Vita Chiesa
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Nei giorni tristi o in quelli felici, le buone ragioni per pregare non mancano mai

Nella pandemia abbiamo sentito il bisogno di invocare l’aiuto di Dio, ci siamo accostati più spesso alla lettura della Bibbia  o alla preghiera in famiglia. Come fare perché tutto questo non vada perduto? Lo abbiamo chiesto a padre Giancarlo Bruni, monaco, biblista, maestro di spiritualità

padre Bruni

Nella pandemia abbiamo imparato nuovi modi di pregare: ci siamo accostati di più alla Bibbia, al rosario, abbiamo pregato in casa, in famiglia. Abbiamo sentito il bisogno di invocare l’aiuto di Dio. Come fare, adesso, perché questo non vada perduto?

Padre Giancarlo Bruni, frate Servo di Maria e fratello della Comunità di Bose, vive all’eremo delle Stinche, nel Chianti, ma gira spesso l’Italia per animare ritiri e incontri di spiritualità. È sicuramente la persona giusta per aiutarci a non disperdere questo patrimonio. «Il fenomeno del ritorno di non pochi alla preghiera nel tempo della crisi della pandemia - riconosce - è un dato di fatto».
Fenomeno destinato a durare o legato al momento critico?
«La risposta è sicuramente personale, riguarda l’intima esperienza di incontro con un Tu denominato Dio, per i cristiani il Padre di Gesù che è "Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti". Ma c’è anche una risposta ecclesiale: il fenomeno va letto come segno del tempo che provoca la Chiesa, perché nulla vada perduto ma incrementato».
Come?
«Attraverso un "ritorno approfondito" sul tema della preghiera a livello di Chiese locali, di parrocchie. Il dossier sulla preghiera è centrale nell’esperienza di fede e va riaperto. E anche attraverso l’elaborazione, e non solo per tempi di crisi, di una "liturgia domestica", un breviario di preghiera familiare che dia finalmente ragione alla definizione della famiglia come piccola "Chiesa domestica". Un impegno creativo, un laboratorio che veda localmente i discepoli del Signore impegnati sinodalmente, coralmente, in un’opera pregna di futuro, accostare alla liturgia pubblica quella familiare in forme da reinventare insieme. Un discorso antico a cui ha ridato evidenza il tempo. Recuperando inoltre quello che la tradizione orientale chiama l’"angolo della bellezza", composto da un’icona, dalla Scrittura e da un lume, a voler dire che quel volto di luce che trasmette parole di luce è l’amico ritrovato della casa nei giorni buoni e in quelli meno buoni, presenza di consolazione e di illuminazione, presenza pregata, basta uno sguardo, un grazie e un "abbi pietà" a nome di tutti e per tutti. Famiglia che diventa così luogo della Presenza, e della sua trasmissione ai figli e agli amici".
Quali buone ragioni abbiamo per pregare?
«La preghiera è la declinazione di un rapporto decisivo per la nostra vita. Testimonia che un Tu, il Padre di Gesù, è entrato come compagno di viaggio nelle nostre vite, accolto come buona notizia nel suo portare luce alla nostra domanda, alla nostra ricerca, alla nostra invocazione e alla nostra attesa di senso. Sulle orme del Figlio, anche noi figli amati, inviati ad amare. Senso, dunque, dato dall’essere figli e figlie della risurrezione a vita buona, a vita eterna. La preghiera è la risposta a questa buona notizia, risposta declinata nel "grazie", nella richiesta di forza per vivere in coerenza a immagine del Figlio, l’impossibile all’uomo possibile a Dio. Nella domanda di perdono per sempre nuovi cominciamenti. Nell’invocazione di ulteriore luce e coraggio nei tempi della prova.
La buona ragione della preghiera, nel giorno triste e in quello no, è nella preghiera stessa, nella sua verità di rendere esplicito un rapporto sempre più profondo di filialità. Un rapporto nel dialogo e illuminante, un rapporto che viene meno ove non si prega più, ove cioè Dio in Cristo cessa di essere ascoltato e si cessa di rispondergli. Vi sono situazioni tali che sembrano giustificare tale atteggiamento, ad esempio il dolore innocente: se Dio è onnipotente e buono, perché? E se in questi casi il pregare non arreca beneficio, vi sono ancora buone ragioni per pregare?»
Quali benefici può portare, anche in situazioni di crisi, la preghiera nelle nostre vite?
«Il primo beneficio che la preghiera porta nella nostra vita è che la pone in relazione con il Padre di Gesù: «Quando pregate, dite: Padre nostro».
Il secondo beneficio è l’illuminazione che segue a questo incontro. La scoperta del Dio di Gesù come dedizione incondizionata per l’uomo e di noi stessi come amati incondizionatamente, chiamati a divenire il luogo attraverso cui il Padre di Gesù, in Gesù, continua a prendersi cura dell’uomo. E spontanea sgorga nel cuore la preghiera del grazie, del "dai forza", del "perdona i tradimenti".
Il terzo beneficio che la preghiera porta nelle nostre vite è il discernimento che essa arreca dinanzi al male dalle molte sfaccettature. Il male fisico, psichico, morale, sociale e naturale esiste; mette in luce la fragilità, la vulnerabilità e la mortalità dell’uomo e del creato; infantile è sognare questo mondo come esente dal male. Urgente è l’emancipazione dall’idea funesta della perfezione, siamo nel limite. Via maestra per affrontare il male è la responsabilità tradotta in solidarietà e fratellanza, il prendersi cura da parte di tutti delle ferite di tutti, in molteplicità di forme e di competenze. Una lezione che l’uomo deve apprendere imparando, dice Gesù, a discernere ciò che è giusto. Gli uomini della preghiera non sono esenti da questo compito tipicamente umano, iscritto nella coscienza, semplicemente lo assumono davanti al loro Dio, il Padre di Gesù che non manda castighi ma che viene in Gesù in situazioni ferite e fallite per apportarvi la sua salvezza, che viene a cercare alleati che resistano al male secondo l’insegnamento di Gesù e alla maniera di Gesù.
Resistere al male: in che modo?
«Una resistenza nella preghiera: "Venga il tuo regno", "Liberaci dal male". Una resistenza nella "compassione attiva" tradotta in lacrime: "Gesù scoppiò in pianto", e nelle lacrime di Gesù sull’amico Lazzaro morto è Dio a piangere su ogni uomo che muore. Tradotta in cura per storie ferite e fallite: "È passato facendo il bene", e in lui Dio suo Padre. Una resistenza in totale "affidamento": "Allontana da me questo calice... ma ciò che vuoi tu", "Padre nelle tue mani affido il mio spirito". Gesù passione d’amore del Padre per chi è nel dolore, divenuto uomo dei dolori continua ad amare compiendone la volontà, nell’attesa della risurrezione. Il pregare insegnato e vissuto da Gesù è un bene da non disattendere dinanzi a chi soffre. Preghiera che arreca beneficio a coloro che sono nel dolore: dona alle nostre vite ferite di divenire feritoie che sprigionano amore».
Per molti la vita adesso è tornata ai ritmi frenetici di sempre, tra lavoro e impegni. Quali forme di preghiera suggerisce a chi ha poco tempo?
«Innanzitutto vorrei ricordare che umana è una vita che obbedisce ai ritmi della solitudine, l’abitare con sé, della compagnia, la vita sociale, e dell’amicizia, il coltivare rapporti familiari e amicali. E questo giorno dopo giorno, dando il tempo dovuto a ciascun momento. Per i costretti alla fretta suggerisco di accompagnare al risveglio biologico il risveglio della coscienza formulando una preghiera breve di questo tipo: "Ti ringrazio, Padre, di avermi aperto gli occhi e di avermi dato un giorno a vivere da figlio inviato come fratello a chi incontro nel mio lavoro e nei miei impegni. Benedicimi e benedici i miei cari e tutti". Può seguire il Padre nostro.
Suggerisco poi durante il giorno il ricorso a forme brevissime di preghiera, penso alla preghiera del cuore della tradizione orientale: "Signore, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me", alle giaculatorie della tradizione occidentale e alla ricchezza che si può trarre dal testo biblico: "Venga il tuo regno", "Fa’ che io veda", "Poni in me un cuore nuovo", "Signore, benedici", "Dio, sii compagno di viaggio ai poveri della terra", "Santa Maria, prega per noi"... Questo non per devozionalismo di rientro o per vezzo intimistico, ma perché compito della preghiera è il tenere desta la coscienza alla consapevolezza se ciò che stiamo facendo è conforme o meno alla volontà del Padre che è sempre volontà di bene. E atto di amore per il prossimo è operare con giustizia, è pregare per i luoghi che attraversiamo e nei quali operiamo, è ricordare i diseredati della terra: "Benedite e non maledite".
Suggerisco infine, prima di coricarsi, una preghiera breve di questo tipo: "Ti ringrazio, Padre, del giorno che ormai volge al termine. Perdona i disamori e sii angelo custode nella notte. A me, ai miei cari, a tutti, ai senza tetto".
Semplici esempi a voler dire che ciascuno deve pervenire a una formulazione propria di preghiera breve, scarna e essenziale, a memoria che la fretta non può cancellare la Presenza che dà senso al nostro lavoro e ai nostri impegni: viviamo nella rettitudine e a favore dell’altro o no? O così così?»

Nei giorni tristi o in quelli felici, le buone ragioni per pregare non mancano mai
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