Vita Chiesa
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Papa Francesco: Vespri ecumenici, «insieme, sulle rive del Mar Rosso»

«Sono i nostri peccati a essere stati annegati da Dio nelle acque vive del Battesimo». Lo ha ricordato stasera Papa Francesco, nell’omelia della celebrazione – nella basilica di San Paolo fuori le Mura – dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 51ª Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sul tema: «Potente è la tua mano, Signore (cfr. Esodo 15, 1-21)».

Papa Francesco a San Paolo Fuori le Mura (Foto Sir)

Hanno preso parte alla celebrazione i rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma. «Tutti noi cristiani siamo passati attraverso le acque del Battesimo e la grazia del Sacramento ha distrutto i nostri nemici, il peccato e la morte. Usciti dalle acque abbiamo raggiunto la libertà dei figli; siamo emersi come popolo, come comunità di fratelli e sorelle salvati, come ‘concittadini dei santi e familiari di Dio’ – ha sottolineato il Pontefice -. Condividiamo l’esperienza fondamentale: la grazia di Dio, la sua misericordia potente nel salvarci».

La potente esperienza della grazia. Nella vita, ha proseguito, «sperimentiamo poi la tenerezza di Dio, che nella nostra quotidianità ci salva amorevolmente dal peccato, dalla paura e dall’angoscia. Queste esperienze preziose vanno custodite nel cuore e nella memoria. Ma, come fu per Mosè, le esperienze individuali si legano a una storia ancora più grande, quella della salvezza del popolo di Dio». E «anche San Paolo, di cui oggi celebriamo la conversione, ha fatto la potente esperienza della grazia, che lo ha chiamato a diventare, da persecutore, apostolo di Cristo. La grazia di Dio ha spinto pure lui a cercare la comunione con altri cristiani, da subito, prima a Damasco e poi a Gerusalemme». È, per il Santo Padre, «questa la nostra esperienza di credenti. Man mano che cresciamo nella vita spirituale, comprendiamo sempre meglio che la grazia ci raggiunge insieme agli altri ed è da condividere con gli altri. Così, quando innalzo il mio rendimento di grazie a Dio per quanto ha compiuto in me, scopro di non cantare da solo, perché altri fratelli e sorelle hanno il mio stesso canto di lode». E «le varie Confessioni cristiane hanno fatto questa esperienza».

«Nell’ultimo secolo abbiamo finalmente compreso di trovarci insieme sulle rive del Mar Rosso. Nel Battesimo siamo stati salvati e il canto grato della lode, che altri fratelli e sorelle intonano, ci appartiene, perché è anche il nostro», ha detto ancora Papa Francesco. «Quando diciamo di riconoscere il Battesimo dei cristiani di altre tradizioni – ha sottolineato il Pontefice -, confessiamo che anch’essi hanno ricevuto il perdono del Signore e la sua grazia che opera in loro. E accogliamo il loro culto come espressione autentica di lode per quanto Dio compie. Desideriamo allora pregare insieme, unendo ancora di più le nostre voci. E anche quando le divergenze ci separano, riconosciamo di appartenere al popolo dei redenti, alla stessa famiglia di fratelli e sorelle amati dall’unico Padre». Come il popolo eletto, dopo la liberazione, «ha intrapreso un lungo e difficile viaggio attraverso il deserto, spesso vacillando, ma attingendo forza dal ricordo dell’opera salvifica di Dio e dalla sua presenza sempre vicina», «anche i cristiani di oggi – ha affermato il Santo Padre – incontrano nel cammino molte difficoltà, circondati da tanti deserti spirituali, che fanno inaridire la speranza e la gioia».

«Sul cammino ci sono pure dei pericoli gravi, che mettono a repentaglio la vita: quanti fratelli oggi subiscono persecuzioni per il nome di Gesù! Quando il loro sangue viene versato, anche se appartengono a Confessioni diverse, diventano insieme testimoni della fede, martiri, uniti nel vincolo della grazia battesimale», ha evidenziato Papa Francesco. «Ancora, insieme agli amici di altre tradizioni religiose – ha proseguito -, i cristiani affrontano oggi sfide che sviliscono la dignità umana: fuggono da situazioni di conflitto e di miseria; sono vittime della tratta degli esseri umani e di altre schiavitù moderne; patiscono gli stenti e la fame, in un mondo sempre più ricco di mezzi e povero di amore, dove continuano ad aumentare le disuguaglianze». Ma, come gli israeliti dell’Esodo, «i cristiani sono chiamati a custodire insieme il ricordo di quanto Dio ha compiuto in loro. Ravvivando questa memoria, possiamo sostenerci gli uni gli altri e affrontare, armati solo di Gesù e della dolce forza del suo Vangelo, ogni sfida con coraggio e speranza».

Il Papa ha, quindi, rivolto i suoi «affettuosi» saluti ai rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma e alla celebrazione dei Vespri, in particolare al metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, e a Bernard Ntahoturi, rappresentante personale a Roma dell’arcivescovo di Canterbury. Un saluto anche alla Delegazione ecumenica di Finlandia, che ha incontrato stamattina, agli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, in visita a Roma per approfondire la conoscenza della Chiesa Cattolica, e ai giovani ortodossi e ortodossi orientali che studiano nella Capitale grazie alla generosità del Comitato di collaborazione culturale con le Chiese Ortodosse, che opera presso il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Il «grazie» del card. Koch. Un ringraziamento a Papa Francesco per aver presieduto i Secondi Vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura alla conclusione della 51ª Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ribadendo così «la sua convinzione che lo sforzo ecumenico di ripristinare l’unità dei cristiani è ‘un cammino irreversibile e non in retromarcia’». Lo ha rivolto il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, alla fine della celebrazione dei Vespri nella solennità della conversione di San Paolo Apostolo. «Con il battesimo, siamo stati incorporati a Cristo e siamo già divenuti una cosa sola – ha sottolineato il porporato -. Tuttavia, continuiamo a vivere in Chiese e Comunità separate, mostrando così di aver ferito e di ferire l’unico Corpo di Cristo e nuocendo alla credibilità dell’annuncio del Vangelo nel mondo odierno». Per il cardinale, «la solennità della conversione di San Paolo Apostolo ci esorta a comprendere che anche noi abbiamo bisogno di conversione. La conversione è l’anima più profonda di ogni sforzo ecumenico». «Preghiamo il Signore affinché, anche quando ci adoperiamo per la ricomposizione dell’unità, egli ci protegga con la sua mano e ci mostri la sua potenza. La ringraziamo di cuore, Santo Padre, per il suo impegno ecumenico a favore dell’unità dei cristiani e Le promettiamo di accompagnare con la nostra preghiera il suo ministero petrino», ha concluso il card. Koch.

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