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Cardinale Bassetti: convegno su La Pira, «la sua visione profetica importante anche per l'Italia di oggi»

Aprendo oggi a Palermo il IV convegno nazionale «Spes contra Spem», in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Giorgio La Pira, il presidente dei vescovi italiani ha sottolineato l'attualità della «visione profetica» del Professore e ha invitato i cattolici a «risvegliarci da un certo torpore in cui siamo sprofondati negli ultimi decenni».

Il card. Gualtiero Bassetti (Foto Sir)

«Solo con una politica che abbia veramente a cuore la dignità della persona umana e che utilizzi il bene comune come unico criterio di scelta, si possono trovare delle soluzioni responsabili e realiste alle grandi sfide del mondo moderno: ai temi dello sviluppo, del disarmo, della mobilità umana, della bioetica, della convivenza di culture e religioni diverse, degli equilibri ecologici». Lo ha affermato oggi pomeriggio il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, intervenendo, a Palermo, al IV convegno nazionale «Spes contra Spem», in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Giorgio La Pira.

«Credo che noi, uomini e donne del terzo millennio, dobbiamo risvegliarci da un certo torpore in cui siamo sprofondati negli ultimi decenni», ha osservato Bassetti, secondo il quale sono stati «anni in cui ci siamo voluti illudere che assieme al tramonto delle ideologie fossero finite anche le ‘emergenze storiche’. Ma non è così». Il grande «cambiamento d’epoca», secondo il presidente della Cei, «ci obbliga a stare svegli, a guardare lontano e ad assumere una prospettiva globale, pur restando ben ancorati alla nostra storia, alle nostre tradizioni e ai nostri luoghi».

«Da questo punto di vista – ha rilevato – la visione profetica di La Pira è di fondamentale importanza: per la Chiesa e l’Italia». Per il cardinale, «non sarà il realismo dei materialisti a consegnare un ‘mondo migliore’ alle generazioni future; non sarà certo il ‘realismo’ di chi crede che tutto abbia un prezzo e che l’uomo vive solo di ciò che riesce a vendere e comprare; e non sarà, infine, il realismo dei fondamentalisti che, negando la bellezza di Dio, operano la più radicale ed atea negazione di Dio». «L’unico realismo che apre le prospettive alle generazioni future – ha concluso – è quello del Vangelo delle Beatitudini e di chi non si stanca di avere un inesauribile fame e sete di giustizia».

Giorgio La Pira fu uno «sperimentale» che fece di Firenze «il laboratorio» dove sperimentare alcuni «principi operativi»: «quelli fondamentali della Costituzione repubblicana, quelli economici che si trovano in ‘L’attesa della povera gente’ e, infine, i principi della sua inedita e in fieri civiltà cristiana». Nella sua relazione «Giorgio La Pira e la città», Bassetti ha sottolineato come «nella sua azione politica e amministrativa ha saputo e voluto interpretare alcune aspirazioni profonde della città». «La grandezza del La Pira politico – ha aggiunto – sta nell’essere riuscito a dare valenza politica alle culture solidali, aldilà delle divisioni ideologiche, che pure erano feroci». «Questo – ha spiegato il presidente della Cei – gli diede la forza, genuinamente politica, per requisire le case e per occupare le fabbriche. Altrimenti questa forza non l’avrebbe avuta». Per parlare di La Pira, Bassetti ha individuato quattro «passaggi» attraverso i quali il sindaco fiorentino ha «tradotto nel governo della città di Firenze, il binomio del pane e della grazia»: «la concretezza, la bellezza, la cultura e l’unità».

«La concretezza di La Pira si espresse su tutti i campi del sociale», ha rilevato il cardinale, aggiungendo che «proprio in virtù di questa concretezza, rifiuto di applicare a La Pira la categoria del ‘sognatore’. Se tutti i sognatori fossero come La Pira, oggi le nostre città avrebbero ben altri strumenti per aggredire le povertà». E poi la «bellezza» che «dice che il valore dell’esistenza umana trascende la pura materialità». «La cultura – ha proseguito – per La Pira è essenzialmente ricezione creativa della tradizione». Infine «l’unità» perché «tutte le città, piccole e grandi, costituiscono una sola articolazione di strutture che permettono la trasmissione e la crescita delle culture». Secondo Bassetti, «concretezza, bellezza, cultura e unità» sono stati per La Pira i «passaggi attraverso i quali costruire la civiltà del pane e della grazia, la civiltà della liberazione e della solidarietà».

La Pira, card. Bassetti: la sua visione profetica importante anche per l'Italia di oggi
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