo italiano, senza ridurlo a un cristianesimo minimo”.

Intervenendo anche sulla sfera più intima delle persone, Ruini ha sottolineato il processo di “alleggerimento” in corso “che tende a rendere fragili e precari sia la solidarietà sociale sia i legami affettivi. Tra i suoi fattori ci sono certamente l'affermarsi di un erotismo sempre più pervasivo e diffuso, così come la ricerca del successo individuale ad ogni costo, sulla base di una concezione della vita dove il valore prevalente sembra essere la soddisfazione del desiderio, che diventa anche la misura e il criterio della nostra personale libertà”.
Prendendo in esame le questioni sociali, Ruini ha ribadito le parole del Papa: “La Chiesa non è e non intende essere un agente politico”, ma nello stesso tempo “ha un interesse profondo per il bene della comunità politica”. Il nostro Paese, però, “attraversa – a giudizio del presidente della Cei – una stagione non facile”, che ha visto ridursi il tasso di sviluppo e il suo pese nell'economia internazionale, ma soprattutto ha visto un preoccupante calo della natalità. C'è poi la questione meridionale, l'immigrazione..., oltre all'aggravarsi della situazione internazionale. Per Ruini è insomma necessario “potenziare quella riserva di energie morali di cui l'Italia ha bisogno, se vuole crescere socialmente, culturalmente ed anche economicamente”.

E' il giorno delle sintesi
20 ottobre. Con i fari dello Stadio Bentegodi si è un po' spento anche il Convegno ecclesiale nazionale. Non che oggi non ci sia entusiasmo, anzi: i delegati delle diocesi italiane sono più caricati di prima grazie alle parole del Papa pronunciate di fronte all'assemblea e nella grande arena calcistica. Ma proprio perché il più c'è stato, si avverte oggi un senso di rilassamento misto alla inevitabile stanchezza dopo quattro giornate particolarmente intense in cui i tempi liberi e di riposo sono stati ridotti davvero all'osso.

Oggi è il giorno della sintesi dei lavori per ambito (nessuna invidia per l'opera dei segretari), è il giorno dell'intervento conclusivo del cardinale Camillo Ruini, del Messaggio alle Chiese particolari in Italia, della preghiera di conclusione, ma anche dei treni, delle auto e degli aerei. Ognuno torna alla propria diocesi, forse anche con un po' di rimpianto per questi giorni in cui è sembrato di vivere l'ecclesialità (l'essere Chiesa) in modo pieno, condiviso. I 2.700 delegati si stavamo abituando a questo ritrovarsi tutti i giorni, tutti insieme, nella grande aula assembleare o nei “loculi” dei gruppi di studio. E poi tutti a pranzo in massa, sul pullman, alla Messa..., a fare due chiacchiere sulle poche panchine del piazzale della Fiera di Verona dominato dai 400 quintali dei marmi della “Barca della salvezza” opera del nostro Massimo Lippi (che ieri ha anche rincorso la papamobile pur di riuscire ad immortalare il Papa in qualche modo di fronte alla sua scultura che ora partirà per Milano).

Ritrovarsi a Verona è stato faticoso, ma bello. Anche per la pattuglia (più che altro un plotone) di giornalisti che ha vissuto gomito a gomito nell'attrezzatissima sala stampa l'evento decennale della Chiesa italiana. Va anche detto che i cosiddetti vaticanisti o più in generale coloro che si occupano di informazione religiosa sono meglio degli altri colleghi: meno arroganti, con meno prosopopea, più solidali e... provare per credere... cercano anche di capire, aiutandosi a capire, contrariamente al detto che vuole il giornalista colui che cerca di spiegare agli altri quello che nemmeno lui ha capito. Se poi certe interpretazioni o certi titoli escono forzati, spesso sono opera delle redazioni e non degli inviati. Ma questo è un discorso che i lettori non sempre capiscono pensando che faccia tutto il giornalista che scrive l'articolo.

Di questi giorni, semmai, resta il rammarico di quanto successo allo stadio a proposito dell'ingresso e soprattutto dell'uscita di Prodi e Berlusconi: il secondo osannato, il primo fischiato. Non ci interessa l'appartenenza (quella con la a minuscola per dirla alla monsignor Simoni) dei due, ci interessa l'Appartenenza (quella con la A maiuscola per dirla ancora alla monsignor Simoni) dei fedeli presenti al Bentegodi per la Messa del Papa che avrebbero dovuto evitare un atteggiamento che non ha niente a che vedere con quanto vissuto e ascoltato in questi giorni e finisce per ripiantare steccati tra i cattolici per questioni partitiche, non certo politiche.

Meglio soprassedere e pensare che da oggi, comunque, si guarda al dopo Verona, si guarda alla ricaduta nelle diocesi con la spinta data e la strada e indicata da Benedetto XVI.

La Messa con Benedetto XVI
19 ottobre. In una cornice di suoni e colori, di cori e di fazzoletti al vento, Benedetto XVI ha fatto il suo ingresso alle 16 e 7 minuti accolto da un tifo, manco a dirlo, da stadio. Tutti in piedi i 30mila del Bentegodi. La papamobile ha percorso solo una parte dell'anello (la pista d'atletica) che circonda il campo di calcio. Il Papa è sceso dal lato della tribuna stampa, ha saluto alcuni malati e si è ritirato qualche minuto per indossare i paramenti sacri. E' poi rientrato nello stadio, dietro alla processione di una parte dei vescovi concelebranti, attraversandolo verso il lato opposto dove è stata innalzato l'altare e la trecentesca Croce della Chiesa di San Luca, simbolo della fedeltà della Chiesa veronese al Cristo morto e risorto, come ha sottolineato il vescovo Flavio Roberto Carraro nel saluto introduttivo.

Tutta incentrata sulla testimonianza l'omelia pronunciata da Benedetto XVI. Punto di partenza gli apostoli testimoni della resurrezione. “Noi – ha detto il Papa – siamo gli eredi di quei testimoni vittoriosi! Ma proprio da questa costatazione nasce la domanda: che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo oggi comunicarla?”. Da qui l'augurio “che la Chiesa in Italia possa ripartire dal Convegno ecclesiale nazionale come sospinta dalla parola del Signore risorto che ripete a tutti e a ciascuno: siate nel mondo di oggi testimoni della mia passione e della mia resurrezione. In un mondo che cambia, il Vangelo non muta”.

Da qui l'invito ai “cristiani, cittadini del mondo” a “restare in Gerusalemme” che “non può che significare rimanere nella Chiesa, la città di Dio, dove attingere dai Sacramenti l'unzione dello Spirito Santo” e da qui ripartire per portare il lieto annuncio ai poveri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgare l'anno di misericordia del Signore, ricostruire le antiche rovine, rialzare gli antichi ruderi, restaurare le città desolate. “Sono tante – ha detto il Papa – le situazioni difficili che attendono un intervento risolutore! Portate nel mondo – ha concluso rivolgendosi soprattutto ai convegnisti – la speranza di Dio, che è Cristo Signore, il quale è risorto dai morti, e vive e regna nei secoli dei secoli”.

E' il giorno del Papa
19 ottobre. Il grande giorno del Convegno ecclesiale nazionale è arrivato: il Papa ha incontrato i quasi 3 mila convegnisti, ha parlato loro, ha indicato alla Chiesa italiana un tragitto per i prossimi dieci anni e non solo: ha indicato una sorta di percorso obbligato. E si appresta, nel pomeriggio, ad incontrare, oltre ai delegati al Convegno, la città di Verona e le migliaia di fedeli accorsi da ogni parte del Paese e soprattutto dal Nord Est.

Da ieri la città è blindata. Transennato l'interno percorso del corteo papale. Tanta la gente già assiepata sui marciapiedi. Le scuole sono chiuse. In molti hanno messo bandiere bianche e gialle a balconi e finestre. Di fronte al Duomo campeggia la scritta: “Grazie, Operaio della vigna”.

Un grazie tributato al Papa con un lunghissimo applauso quando è entrato nell'aula assembleare del padiglione principale della Fiera di Verona con una ventina di minuti di ritardo sulla tabella di marcia prevista.

Ma già i delegati avevano salutato con l'applauso l'arrivo dell'aereo papale in atterraggio allo scalo veronese di Villafranca trasmesso in diretta sui grandi schermi nella sala del Convegno dove, nel salutare Benedetto XVI, il cardinale Camillo Ruini ha parlato del Papa “come cemento tenace che ci tieni uniti tra noi, come una guida sicura e illuminante per la nostra testimonianza apostolica. Perciò – ha spiegato il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana – ascolteremo e accoglieremo le Sue parole con totale apertura di mente e di cuore e cercheremo di metterle a frutto nel cammino che la Chiesa italiana è chiamata a percorrere”.

A Giovanna Ghirlanda, direttore medico dell'Ospedale policlinico “G. Rossi”, in rappresentanza della diocesi di Verona, è toccato presentare al Pontefice i lavori del Convegno ecclesiale ricordando “l'esigenza molto avvertita tra i cattolici italiani di interrogarsi sul tempo presente, un tempo segnato da profonde trasformazioni culturali, e caratterizzato dal rischio e dell'incertezza, nel quale massificazione e individualismo vanno di pari passo, mentre la stessa domanda di senso è indebolita nel frastuono delle non risposte mondane, cercate con avidità e nel continuo bisogno di una soddisfazione immediata”.

“Dobbiamo affrontare – ha detto ancora Giovanna Ghirlanda – molti ostacoli, primo fra tutti la difficoltà del cristiano ad andare controcorrente, ma riconosciamo anche le opportunità che si offrono per aprire strade nuove alla speranza e alla salvezza”.

In questo senso, il Papa, all'interno di un lungo e articolato discorso di 20 cartelle, ha ribadito che “l'Italia di oggi si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo”.

“La Chiesa e i cattolici italiani – ha aggiunto Benedetto XVI – sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo”.

Il Papa ha richiamato i cattolici innanzitutto ad un impegno sul piano culturale. Per lui, infatti, la fede (oltre che un dono di Dio) è qualcosa anche di razionale, è una forma di conoscenza (non a caso l'esplicito riferimento nel suo discorso alla matematica come “creazione della nostra intelligenza”). Benedetto XVI vuole così dare spessore culturale alla fede in un momento di vuoto assoluto dal punto di vista ideologico e culturale, appunto.
Sul piano dell'azione per così dire più politica, il Papa ha precisato che la Chiesa “non è e non intende essere un agente politico” per cui “il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo”.

Anche perché occorre fronteggiare “il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano”. Da qui la conferma dei “no” a “forme deboli e deviate di amore e alla contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile”.

Il giallo della virgola sparita
18 ottobre. Oggi al Convegno ecclesiale nazionale in corso a Verona è ancora il giorno dei gruppi di studio, anzi: oggi lo è ancora più di ieri, almeno in fatto di tempi. Mattina e pomeriggio solo gruppi di studio, a parte una preghiera ecumenica iniziale e una tavola rotonda nel dopocena per un confronto con esponenti della cultura europea. Tra i relatori Andrea Riccardi, docente di storia contemporanea oltre che fondatore della Comunità di Sant”Egidio, e Michel Camdessus, presidente delle settimane sociali di Francia. Con loro Margaret Archer, sociologa dell'Università di Warwick, e Jan Figel, commissario dell'Unione europea per l'istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo.

Ma oggi è anche la vigilia della Visita del Papa. Cresce, tra i delegati e nella città, l'attesa per l'incontro con Benedetto XVI. Ci si chiede cosa dirà all'assemblea e poi durante la solenne celebrazione eucaristica alla Stadio Bentegodi. Sicuramente più interno agli “stati maggiori” della Chiesa italiana il discorso del mattino. Più aperto alla città e al mondo l'omelia del pomeriggio. Ma insisterà sulla valorizzazione del laicato dando una mano al cardinale Tettamanzi che anche ieri, durante un”affollata e lunga conferenza stampa, ha chiesto nuovamente di “accelerare il riconoscimento del ruolo dei laici” o punterà su altro? I delegati se lo chiedono.

Intanto, come detto, l'arcivescovo di Milano, circa il laicato, si preoccupa della sostanza e non degli eventuali organismi di partecipazione. Si preoccupa di tre "c" unite da due trattini (non dalle virgole): comunione-collaborazione-corresponsabilità.

Per Tettamanzi ci sono poi altre due “c”, quelle di carta costituzionale, che per i cristiani si chiama Vangelo, o meglio: beatitudine evangelica. “Questa - dice - è la nostra carta costituzionale che non può essere modificata, ma semmai riscritta nella realtà di tutti i giorni”.

Da stamani, nei padiglioni della Fiera di Verona, oltre al chiedersi cosa dirà il Papa, ci si interroga su una virgola. Un delegato toscano, forse un po' pignolo ma attento, si è accorto che nella scritta che campeggia sul palco nell'aula dell'assemblea, ma anche in tutti i manifesti disseminati in città, è sparita una virgola dal titolo del convegno che, inizialmente, era “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”, mentre adesso è diventato “Testimoni di Gesù Risorto speranza del mondo”.

A detta del delegato prolisso la questione non è di poco conto perché nel primo caso la “speranza del mondo” sarebbero i “testimoni del Gesù Risorto”; nel secondo, invece, la “speranza del mondo” sarebbe lo stesso “Gesù Risorto” e non i suoi “testimoni”. Insomma, la questione si fa seria e il “giallo” s'infittisce. E se poi scoprissimo che è solo una dimenticanza del cartellonista? Sarebbe la cosa migliore. Altrimenti c'è da chiedersi davvero il perché di questo cambio di prospettiva.

Iniziano i gruppi di studio
17 ottobre. A Verona è già il giorno dei gruppi di studio. Dal pomeriggio, dopo l'introduzione al lavoro negli ambiti, si entra nel vivo del dibattito. I delegati al Convegno nazionale ecclesiale sono chiamati a confrontarsi su vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione e cittadinanza.

Ieri, intanto, tutti in coda, al mattino, per l'accredito. Pazienza e sorrisi fuori dai padiglioni della Fiera. In tanti, da tutta Italia, convinti di partecipare ad un evento. “La storia del cattolicesimo italiano passa anche
da qui”, diceva un delegato che aveva raggiunto il “traguardo” e mostrava con orgoglio il suo pass con l'ormai noto simbolo e il tema di questo quarto
appuntamento decennale della Chiesa italiana: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”.

Testimoni come i 16 di “santità recente” indicati dalle diocesi e le cui gigantografie hanno fatto da cornice, dall'alto dell'Arena, alla celebrazione d'apertura presieduta dal vescovo locale Flavio Roberto Carraro, conosciuto in Toscana per essere stato titolare di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Una liturgia arricchita da numerosi significati ed elementi simbolici come la doppia sfera che nella esplosione dei petali rappresenta la vittoria del Cristo sulla morte. E poi la Chiesa come edificio di pietre vive, la memoria
del Battesimo, la Parola di Dio affidata alle Scritture. Nell'Arena, che in quel frangente ha assunto il significato di “pietra che è anche vasca dell'acqua memoriale del Battesimo”, è stata piantata la Croce con il Crocifisso
Risorto. Davanti alla Croce, accanto alla vasca, il Libro delle Scritture aperto alla Prima Lettera di Pietro, e una lampada sempre accesa. L'assemblea radunata attorno alla Parola di Dio stretta come “pietre vive alla Pietra
Viva”.

In particolare la Chiesa di Verona si è riunita con il suo vescovo, assistito da dodici presbiteri e sette diaconi, mentre i delegati delle diocesi italiane hanno raggiunto l'Arena partendo da quattro chiese (Santa Maria, Santi Apostoli, San Luca e San Fermo) accompagnati da una lunga preghiera litanica durante la quale sono stati invocati, oltre agli apostoli e ai martiri, i 206 “santi storici” delle Chiese locali, raffigurati e raccolti in altrettanti espositori che hanno fatto da sfondo, anche luminoso, alla celebrazione liturgica, all'apertura ufficiale dei lavori con la prolusione del cardinale Dionigi Tettamanzi e al breve concerto offerto dalla Fondazione “Arena di Verona” a chiusura della serata.

Il vescovo Carraro, nell'omelia, ha parlato del significato dell'essere “eletti”, nonostante “il mondo ci rifiuti”, mentre il cardinale Tettamanzi, ricordando che è da tempo giunta l'ora di “tradurre il Concilio in italiano”, ha invitato a parlare “non solo di speranza, ma anche e soprattutto con speranza”. L'arcivescovo di Milano è stato a lungo applaudito quando ha invitato ad amare l'altra
parrocchia come la propria, l'altra diocesi, l'altra Chiesa, l'altra aggregazione....

E poi ancora quando ha affermato che “non si dà testimonianza al di fuori della comunione ecclesiale” e quando, a proposito dei laici, ha chiesto con forza che “la parola del Concilio diventi autentica prassi ecclesiale”. Infine, ha detto Tettamanzi, “è meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”.

Oggi, come detto, parte il lavoro nei gruppi di studio, che per ogni ambito non saranno meno di sei in modo da favorire la partecipazione e il dibattito.

Tutti i delegati saranno chiamati a prendere spunto, oltre che dalle relazioni introduttive di Raffaella Iafrate (vita affettiva), Adriano Fabris (lavoro e festa), Augusto Sabatini (fragilità), Costantino Esposito (tradizione)
e Luca Diotallevi (cittadinanza), dalle schede appositamente preparate.

Altri toscani, oltre a Fabris dell'Università di Pisa, sono chiamati a guidare i “sottogruppi” e tra questi l'aretino Franco Vaccari, artefice dell'evento sulla cittadinanza (“Le piazze di Maggio”) in preparazione al Convegno ecclesiale.

Mons. Monari: «Non sarà un Convegno celebrativo»
16 ottobre. “Non sarà un Convegno celebrativo. Non si può dimenticare tutto il lavoro di preparazione che è stato prodotto fino ad oggi. Sarà un momento in cui ci si parlerà per entrare in comunicazione e condividere tutto ciò che le chiese hanno fatto e stanno facendo”. Ne é convinto il vicepresidente della Cei, mons. Luciano Monari, nel descrivere, ai giornalisti in conferenza stampa, il Convegno ecclesiale nazionale di Verona. “Se avrà una dimensione celebrativa – ha aggiunto – è per ricordare che esso è opera del Signore e quindi per celebrare ciò che ha suscitato nelle nostre Chiese”. “I cinque giorni di lavoro – ha spiegato a questo riguardo Vittorio Sozzi, della segretaria generale del Convegno - serviranno ai delegati per elaborare proposte concrete da presentare all'episcopato in vista di un'approvazione nel maggio del 2007”. Tra le novità del Convegno, mons. Claudio Giuliodori, responsabile dell'Ufficio comunicazioni sociali della Cei, ha ricordato la presenza, per la prima volta, di tre delegazioni, quella dei missionari italiani all'estero, degli italiani all'estero e degli immigrati cattolici in Italia.

Il convegno su internet
Cliccando su www.convegnoverona.it si possono trovare news aggiornate quotidianamente, il programma dei lavori, i relatori generali e di ambito, le sintesi dei contributi delle diocesi, degli organismi e delle aggregazioni ecclesiali, banner collegati al mondo dei media cattolici e agli eventi culturali che fanno da corollario al Convegno di Verona.

Il sito offre ai navigatori la possibilità di partecipare ai lavori del Convegno, grazie ad una diretta multimediale i cui contenuti sono forniti dalla televisione satellitare Sat 2000, che seguirà tutti i momenti pubblici dell'evento. Sul sito anche la presentazione di eventi culturali e musicali, mostre, installazioni, dedicati al tema della Risurrezione, che scandiranno le giornate del Convegno.

Un ambiente interattivo consente, poi, una vera e propria visita virtuale all'interno della Fiera di Verona, sede dei lavori, e degli altri siti in cui si svolge l'evento. Il 19 ottobre 2006, in occasione della presenza di Benedetto XVI alla Fiera di Verona e della celebrazione eucaristica da lui presieduta allo Stadio “Bentegodi” della città scaligera, il sito internet trasmetterà on line una diretta audio-video ad alta qualità, grazie allo streaming di Sat 2000.

Dall'archivio

Mons. De Vivo: «A Verona il contributo dei laici sarà libero e fattivo»

Verona, riflessione obbligata sulla presenza dei cattolici (di ANDREA TOMASI)

Sotto i portici di Verona... Idee verso il Convegno ecclesiale nazionale (di FRANCO VACCARI)

Cosa ci aspettiamo dal convegno di Verona (di GIUSEPPE SAVAGNONE)

Dal convegno

CARRARO: «DAI CRISTIANI UNA NUOVA POSIZIONE SUL MONDO»

CARD. TETTAMANZI, «LA SPERANZA COME STILE VIRTUOSO»

VEGLIA DEI GIOVANI; MONS. CARRARO: «SIATE SPERANZA CHE FIORISCE IN UN MONDO CHE SFIORISCE»

BIGNARDI, DIALOGO CON ALTRE FEDI E FATICA DEL VIVERE TRA LE SFIDE PER I CRISTIANI

ORNAGHI, «UNA CULTURA INTRINSECAMENTE SPERANTE»

PEZZOTTA, COSTRUIRE UN NUOVO DISCORSO PUBBLICO A PARTIRE DAL RELATIVISMO CRISTIANO

FABRIS, «IL RISCHIO CHE VENGA MENO LA RELAZIONE TRA LAVORO E FESTA»

IAFRATE, NO A UN'AFFETTIVITÀ SENZA SPERANZA

SABATINI, «LA FRAGILITÀ VA VISSUTA COME DONO»

INCONTRO EUROPEO; RICCARDI, «TRADURRE IL CONCILIO SULLA SCENA EUROPEA GLOBALE»

INCONTRO EUROPEO; CAMDESSUS, «LA CHIESA HA INIZIATO IL SUO ESODO, MA CI SONO SEGNI DI SPERANZA»

VERONA 2006: INCONTRO EUROPEO; FIGEL, «L'EUROPA UNITA È ESPRESSIONE DI SPERANZA»

IL GRAZIE DEL CARD. RUINI A BENEDETTO XVI; IL SALUTO DI UNA LAICA

BENEDETTO XVI, «L'ITALIA HA PROFONDO BISOGNO DELLA SPERANZA CRISTIANA»

BENEDETTO XVI, «NO A FORME DEBOLI E DEVIATE DI AMORE»; «L'AGIRE POLITICO È COMPITO DEI LAICI»

BENEDETTO XVI, «LA MATEMATICA È SEGNO DI UN'UNICA INTELLIGENZA ORIGINARIA»

BENEDETTO XVI, «NELLA NOSTRA EPOCA IL MALE NON È AFFATTO VINTO»

La diretta on line sul Convegno

L'intervento conclusivo del card. Ruini

Il testo integrale del Discorso del Papa (Verona 19 ottobre 2006)

La Chiesa italiana riparte da Verona
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