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Lungo la via Francigena rinascono gli «ospitali»

Centinaia di pellegrini che ogni giorno attraversano la Toscana a piedi diretti a Roma e che sul loro sentiero trovano, alla distanza precisa di un giorno di cammino, «ospitali» in cui sacerdoti, religiosi o compagnie di laici sono pronti ad accoglierli per offrire loro un momento di preghiera, la cena e un letto semplice ma comodo. La mattina dopo il viaggio riprende, fino al prossimo posto tappa.
DI RICCARDO BIGI

Parole chiave: francigena (150)

di Riccardo Bigi

Centinaia di pellegrini che ogni giorno attraversano la Toscana a piedi diretti a Roma e che sul loro sentiero trovano, alla distanza precisa di un giorno di cammino, «ospitali» in cui sacerdoti, religiosi o compagnie di laici sono pronti ad accoglierli per offrire loro un momento di preghiera, la cena e un letto semplice ma comodo. La mattina dopo il viaggio riprende, fino al prossimo posto tappa.

Non è un documentario sul medioevo: è lo scenario di un futuro non troppo lontano. Un futuro che sta prendendo corpo grazie all'impegno di un numero sempre crescente di singole persone, associazioni, istituzioni, enti locali, comunità religiose. Il progetto per la riapertura di un sistema di «ospitali» lungo la via Francigena in Toscana è stato presentato martedì scorso alla Conferenza Episcopale Toscana, riunita all'eremo di Lecceto per l'assemblea di settembre. I Vescovi hanno accolto con grande favore l'idea: a seguirla più da vicino sarà l'arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino Antonio Buoncristiani, visto che il territorio della sua diocesi è quello maggiormente coinvolto dal tracciato dell'antica strada.

A presentare il progetto c'erano il sacerdote senese don Domenico Poeta, Simone Tani e Maria Pia Bertolucci a rappresentare le varie associazioni impegnate su questa idea e Pietro Bizzini, uno dei volontari disposti a dedicarsi all'accoglienza dei pellegrini. «Il desiderio - racconta Pietro - è nato dopo un'esperienza di volontariato sul cammino di Santiago. È stata talmente bella che con la mia famiglia ci siamo offerti di tenere aperto un luogo simile, un “ospitale”, in Toscana». Per questo Pietro conta di trasferirsi, a breve, in una canonica della campagna senese, messa a disposizione dalla diocesi, dove realizzare una mensa e alcuni posti letto. Tutto all'insegna della sobrietà e della condivisione.

Proprio questo è lo spirito di tutto il progetto: recuperare vecchie chiese, canoniche in disuso, conventi vuoti, e affidarli a comunità di vario tipo (di religiosi, di laici, di famiglie). Dopo mesi di studio, il percorso adesso è tutto tracciato, i luoghi individuati, e in alcuni casi sono già partiti i lavori di restauro. Per gli altri sono stati richiesti finanziamenti alle Fondazioni bancarie e agli enti locali, e le prospettive sono buone. «Della via Francigena si parla da anni ma finora tutto si era limitato a libri e convegni. Era l'ora di provare a fare qualcosa di concreto» spiega Simone Tani, che fa parte dei «Ricostruttori», un'associazione che ha tra gli obiettivi proprio quello di riaprire alla preghiera antichi luoghi di culto. La tradizione del pellegrinaggio a Roma era stata rilanciata dal Giubileo del Duemila: da allora, spiega Simone, alcune cose sono state fatte. In Toscana sono già aperti alcuni punti di ospitalità per i pellegrini: il più attivo è il «Tau» di Altopascio, altri sono a Pietrasanta, San Quirico d'Orcia, Gambassi Terme, Radicofani. Durante l'estate appena conclusa, questi centri hanno accolto complessivamente un migliaio di pellegrini diretti a Roma. Una cifra che non può che crescere se pensiamo che lungo il cammino di Santiago ne transitano anche duecento al giorno. «Il cammino di Santiago - afferma Maria Pia Bertolucci - ha una tradizione che si è molto radicata negli ultimi decenni. Ma la via Francigena, potenzialmente, può attrarre anche più pellegrini perché Roma è una meta importante per la cristianità e perché la strada attraversa terre, a partire dalla Toscana, di grande fascino e con una grande impronta spirituale». Senza contare che il progetto in questione avrebbe anche un valore aggiunto: gli «ospitali» non sarebbero, come nel caso di Santiago, strutture comunali (ex scuole, palestre o cose del genere) ma strutture ecclesiali dove i pellegrini potrebbero incontrare esperienze di fede (comunità religiose, associazioni di laici, parrocchie, gruppi di famiglie...). In questo modo il viaggio verso Roma diventa a tutti gli effetti un percorso spirituale.

L'altra faccia della questione è il recupero di strutture di grande pregio storico e architettonico. Alcuni esempi? la pieve di Coiano, a Castelfiorentino, una splendida chiesa medievale che potrebbe diventare luogo d'accoglienza. Qui i lavori da fare sono particolarmente lunghi, ma il progetto prevede la collocazione tenporanea di una casetta di legno (messa a disposizione dalla Provincia di Firenze) per iniziare l'attività già nei prossimi mesi. Altre strutture particolarmente significative che potrebbero presto, grazie a questo progetto, tornare a vivere come «ospitali» sono pieve di Sant'Innocenzo a Piana (Buonconvento), la vecchia casa della Misericordia di Radicofani, l'ex Seminario di Pontremoli, la canonica di Ponte a Elsa, la canonica di Abbadia a Isola (Monteriggioni), la pieve di Santa Maria a Chianni (Gambassi Terme. Ne verrebbe fuori un percorso con posti tappa ogni 20-25 chilometri, da percorrere in 10-12 giorni. Un percorso che poi prosegue attraverso Viterbo: la Regione Lazio ha già stanziato dei fondi per una iniziativa simile, completando il percorso fino a Roma. «Da Pontremoli a Roma - spiega Simone Tani - sono circa 800 chilometri, poco meno del cammino di Santiago». Ecco che il sogno, allora, appare più realistico di quanto possa sembrare. Anche perché intorno a questa idea si stanno raccogliendo molte risposte positive, c'è entusiasmo, e tutte le realtà interpellate (diocesi, parrocchie, comunità religiose ma anche banche e enti locali) stanno dando la loro adesione. E c'è già chi è pronto a scommettere che nel giro di pochi anni questo scenario sarà una realtà. Centinaia di pellegrini che ogni giorno attraversano la Toscana a piedi, diretti a Roma...

Da Pontremoli a Radicofani seguendo le orme del vescovo Sigerico
Il tracciato tradizionale della via Francigena è quello che Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, descrisse nel 994 tornando da Roma alla sua diocesi. La strada attraversa la Francia ed entra in Italia da Aosta. Dopo aver toccato il Piemonte e l'Emilia, la prima tappa in Toscana è Pontremoli. Quindi il percorso attraversa Aulla, Sarzana, Luni, Massa, Pietrasanta, Camaiore, Lucca, Altopascio, San Miniato, Castelfiorentino, Gambassi, San Gimignano, Monteriggioni, Siena, Monteroni d'Arbia, Buonconvento, San Quirico d'Orcia, Radicofani. Chi desidera informazioni più precise, vuole fare esperienze di pellegrinaggio o vuole offrirsi per fare volontariato negli «ospitali» già attivi lungo il percorso può scrivere a: simone_tani@fastwebnet.it o pietro_bizzini@hotmail.com

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