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Papa Francesco: a Penitenzieria apostolica, “andare a confessarsi non è andare in tintoria a togliersi una macchia”

“Andare a confessarsi non è andare in tintoria a togliersi una macchia”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, ricevendo in udienza i partecipanti al corso promosso dalla Penitenzieria apostolica

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Papa Francesco: a Penitenzieria apostolica, “andare a confessarsi non è andare in tintoria a togliersi una macchia”

“La fede non può mai essere ridotta a un elenco di concetti o a una serie di affermazioni da credere”, ha ribadito il Papa: “La fede si esprime e si comprende dentro una relazione: la relazione tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e Dio, secondo la logica della chiamata e della risposta: Dio chiama e l’uomo risponde. Noi chiamiamo Dio e lui risponde sempre. La fede è l’incontro con la misericordia, con Dio stesso che è misericordia – il nome di Dio è misericordia – ed è l’abbandono tra le braccia di questo amore, misterioso e generoso, di cui tanto abbiamo bisogno, ma al quale, a volte, si ha paura ad abbandonarsi”. “L’esperienza insegna che chi non si abbandona all’amore di Dio finisce, prima o poi, per abbandonarsi ad altro, finendo tra le braccia della mentalità mondana, che alla fine porta amarezza, tristezza e solitudine”, il monito del Papa, secondo il quale “il primo passo per una buona Confessione è proprio l’atto di fede, di abbandono, con il quale il penitente si accosta alla misericordia”. Ogni confessore, quindi, “dev’essere capace di stupirsi sempre per i fratelli che, per fede, domandano il perdono di Dio e, ancora solo per fede, si abbandonano a Lui, consegnando sé stessi nella Confessione. Il dolore per i propri peccati è il segno di tale abbandono fiducioso all’amore”. Il Santo Padre, prima di cominciare a parlare, si è scusato a braccio: “Mi scuso per essere seduto, ma dopo un viaggio le gambe si fanno sentire”.

“Non fare i ficcanasi nell’anima degli altri”. È l’indicazione per i confessori, rivolta a braccio dal Papa al termine del suo discorso. Francesco ha raccomandato loro l’esempio di San Giuseppe, nell’anno a lui dedicato, “uomo giusto e fedele”, e si è soffermato sull’”atteggiamento religioso che nasce da questa coscienza di essere peccatore perdonato, che deve avere il confessore”. “Accogliere in pace, accogliere con paternità”, l’invito: “Ognuno saprà com’è l’espressione della paternità: il sorriso, gli occhi in pace… Accogliere offrendo tranquillità e poi lasciar parlare”. “Tante volte il confessore se ne accorge che il penitente ha una certa difficoltà ad andare avanti con un peccato”: la raccomandazione, in questo caso, per il Papa è quella di “non fare domande indiscrete”. “Ho imparato dal card. Piacenza una cosa”, ha rivelato: “Quando lui vede persone in difficoltà e si capisce cosa è, dice: ‘Ho capito’. Andare avanti, non far loro più dolore, non torturarle. E poi non fare delle domande: ti stai facendo il film nella tua mente?”. “Nelle basiliche c’è una opportunità tanto grande di confessare – ha fatto notate il Papa – ma purtroppo i seminaristi che sono nei collegi internazionali si passano la voce, e anche i preti giovani: ‘In quella basilica puoi andare in quel confessionale, o in quell’altro, ma in quello non andare: quello sarà uno sceriffo che ti torturerà’”. “Essere misericordiosi non significa essere manica larga”, ha puntualizzato Francesco: “Significa esser fratello, padre, consolatore. Prega e torna ogni volta che hai bisogno: perché qui troverai un padre, un fratello. Per favore, non fare il tribunale di esame accademico! Non fare i ficcanasi nell’anima degli altri! Padri, fratelli misericordiosi”.

Ognuno di noi è “un peccatore perdonato. Se uno di noi non si sente così, meglio che non faccia il confessore”. Con queste parole, pronunciate a braccio, il Papa ha sottolineato che il buon confessore deve sempre sentirsi, quale . “Ricordiamo sempre che ciascuno di noi è un peccatore perdonato, posto al servizio degli altri, perché anch’essi, attraverso l’incontro sacramentale, possano incontrare quell’amore che ha affascinato e cambiato la nostra vita”, ha detto il Papa ai partecipanti al XXXI Corso sul foro interno promosso dalla Penitenzieria apostolica, esortandoli “a perseverare con fedeltà nel ministero prezioso che svolgete, o che presto vi verrà affidato: è un servizio importante per la santificazione del popolo santo di Dio”. “Il proposito attuale di non commettere ancora il peccato è il segno della volontà di corrispondere all’amore”, ha spiegato Francesco: “Tante volte la gente, anche noi stessi, ci vergogniamo di aver promesso di non commettere peccato e di tornare un’altra volta”. A questo proposito, il Papa ha citato a braccio “una poesia di un bravo parroco argentino, una poesia alla Madonna. Lui voleva cambiare, ma non sapeva come: ‘Questa sera, Signora, la promessa è sincera, ma per caso lasciami la chiave della porta di fuori’. Sapeva che sempre c’era la chiave per aprire”. “ Così, la celebrazione frequente del sacramento della Riconciliazione diventa, sia per il penitente che per il confessore, una via di santificazione, una scuola di fede, di abbandono, di cambiamento e di corrispondenza all’amore misericordioso del Padre”, ha assicurato Francesco.

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