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Papa Francesco: a comunità cattolica Shalom, «la droga ci fa vivere in un mondo sradicato»

«Uscire per raccontare che Dio è buono, che ti sta aspettando anche nei peggiori momenti della vita». È il compito affidato dal Papa ai membri della Comunità Cattolica Shalom, ricevuti oggi in udienza in Aula Paolo VI, dove Francesco è arrivato poco prima delle 12.30 ed è stato accolto da una folla festante, con i giovani che indossavano una maglietta bianca e agitavano piccoli striscioni con la scritta «Shalom» in bianco su campo oro.

Papa Francesco nell'Aula Paolo VI (Foto Sir)

«Non stare chiusi in se stessi, nei propri interessi, come piccoli privilegiati, ma andare incontro a Gesù», l’invito del Papa ai giovani della comunità, nata a Fortaleza, in Brasile, con una pizzeria per l’evangelizzazione e ora presente in 19 Paesi del mondo, per un totale di circa 3.800 membri. Francesco – rispondendo a braccio in spagnolo per circa 20 minuti alle domande dei presenti – ha citato ancora una volta la sua parabola evangelica preferita, quella del padre misericordioso, raccontata da Luca nel suo Vangelo: al versetto 15, c’è l’immagine del padre che vede suo figlio arrivare dall’alto. «Tutti i giorni il padre saliva alla terrazza per vedere se arrivava il figlio», il commento del Papa: «Così è Dio con noi, ci aspetta anche nei momenti di maggior peccato, nei momenti difficili». Il padre della parabola, nel vedere il figlio che ritornava a casa, «si commosse», ha ricordato Francesco, sottolineando che tale verbo ha a che fare «con le viscere materne e paterne di Dio». «Nella peggiore situazione, nel peggior peccato, il padre lo stava aspettando», ha fatto notare il Papa: «Questa è la misericordia, non disperare mai!».

«Un giovane che si rinchiude in se stesso, che vive solamente per se stesso, finisce per ubriacarsi di autoreferenzialità». Ne è convinto il Papa, che rispondendo a braccio in spagnolo alle domande dei membri della comunità cattolica Shalom, ha affermato che «la cosa che caratterizza la gioventù, l’eterna gioventù di Dio, che è eternamente giovane, è la gioia, e alla gioia si oppone la tristezza, che è autoreferenzialità». «In questa cultura così egoista c’è una dose molto grande di narcisismo», il grido d’allarme di Francesco, secondo il quale «stare a contemplare sé ed ignorare gli altri è un narcisismo che produce tristezza, perché si preoccupa del maquillage 24 ore su 24, di apparire migliore, di una bellezza migliore degli altri». «È la malattia dello specchio», ha ammonito il Papa per stigmatizzare tale patologia, dettata da una società «consumista e narcisistica». «Ma i giovani non si guardano allo specchio», ha detto Francesco mettendo in guardia dal «guardarsi allo specchio per riempirsi di cinismo». «Rinfrescare l’anima»: è questa, per il Papa, la ricetta che «dà gioia e salva dalla tentazione del narcisismo».

«La droga taglia le radici e ci fa vivere in un mondo sradicato», senza più «storia, progetti, patria, famiglia, amore». Sempre rispondendo, a braccio e in spagnolo, alla domanda di Matteo, 22 anni, brasiliano, che ha raccontato della sua lunga esperienza nel tunnel della droga, il Papa ha fatto notare che quest’ultima è «uno degli strumenti che usa la cultura per dominarci». «La droga nega tutto quello che è legame storico, culturale, personale, e ci fa vivere in un mondo senza alcuna radice», la denuncia di Francesco durante l’udienza concessa oggi in Aula Paolo VI ai membri della Comunità cattolica Shalom: «Questo è il dramma della droga, giovani totalmente sradicati, senza nessun impegno». Come ha fatto Matteo, invece, si può «passare da questa esperienza di invisibilità e riprendere coscienza di sé». Di qui la domanda alle migliaia di giovani presenti: «Siamo coscienti dei legami che abbiamo nel cuore? Siamo coscienti delle radici, dell’amore, dei progetti, della capacità creativa che hanno i giovani per essere profeti del futuro? Uscire dalla droga è prendere coscienza di questo».

«Dare gratuitamente quello che avete ricevuto gratuitamente». Si è conclusa con questo invito, pronunciato a braccio e in spagnolo come il resto del discorso, l’udienza del Papa ai membri della comunità cattolica Shalom. Riferendosi al tema del prossimo Sinodo dei giovani, e al cammino sinodale in atto, Francesco si è soffermato sull’importanza del «discernimento vocazionale per capire cosa vuole il Signore da noi in vista della missione». «Dare gratuitamente», l’invito: «Se stiamo qui, è perché qualcuno gratuitamente ha dato la vita per noi. E allora, diamo gratuitamente quello che abbiamo ricevuto». Dare gratuitamente, per il Papa, «ti insegna ad abbracciare e a baciare, ti libera da ogni interesse di tipo egoista».

Nella parte finale del discorso, Francesco si è riferito al carisma della comunità diffusa in 19 Paesi del mondo e al «servizio» che all’interno di essa svolgono i più giovani e i più adulti. «Una sfida oggi è il dialogo tra i giovani e gli anziani», ha ribadito il Papa: «I giovani hanno la necessità di ascoltare gli anziani, gli anziani hanno la necessità di ascoltare i giovani». «Gli anziani non sono da tenere nascosti», ha ammonito Francesco ricordando la sua esperienza a Buenos Aires: «Sperano che un giovane li baci e li aiuti a sognare, mentre i giovani hanno bisogno della saggezza degli anziani».

Fonte: Sir
Papa Francesco: a comunità cattolica Shalom, «la droga ci fa vivere in un mondo sradicato»
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