Vita Chiesa
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Loppiano, una città aperta a tutti. Una famiglia che vive l'amore reciproco

Visita giovedì 10 maggio di Papa Francesco a Loppiano, cittadella del Movimento dei Focolari. Due ore, dalle 10 alle 12. Un dialogo serrato con domande e risposte. E una preghiera nel «Santuario Maria Theotokos». «Quando abbiamo saputo che il Papa veniva a Loppiano - confidano i focolarini - la prima cosa che ci siamo detti è che avrebbe dovuto trovare tra noi una famiglia che vive l'amore reciproco. Questo è stato il nostro programma fin dall'inizio».

Una veduta dall'alto di Loppiano (Foto Sir)

(da Loppiano) Duecentosessanta ettari di terreno collinare, nel comune di Incisa Val d'Arno, a 20 chilometri da Firenze. Loppiano. È la prima cittadella internazionale del Movimento dei Focolari. Nata nel 1964, oggi conta circa 800 abitanti. Più della metà vi risiede stabilmente. Altri sono di passaggio per una permanenza che può variare dai 6 ai 18 mesi. Non ci sono ingressi, cancelli né cartelli di benvenuto. Loppiano è una città dove tutti possono entrare, prendendo la strada da qualsiasi direzione. Non si caratterizza per una architettura particolare. Ma per la «vita» che esplode, bussando a una delle casette che si trovano lungo i suoi sentieri collinari. Dentro, puoi fare il giro del mondo nel giro di un caffè: dalla Nuova Caledonia alla Cina, alla Siria, al Pakistan.

Un mosaico straordinario di popoli, culture, lingue. Un bozzetto di umanità. Giovani, famiglie, medici e studenti, sacerdoti e religiosi. C'è un'unica legge che gli abitanti devono conoscere prima di venire qui e rispettare. È un po'come la «regola» costituzionale di questo inedito «laboratorio di città»: è il comandamento nuovo di Gesù, «Amatevi a vicenda come io ho amato voi». Nessuna carta da firmare. Lo chiamano qui semplicemente «Patto».

La visita di Papa Francesco, giovedì 10 maggio. Il countdown è iniziato. Troverà 6mila persone ad accoglierlo. A dargli il benvenuto ci saranno anche 12 monaci buddisti thailandesi, segno di un carisma che spinto dalla chiamata a vivere l'unità della famiglia umana, è arrivato in tutti punti della terra e coinvolto anche persone di altre Chiese, credenti di diverse religioni, addirittura uomini e donne senza alcun riferimento religioso. Tra badge da distribuire, servizi d'ordine da organizzare, dirette tv e connessioni wi-fi da sistemare, tutto qui procede senza alcuna agitazione. La pace che si respira, non è data dalla natura verde di queste colline, ma ha una ragione più profonda: «Quando abbiamo saputo che il Papa veniva a Loppiano - confida Fausta Giardina, che per oltre 20 anni è stata in focolare tra Colombia ed Ecuador - la prima cosa che ci siamo detti è che avrebbe dovuto trovare tra noi una famiglia che vive l'amore reciproco. Questo è stato il nostro programma fin dall'inizio».

Il Papa arriverà alle 10 in elicottero dopo aver visitato la comunità di Nomadelfia. Ha chiesto che la macchina elettrica scoperta che lo porterà come prima tappa nel «Santuario Maria Theotokos», potesse passare il più possibile vicino alla folla per avere la possibilità di salutare e stare con la gente. Dopo un momento di preghiera da solo a Maria nella chiesa, il Papa uscirà sul palco dove inizierà un momento di dialogo con gli abitanti della Cittadella. Ci sarà anche Violet, della Siria, che canterà una canzone. La sua è una storia incredibile: con suo marito Issa, medico ginecologo, e i loro 4 figli erano venuti qui cinque anni fa per partecipare alla «Scuola Loreto», una esperienza di 10 mesi rivolta alle famiglie. Ma dopo quell'anno, la guerra in Siria era diventata violenta, minacciosa. La loro città era stata occupata. Hanno provato a tornare a casa. Ma una bomba esplosa a 200 metri da loro, li ha pietrificati. Hanno capito - raccontano con le lacrime agli occhi - che l'unica soluzione possibile era rimanere a Loppiano. Sono rimasti così, sospesi, migranti, in esilio, per cinque anni. Non è stato facile.
La canzone che Violet canterà al Papa è «il grido del mio popolo».
Provati dal dolore, nei loro occhi, non c'è rassegnazione. C'è una immensa «gratitudine a Dio per averci portati qui». «Abbiamo trovato una famiglia, il nostro dolore è il dolore di tutti, e quando le difficoltà sono condivise, si trasformano in amore».
Loppiano, città dalle porte aperte, è diventata anche sede dell'Istituto universitario Sophia. In questi dieci anni di attività (è stata l'ultima realtà nata da Chiara, prima della sua morte) sono passati, da qui, 500 studenti. La «mission» di Sophia? «Aiutare i giovani - risponde Bernhard Callebaut, docente di sociologia - a porre le domande di fondo, perché le risposte, uno non smette di cercarle per tutta la vita. Mettiamo in atto un approccio interdisciplinare che richiede una capacità a connettere la Sapienza con la ricchezza infinita dei saperi. Il tutto nello spirito della Chiesa di oggi, nello spirito dei dialoghi e quindi con una grandissima apertura al rapporto con i cristiani di altre Chiese, credenti di altre religioni e persone senza riferimento religioso». Anche a Sophia, vale la «regola» di Loppiano. «L'unità è una cosa che Gesù ha chiesto al Padre. A noi ha chiesto di vivere sul suo esempio, l'amore reciproco. Una proposta alla quale tutti possono aderire» e che qui, tra questi corridoi, diventa «cultura della reciprocità».  Tutto a Sophia è attraversato da questa vita di relazione: lo studio, i rapporti tra docenti e studenti, tra i docenti delle diverse discipline e tra gli stessi studenti. Il risultato: uomini e donne capaci di visione ampia, formati al lavoro in team, dotati di strumenti per la composizione dei conflitti, strategie di problem solving, percorsi di dialogo.

«Se Dio è in ogni cosa, è anche arte e musica». Fin dall'inizio della sua storia, Loppiano e la sua proposta di vita hanno generato percorsi di arte, musica e canto. Hanno qui la loro sede le band del Gen Rosso e del Gen Verde. Realtà storiche nel panorama musicale italiano. Basti pensare che «Resta qui con noi» è stato l'inno della prima Gmg indetta da Giovanni Paolo II nel 1984. Anche la musica che nasce e vive della «ispirazione» di questa cittadella, si mette al servizio del carisma dell'unità perché «la musica - spiega Michele Sole, del Genrosso - ha un linguaggio universale che arriva laddove altri non riescono ad arrivare». Molte e impensabili sono le barriere che le note di queste due band sono riuscite ad abbattere. Dal 2004 il Gen Rosso è stato 5 volte in Cina. La loro musica negli ultimi anni - spinti anche dalle sollecitazioni di Papa Francesco - si fa percorso di dialogo con i giovani proponendo workshop e performance condivise. E si apre alle periferie e ai quartieri a rischio delle grandi città. «La musica, il canto e la danza - dice Raiveth del Gen Verde - sono per noi l'espressione di un messaggio di fraternità che viviamo prima di tutto tra noi per diventare un segno di speranza che dice oggi al mondo che l'unità è possibile».

Dalla Nuova Caledonia alla Cina. Per raggiungere Loppiano e vivere per un anno l'esperienza di una sua «scuola», c'è chi lascia il lavoro, chi gli «amici di sempre» e la famiglia. Chi lo fa spinto dalla «ricerca di qualcosa di grande». Chi «per mettersi alla prova». Nella scuola delle «gen», all'ingresso, c'è una immensa carta geografica dispiegata su un muro con i volti delle persone che abitano qui. A vederlo così il mondo, sembra meno estraneo. In qualche modo, addirittura più raggiungibile. Sicuramente più familiare. In fondo questo è il popolo nato dal carisma di Chiara. Ma c'è una condizione che rende possibile questa fraternità universale e sono le Parole di Gesù contenute nel «Patto» che regola la vita di questa città: «Come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri».

Loppiano, una città aperta a tutti. Una famiglia che vive l'amore reciproco
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