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Papa Francesco: «Una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità»

«Oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile!». Sul volo che lo riportava a Roma dopo la visita in Egitto, Papa Francesco ha lanciato un appello rivolto soprattutto alla situazione di tensione con la Corea del Nord. Tra i temi trattati, l’Europa, la Francia, gli immigrati, l’ecumenismo, il Venezuela e il caso Regeni (testo integrale).

Papa Francesco sul volo di ritorno (Foto Sir)

«Oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile! Guardiamo a quei Paesi che stanno soffrendo una guerra interna, in Medio Oriente, in Yemen, in Africa. Fermiamoci, cerchiamo soluzioni diplomatiche, e lì credo che le Nazioni Unite abbiano il dovere di riprendere un po’ la loro leadership perché si è un po’ annacquata». Lo ha detto Papa Francesco nella conferenza stampa (testo integrale) durante il volo di ritorno dall’Egitto. Poco più di mezz’ora per rispondere alle domande dei giornalisti che hanno toccato vari temi, dal caso Regeni, ai migranti, dalla escalation di tensioni in Corea, all’Europa, passando per le elezioni francesi, fino a toccare le relazioni con gli ortodossi russi.

«Dei missili coreani si parla da un anno – ha detto il Pontefice – ma adesso sembra che la cosa si sia riscaldata troppo. Richiamo al negoziato perché è il futuro dell’umanità». Da qui il richiamo ai leader mondiali «a un lavoro per risolvere i problemi sulla strada della diplomazia. Ci sono i facilitatori, i mediatori che si offrono. Ci sono Paesi come la Norvegia, sempre pronta ad aiutare – è solo un esempio -. La via è quella del negoziato, della soluzione diplomatica», ha ribadito. Alla domanda se incontrerà il presidente americano Trump, in Italia per il prossimo G7 di Taormina, Papa Francesco ha risposto: «Non sono stato ancora informato di richieste da parte della Segreteria di Stato, ma io ricevo ogni Capo di Stato che chiede udienza».

«L’Europa è in pericolo di sciogliersi. Dobbiamo meditare».  «C’è il problema ‘populismi’ in Europa e nell’Unione europea, quello che ho già detto sull’Europa non lo ripeterò, ne ho parlato quattro volte. Ogni Paese è libero di fare le scelte che crede convenienti e davanti a questo io non posso giudicare se questa scelta la fa per un motivo o per l’altro. Non conosco la politica interna. È vero che l’Europa è in pericolo di sciogliersi, questo è vero. Dobbiamo meditare». Così Papa Francesco ha risposto ad una domanda dei giornalisti che chiedevano quali elementi di discernimento dare agli elettori cattolici francesi in vista delle presidenziali. Per Papa Bergoglio a «spaventare» e «alimentare» questi fenomeni populisti è «l’immigrazione. Ma non dimentichiamo – ha avvertito – che l’Europa è stata fatta dai migranti, da secoli e secoli di migranti. È un problema che si deve studiare bene, rispettando le opinioni, una discussione politica con la lettera maiuscola, la grande politica». Sulla Francia, ha continuato il Papa, «dico la verità, non capisco la politica interna francese e ho cercato di avere buoni rapporti anche col presidente attuale con il quale c’è stato un conflitto una volta ma poi ho potuto parlare chiaramente sulle cose. Dei due candidati francesi non so la storia, non so da dove vengono, so che una è una rappresentante della destra, ma l’altro non so da dove viene e per questo non so dare un’opinione. Parlando dei cattolici, mentre salutavo la gente un giorno uno mi ha detto: ‘Perché non pensa alla grande politica?’. Intendeva fare un partito per i cattolici! Ma questo signore buono vive nel secolo scorso!».

«Ci sono campi di rifugiati che sono veri campi di concentramento. Qualcuno forse c’è in Italia, qualcuno forse in altre parti. Pensiamo a cosa fa la gente quando è rinchiusa in un campo senza poter uscire. Pensiamo che cos’è successo in Nord Europa quando i migranti volevano attraversare il mare per andare in Inghilterra, e sono stati chiusi dentro», ha ribadito  Papa Francesco parlando di migranti e rifugiati. «Mi ha fatto ridere una cosa, e questa è un po’ la cultura italiana: in Sicilia – ha ricordato il Pontefice, riferendo di una conversazione con un delegato della Caritas di Agrigento – in un piccolo paese, c’è un campo rifugiati. I capi di quel paese hanno parlato ai migranti e hanno detto loro: ‘Stare qui dentro farà male alla vostra salute mentale, dovete uscire, ma per favore non fate cose brutte, delinquenza e criminalità! Noi non possiamo aprire i cancelli, ma facciamo un buco dietro, voi uscite, fate una passeggiata in paese…’. E così si sono costruiti buoni rapporti con gli abitanti di quel paesino: i migranti non fanno atti di delinquenza o criminalità. Ma stare chiusi senza uscire è un lager ma niente a che vedere con la Germania».

Preoccupazione per il Venezuela. «C’è stato un intervento della Santa Sede su richiesta dei quattro presidenti che stavano lavorando come facilitatori, ma la cosa non ha avuto esito perché le proposte non sono state accettate o venivano diluite. Tutti sappiamo la difficile situazione del Venezuela, un Paese che io amo molto. So che ora stanno insistendo, non so bene a partire da dove, credo ancora da parte dei quattro presidenti, per rilanciare questa facilitazione e stanno cercando il luogo. La stessa opposizione è divisa e il conflitto si acutizza ogni giorno di più. Siamo in movimento. Tutto quello che si può fare, bisogna farlo, con le necessarie garanzie, sennò si perde tempo». Così Papa Francesco nella conferenza stampa durante il volo di ritorno dall’Egitto, ha risposto ad una domanda dei giornalisti sulla crisi venezuelana.

Il cammino ecumenico procede. «L’unità del battesimo va avanti, la colpa è una cosa storica: nei primi concili era chiaro, poi i cristiani battezzavano i bambini nei santuari e, quando volevano sposarsi, si ripeteva il battesimo sotto condizione. È cominciato con noi, non con loro. Siamo in buon cammino per superare questo. Gli ortodossi russi riconoscono il nostro battesimo e io riconosco il loro». Così Papa Francesco, parlando della dichiarazione congiunta Chiesa cattolica e Chiesa copto-ortodossa, in cui al punto 11 si afferma di cercare «sinceramente di non ripetere il battesimo che è stato somministrato in una delle nostre Chiese per qualsiasi persona che voglia unirsi all’altra». Il Papa ha anche ribadito che «l’ecumenismo si fa in cammino con le opere di carità, stando insieme. Non esiste un ecumenismo statico. I teologi devono studiare ma questo non è possibile che finisca bene se non si cammina insieme, pregando insieme». Con il patriarca russo Kirill, ha aggiunto Bergoglio, «ci sono rapporti buoni e anche l’arcivescovo Hilarion è venuto parecchie volte a Roma e anche con lui abbiamo un buon rapporto. Con lo Stato russo: so che lo Stato parla della difesa dei cristiani in Medio Oriente, questa credo che sia una cosa buona: parlare contro la persecuzione. Oggi ci sono più martiri che in passato».

Sul caso Regeni si è mosso. «Sono preoccupato, e dalla Santa Sede mi sono mosso su quel tema, perché anche i genitori lo hanno chiesto. La Santa Sede si è mossa. Non dirò come ma ci siamo mossi». Così Papa Francesco ha parlato del caso Regeni, in risposta a un giornalista che, nella conferenza stampa, gli chiedeva se avesse parlato del giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto nel suo colloquio privato con il presidente egiziano Al Sisi.

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