Vita Chiesa
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Natale: card. Betori, «umiltà, obbedienza e ascolto per stare nella grotta di Betlemme»

«Alla grotta di Betlemme non sembra che siano stati invitati i potenti del mondo e tanto meno chi possiede ricchezze, né i difensori delle sacre tradizioni o gli artefici di un pensiero che vorrebbe dominare il mondo, né i custodi di poteri religiosi che erigono barriere attorno a Dio». Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, nell’omelia della Messa che ha presieduto in cattedrale nella notte di Natale.

Il card. Giuseppe Betori (Foto Sir)

«Le parole della narrazione evangelica collocano la nascita di Gesù in un contesto di assoluta precarietà e indigenza, il mondo dei poveri e degli umili». Un evento in cui risalta «l’umiltà di Maria e poi l’obbedienza di Giuseppe e, infine, l’ascolto dei pastori». «Con questi sentimenti si può entrare nel presepio, si può stare accanto al Signore», ha aggiunto. Nelle parole del cardinale, l’invito «all’umiltà», alla quale «Papa Francesco ci aveva richiamati due anni fa in questa cattedrale, invitandoci ad assumere gli stessi sentimenti di Cristo, primo fra tutti appunto l’umiltà», che contrasta con «i miti di autosufficienza che nutrono i sogni malati della cultura oggi dominante».

L’altra virtù richiamata dal porporato è «l’obbedienza», come «conformità della propria esistenza, in ogni scelta, al disegno di Dio e alla sua volontà». Atteggiamento che «contrasta con un’altra delle caratteristiche tipiche della mentalità diffusa, in cui viene esaltata l’autonomia e la possibilità di autodeterminarsi secondo propri criteri e desideri». «Un mito che, come peraltro quello dell’autosufficienza, contribuisce notevolmente a creare diseguaglianze e squilibri tra chi ha e può e quanti invece sprofondano sempre più nella miseria e nel disagio».

Un’ultima qualità segnalata dal card. Betori è l’ascolto. «I pastori inoltre ci insegnano che occorre uscire da se stessi, dal ripiegamento sui propri interessi e vivere nella responsabilità – ha concluso Betori -. Solo chi è responsabile verso gli altri, chi vive nell’attesa vigilante, chi si muove nella libertà può maturare quella virtù dell’ascolto che, come i pastori ci mostrano, permette di cogliere l’invito a incontrare il Signore».

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