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PISA, LA TOSCANA HA RESO OMAGGIO AL BEATO TONIOLO

Parole chiave: toniolo (21), vescovi toscani (22), pisa (74), angelo bagnasco (206)

Ooltre tremila fedeli hanno gremito il Duomo di Pisa domenica 6 maggio per partecipare ad una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in omaggio a Giuseppe Toniolo, beatificato a Roma lo scorso 29 aprile. Un centinaio i concelebranti: tra loro il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, l'arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto e altri dieci vescovi toscani. E poi monsignor Lorenzo Baldisseri, segretario della Congregazione dei vescovi ed originario di Barga, in diocesi di Pisa. In cattedrale erano presenti anche i pronipoti del beato e Francesco Bertolini, beneficiario del miracolo che è stato accertato nel corso della causa di beatificazione. Non mancavano neanche un gruppo di pellegrini da Pieve di Soligo, cittadina natale di Toniolo, il presidente nazionale di Azione Cattolica Franco Miano, un gruppo di studenti dell'Università Cattolica
Dopo la lettura del decreto con cui il Papa ha proclamato beato Giuseppe Toniolo, alcuni studenti universitari hanno portato nel presbiterio una reliquia del nuovo beato, contenuta in un reliquiario realizzato dall'orafo lucchese Cesare Giovacchini.
Il cardinal Bagnasco ha ricordato Toniolo con le parole di papa Benedetto XVI: «fu sposo e padre di sette figli, professore universitario ed educatore dei giovani, economista e sociologo, appassionato servitore della comunione nella Chiesa. Attuò gli insegnamenti dell'Enciclica Rerum novarum del papa Leone XIII; promosse l'Azione cattolica, l'Università cattolica del Sacro Cuore, le Settimane sociali dei cattolici italiani ed un Istituto di diritto internazionale della pace. Il suo messaggio è di grande attualità, specialmente in questo tempo: il beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà».
Egli fu un cattolico «mistico e attivo». «Mistico – ha spiegato Bagnasco - in virtù di uno sguardo soprannaturale sulle vicende umane. E attivo perché sapeva di non potersi chiamar fuori dalla mischia, ma di doverci stare con lo sguardo attento a Cristo e alla Chiesa. Non per portarvi polemica ma per conciliare, e proporre con coraggio il primato dell'uomo, la visione di una società intessuta dei valori universali del cristianesimo. Della necessità della Chiesa per il bene della società intera era pienamente convinto, e l'affermava coraggiosamente ovunque, in privato e in pubblico».

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