Vita Chiesa
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Papa Francesco, Angelus, «quante inimicizie nelle famiglie». Appelli per Congo, Pakistan e Iraq

Durante la preghiera dell'Angelus, ieri, in piazza San Pietro, dopo aver parlato dell'amore per i nemici che Gesù ci chiede, il Papa ha lanciato appelli per la pace in Congo, Pakistan e Iraq.

Papa Francesco all'Angelus (Foto Sir)

«Anche il nemico è una persona umana, creata come tale a immagine di Dio, sebbene al presente questa immagine sia offuscata da una condotta indegna». A spiegarlo ai fedeli è tato il Papa, che durante l’Angelus di ieri ha detto: «Quando parliamo di ‘nemici’ non dobbiamo pensare a chissà quali persone diverse e lontane da noi; parliamo anche di noi stessi, che possiamo entrare in conflitto con il nostro prossimo, a volte con i nostri familiari». «Quante inimicizie nelle famiglie, quante!», ha esclamato Francesco: «Pensiamo a questo. Nemici sono anche coloro che parlano male di noi, che ci calunniano e ci fanno dei torti. E non è facile digerire questo. A tutti costoro siamo chiamati a rispondere con il bene, che ha anch’esso le sue strategie, ispirate dall’amore». Gesù, in altre parole, «non vuole proporre un nuovo ordinamento civile, ma piuttosto il comandamento dell’amore del prossimo, che comprende anche l’amore per i nemici: ‘Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano’. E questo non è facile. Questa parola non va intesa come approvazione del male compiuto dal nemico, ma come invito a una prospettiva superiore, a una prospettiva magnanima, simile a quella del Padre celeste, il quale – dice Gesù – ‘fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti'». Di qui l’invito a «praticare la pazienza, il dialogo, il perdono, e ad essere così artigiani di comunione, artigiani di fraternità nella nostra vita quotidiana, soprattutto nella nostra famiglia».

«Gesù  - ha detto ancora il Papa - non chiede ai suoi discepoli di subire il male, anzi, chiede di reagire, però non con un altro male, ma con il bene. Solo così si spezza la catena del male: un male porta un altro male, un altro porta un altro male… Si spezza questa catena di male, e cambiano veramente le cose». Francesco ha poi  spiegato che «il male è un ‘vuoto’, un vuoto di bene, e un vuoto non si può riempire con un altro vuoto, ma solo con un ‘pieno’, cioè con il bene». «La rappresaglia non porta mai alla risoluzione dei conflitti», ha ammonito Francesco: «Tu me l’hai fatta, io te la farò»: questo mai risolve un conflitto, e neppure è cristiano». «Per Gesù il rifiuto della violenza può comportare anche la rinuncia ad un legittimo diritto», ha sottolineato il Papa: «Ma questa rinuncia non vuol dire che le esigenze della giustizia vengano ignorate o contraddette; no, al contrario, l’amore cristiano, che si manifesta in modo speciale nella misericordia, rappresenta una realizzazione superiore della giustizia». «Quello che Gesù ci vuole insegnare è la netta distinzione che dobbiamo fare tra la giustizia e la vendetta», ha sintetizzato Francesco: «Distinguere tra giustizia e vendetta. La vendetta non è mai giusta. Ci è consentito di chiedere giustizia; è nostro dovere praticare la giustizia. Ci è invece proibito vendicarci o fomentare in qualunque modo la vendetta, in quanto espressione dell’odio e della violenza».

Dopo la recita dell'Angelus il Papa ha lanciato «un accorato appello alla coscienza e alla responsabilità delle Autorità nazionali e della Comunità internazionale, affinché si prendano decisioni adeguate e tempestive per soccorrere i nostri fratelli e sorelle» nella regione del Kasai Centrale della Repubblica Democratica del Congo.  Purtroppo, ha detto il Papa, «continuano a giungere notizie di scontri violenti e brutali» in quella regione. «Sento forte il dolore per le vittime, specialmente per tanti bambini strappati alle famiglie e alla scuola per essere usati come soldati. Questa è una tragedia, i bambini soldati. Assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera, anche per il personale religioso e umanitario che opera in quella difficile regione». Francesco ha invitato a pregare «per loro e per tutte le popolazioni che anche in altre parti del Continente africano e del mondo soffrono a causa della violenza e della guerra. Penso, in particolare, alle care popolazioni del Pakistan e dell’Iraq, colpito da crudeli atti terroristici nei giorni scorsi. Preghiamo per le vittime, per i feriti e i familiari. Preghiamo ardentemente che ogni cuore indurito dall’odio si converta alla pace, secondo la volontà di Dio».

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