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Papa Francesco a «Ponti di pace»: «Non possiamo rassegnarci guerra e terrorismo»

Per iniziativa della Comunità di Sant'Egidio da ieri pomeriggio e fino al 16 ottobre sono raccolti a Bologna, «nello Spirito di Assisi», centinaia di leader delle grandi religioni mondiali insieme a rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni. Il messaggio di Papa Francesco e gli interventi di apertura di mons. Zuppi e Andrea Riccardi.

Ponti di Pace a Bologna (Foto Sir)

(dall'invita a Bologna) - «Non possiamo rassegnarci al demone della guerra, alla follia del terrorismo, alla forza ingannevole delle armi che divorano la vita. Non possiamo lasciare che l'indifferenza si impadronisca degli uomini, rendendoli complici del male, di quel male terribile che è la guerra, la cui crudeltà è pagata soprattutto dai più poveri e dai più deboli». Lo scrive Papa Francesco in un messaggio inviato all'arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, e letto ieri pomeriggio in apertura dell'Incontro internazionale «Ponti di Pace», promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Fino al 16 ottobre sono raccolti «nello Spirito di Assisi» centinaia di leader delle grandi religioni mondiali insieme a rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni.

Il titolo scelto per quest'anno, «Ponti di pace», è «un invito - scrive il Papa - a creare connessioni che portino a incontri reali, legami che uniscano, percorsi che aiutino a superare conflitti e asprezze. Nel mondo globalizzato, dove purtroppo sembra sempre più facile scavare distanze e rintanarsi nei propri interessi, siamo chiamati a impegnarci insieme per congiungere fra loro le persone e i popoli». Il Papa fa appello ai leader religiosi e dice: «È urgente elaborare assieme memorie di comunione che risanino le ferite della storia, è urgente tessere trame di pacifica convivenza per l'avvenire». «Non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di credenti, chiamati, a maggior ragione nell'odierno villaggio globale, ad avere a cuore il bene di tutti e a non accontentarsi del proprio stare in pace. Le religioni, se non perseguono vie di pace, smentiscono sé stesse. Esse non possono che costruire ponti, in nome di Colui che non si stanca di congiungere il Cielo e la terra. Le nostre differenze non devono perciò metterci gli uni contro gli altri: il cuore di chi veramente crede esorta ad aprire, sempre e ovunque, vie di comunione».

Ad ascoltare le parole di Francesco ci sono il grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, il patriarca siro ortodosso, Ignatius Aphrem II, il rabbino capo di Francia, Haim Korsia, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e l'ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Alla tre giorni di dialogo e confronto, partecipano anche tre vescovi provenienti dalla Repubblica popolare cinese, Joseph Shen Bin, vescovo di Haimen, Antony Dang Mingyan, vescovo di Xi'an, e Joseph Yang Yongqiang, vescovo di Zhoucun.

Il Papa ricorda ai leader religiosi che a Roma è in corso il Sinodo dei giovani: «Come credenti, non possiamo che avvertire l'urgenza di cogliere il forte grido di pace che si leva dai loro cuori e di costruire insieme quel futuro che a loro appartiene. Perciò è necessario costruire ponti tra le generazioni, ponti sui quali camminare mano nella mano e ascoltarci».

«La passione per la pace - conclude il Papa - rende tutti più giovani dove realmente conta: nel cuore. Oggi, stringendovi gli uni accanto agli altri, uomini e donne di credo e generazioni diversi, mostrate che, con l'aiuto di Dio, costruire insieme la pace è possibile. È la strada da percorrere. Vi ringrazio e vi auguro buon cammino, per il bene di tutti».

«Dialogo non è una parola pericolosa o ingenua! È pericoloso piuttosto quando non si parla! Sappiamo che non è facile, ma sappiamo che è l'unica via», ha detto l'arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, aprendo ieri pomeriggio al Palazzo dei Congressi della Fiera di Bologna, l'Incontro internazionale «Ponti di pace». «Da Bologna - ha detto Zuppi - riaffermiamo il diritto alla pace, come ci ha chiesto Papa Francesco un anno fa proprio qui a Bologna. Ci impegniamo a fare di tutto perché diventi un vero diritto. È quello di comporre i conflitti senza la violenza, cercando ciò che difende le persone e regola la vita comune, affermando i diritti degli individui e dei popoli, dei più deboli, di chi è scartato, e del creato, nostra casa comune. Non crediamo a chi ci dice che lottare per questo è inutile e che niente cambierà! Non ci accontentiamo di piccoli sogni, ma vogliamo sognare in grande». Ed ha aggiunto: «Se non si cerca la pace questa è minacciata. Il male vuole rubare le parole alle religioni, con quella bestemmia che è il terrorismo e il fondamentalismo. L'inimicizia è sempre diabolica e il seme della divisione, fosse solo nell'uso delle parole, è in maniera inquietante fecondo e porta frutti di sofferenza per altri. Noi vogliamo continuare a seminare l'incontro, la conoscenza, il seme dell'amicizia e del dialogo».

«Costruire ponti di pace, anche di fronte a correnti contrarie, non rassegnarci ai muri e agli abissi, significa credere che molto, che tutto può cambiare». È un appello a non perdere la speranza quello lanciato da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, in apertura dei lavori. «La preghiera fianco a fianco, senza negare le differenze, il dialogo e l'incontro, come qui a Bologna, manifestano che il futuro vive nel legame tra gli umili cercatori di pace, ovunque realizzabile; che la pace è possibile ed è al fondo di ogni religione, perché è il bel nome di Dio», ha detto Riccardi. «Non ci possiamo appiattire sul realismo rapido delle notizie, talvolta cattive o false, facendoci prendere dal pessimismo, dall'emotività o dal senso d'irrilevanza di fronte a una confusione o a un male soverchianti. Il pessimismo è un consigliere di morte. L'uomo e la donna di preghiera sanno che il mondo non è consegnato al male, ma sarà liberato perché Dio non l'ha abbandonato».

Fonte: Sir
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