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Papa Francesco: Angelus, «Gesù non ha ambizioni politiche». Appello per la pace in Ucraina

All'Angelus in piazza San Pietro, a cui hanno partecipato - secondo la Gendarmeria vaticana - 25mila persone, Papa Francesco ha commentato il brano evangelico della festa di cristo Re. Al termine ha lanciato un appello per la pace in Ucraina.

Percorsi: Pace - Papa Francesco - Russia - Ucraina
Papa Francesco, Angelus (Foto Sir)

«È evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche». Lo ha detto ieri, festa di Cristo Re, il Papa, durante l'Angelus in piazza San Pietro, a cui hanno partecipato - secondo la Gendarmeria vaticana - 25mila persone. «Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d'Israele», ha ricordato Francesco: «Ma per Gesù il regno è un'altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi. Perciò si era ritirato da solo sul monte a pregare. Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: ‘Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei'».

«Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n'è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani», ha commentato il Papa: «Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l'amore, rendendo testimonianza alla verità. Si tratta della verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: ‘Dio è amore' e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace. E questo è il regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi». «La storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano», il monito di Francesco: «Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori - il regno di Dio si radica nei cuori -, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita». «Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza», ha fatto notare Francesco: «E come si fa? Lascia che l'amore di Dio, il regno di Dio, l'amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza».

«Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re», l'invito del Papa: «Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, e indica - questo re - la strada all'uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno». «Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo», ha ammonito il Papa: «Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi ‘re'».

«Preghiamo per quel caro Paese e per la pace tanto desiderata». È l'auspicio formulato dal Papa, che dopo l'Angelus di ieri ha ricordato «l'anniversario dell'Holodomor, terribile carestia provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime» in Ucraina. «L'immagine è dolorosa», ha commentato Francesco: «La ferita del passato sia un appello per tutti perché tali tragedie non si ripetano mai più». Il Papa ha poi salutato, tra gli altri, «le numerose corali venute per il loro Terzo Convegno Internazionale in Vaticano», ringraziandole «per la loro presenza e per il loro prezioso servizio alla liturgia e all'evangelizzazione. Grazie tante!». Salutando, inoltre, i partecipanti al Congresso sulla fertilità, promosso dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha ricordato il 50° anniversario dell'Enciclica Humanae vitae di San Paolo VI. Ai fedeli palermitani, Francesco si è rivolto a braccio, facendo riferimento alle pessime condizioni atmosferiche romane: «Complimenti, perché siete stati coraggiosi! Venire con questa pioggia! Siete coraggiosi! Bravi!».

Fonte: Sir
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