Vita Chiesa
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La missionaria andò in Argentina al seguito del vescovo cortonese Dante Sandrelli

Missionaria pratese racconta: «Ecco chi è Bergoglio»

Qualcosa lo ha già fatto vedere. Sono i gesti quotidiani, quelli che forse colpiscono di più per la novità: la semplicità, la grande affabilità e la voglia di stare in mezzo alla gente. Ma c’è una cosa che ancora non è emersa di papa Bergoglio. “Ed è quanto sia un uomo del dialogo fra le religioni. A Buenos Aires è presente una forte comunità ebraica e lui in questi anni ha dato vita a numerosi corsi biblici interreligiosi, con un paio di scuole con docenti cristiani, ebrei e musulmani”. A dirlo è una pratese che lo ha conosciuto bene. Si chiama Rita Santanni, classe 1940, consacrata delle Spigolatrici della Chiesa. Per oltre vent’anni è stata in missione in Argentina.

Rita Santanni

E lì, naturalmente, ha avuto modo di vedere dal vivo all’opera il futuro Papa Francesco. “L’ho incontrato in diversi incontri diocesani a Buenos Aires e in numerose feste parrocchiali. Certo, ci sono gli aspetti quotidiani del suo modo di fare che colpiscono. Anche a me è capitato diverse volte di incontrarlo in metropolitana. E il mondo sta cominciando a conoscere la sua grande affabilità. Mi ricordo che una volta la Conferenza episcopale argentina chiamò i membri dell’equipe biblica nazionale, di cui facevo parte, a presentare il nostro lavoro pastorale. Io tenni una relazione sulla spiritualità della Lectio divina. Al termine, lui venne personalmente da me e mi abbracciò”.

Rita sottolinea come Bergoglio sia “un uomo semplice, un uomo dei poveri, che abitava da solo e faceva tutto da sé in casa. Quando l’altra sera ho sentito il suo nome dopo l’Habemus Papam!, in una frazione di secondo sono stata presa da una gioia irrefrenabile e mi sono messa a urlare. Davvero la Chiesa aveva bisogno di un Papa latino americano. Da Medellin a Puebla, da Santo Domingo ad Aparecida, nei vari incontri dei vescovi sudamericani, l’America Latina ha preso in mano la Bibbia ed è cresciuta spiritualmente in modo incredibile. Si può dire che un intero continente si è messo in missione e il fermento missionario pervade tutti i cattolici, in particolare i più giovani. Si vide davvero la fede e la religiosità popolare è ancora forte. E di questo c’è bisogno anche da noi”. Rita ricorda come “Mons. Bergoglio aveva fatto mettere tende nelle piazze di Buenos Aires col Santissimo per l’adorazione e sacerdoti per la confessione. Una fede portata per le strade”.

La storia stessa di Rita merita di essere raccontata. Nata a Tavola di Prato nel 1940, nel ’62 ha ricevuto la consacrazione come Spigolatrice. “Subito dopo ho fatto un’esperienza di nove anni in Svizzera, accanto agli immigrati italiani. E, ancora, per qualche tempo, in Eritrea”. Dal ’71 è nella parrocchia pratese di origine, a Tavola. Qui lavora nella pastorale e nella scuola materna. La svolta ulteriore arriva nel 1991 quando decide di partire in missione ad gentes proprio per l’Argentina.

“A incoraggiarmi fu l’allora vescovo di Formosa, nel nord del Paese, mons. Dante Sandrelli, la cui famiglia, originaria di Cortona, si era trasferita a Tavola. Una volta che era venuto in Italia, gli chiesi se era possibile partire per la missione e lui mi accolse a braccia aperte”. Per sette anni Rita lavora nella parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Villa Escolar, nel nord est, “una parrocchia enorme, cento chilometri da parte a parte, più grande della diocesi di Prato. Lì mi sono dedicata completamente alla pastorale, dalla catechesi alla gioventù. La parrocchia di Tavola fece una colletta per comprare un’auto con cui potevo girare a visitare le persone. Il legame con Prato, dove adesso sono rientrata definitivamente, è rimasto sempre forte”. Dopo quei primi anni, l’attuale vescovo di Formosa, José Vicente Conejero, la chiamò in quella città per un lavoro sulla Bibbia: “Detti vita alla pastorale biblica diocesana. Dal 1998 sono rimasta per dieci anni in quella diocesi organizzando cosi biblici con il metodo della Lectio divina. Abbiamo dato il vita a comunità bibliche in tutta quella diocesi. È stato da lì che sono andata – era ormai il 2008 – a Buenos Aires, per un anno sabbatico. Ed è stato qui che ho conosciuto mons. Bergoglio, primate della Chiesa argentina”.

I suoi amici argentini li ha sentiti subito dopo l’elezione di papa Francesco “C’è grande eccitazione e gioia. È tutto pronto con i maxischermi per la messa di intronizzazione, anche se questo termine, così solenne e pomposo, accostato a lui, stride un po’. L’Argentina è stata colpita da una forte crisi economica e qualche anno fa ha fatto persino default. Bergoglio si è fatto tutto per la popolazione e per i poveri. Ha rischiato anche molto, si può dire, e non si è mai tirato indietro. Le voci di suoi contatti con il regime di Videla? Se avesse avuto qualche ombra di questo tipo non sarebbe mai stato eletto. Adesso delle persone si sa tutto ed è impossibile che rimanga nascosto”.

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