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Papa Francesco a docenti e studenti del «San Carlo»: no alla cultura dell'indifferenza

Una cultura del dialogo basata sull’identità e aperta agli altri, i sistemi economici ingiusti e la vendita di armi che causa la morte di tanta gente, il bullismo, il «cuore razzista» e la cultura dell’indifferenza. Sono tanti i temi toccati da Papa Francesco nel discorso a studenti e docenti del Collegio San Carlo di Milano, ricevuti in udienza nel 150.mo di fondazione.

Udienza del Papa nell'Aula Paolo VI (Foto Media Vaticani)

«Ogni volta che voi fate bullismo su un ragazzo, un compagno vostro, voi fate con questo gesto una dichiarazione di guerra». Lo ha detto Papa Francesco rispondendo a braccio alle domande di docenti e studenti dell’Istituto San Carlo di Milano, ricevuti stamani in udienza nell’Aula Paolo VI. In particolare, a una giovane docente, Silvia, il pontefice ha ribadito che «per avere radici bisogna avere consistenza e memoria». Citando l’ultimo libro del sociologo Bauman, Francesco osserva che «si chiama Nati liquidi», ma «la traduzione tedesca dice ‘sradicati’». «La liquidità si fa quando non si è capaci di trovare le proprie radici – ha aggiunto il Papa -. Questo non significa chiudersi al presente, ma prendere il succo delle radici e portarle avanti nella crescita. La gioventù non può andare avanti se non è radicata». Per questo, il consiglio di Francesco è di «parlare con i vecchi», perché «sono la memoria del popolo, della famiglia e della storia». Nelle parole del Papa la convinzione che «la generazione intermedia oggi non è tanto capace di trasmettere le radici come quella degli anziani».

Poi, il pontefice si è soffermato sul concetto di «identità» per «dialogare e andare avanti». «C’è gente che non sa qual è la sua identità e vive delle mode, non ha luce interiore, vive dei fuochi di artificio che durano cinque minuti e poi se ne vanno».

Il Papa ha inoltre denunciato la «mancanza di patriottismo», che «non è andare a cantare l’inno nazionale, ma appartenenza a una terra, a una storia, a una cultura». «Non si può avere identità senza appartenenza». Soffermandosi su una «società multietnica e multiculturale», il Papa ha ribadito l’importanza del «dialogo fra culture, persone ed etnie». «Non avere paura dei migranti, i migranti siamo noi», ha esclamato Francesco. Che ha indicato una possibile obiezione: «Ma sono delinquenti!». «Anche noi ne abbiamo tanti – ha risposto -. La mafia non è stata inventata dai nigeriani. È un ‘valore’ nazionale, la mafia è nostra, è made in Italia. I migranti sono coloro che ci portano ricchezze. Sempre. Anche l’Europa è stata fatta da migranti». Il pontefice ha messo, infine, in guardia dalla «tentazione di costruire muri» per «impedire l’incontro con altre culture e altra gente».

«Oggi, in questo nostro mondo occidentale, è cresciuta tanto la cultura dell’indifferenza. È una tirannia. La cultura dell’indifferenza tende a spegnere la persona come un essere autonomo per soggiogarlo e affogarlo. Da qui derivano gli integralismi, i fondamentalismi e lo spirito settario», ha detto ancora il Papa rispondendo a braccio alle domande di docenti e studenti. In particolare, a un ex alunna e oggi insegnante di sostegno al liceo, Giulia, il pontefice ha ribadito che «la parola chiave è testimonianza». L’esigenza è quella di «mettere tutta la carne sulla griglia». «Se vuoi sostenere qualcuno dovrai mettere in gioco tutta te stessa. E lì con la testimonianza si fa il sostegno. Un educatore non può essere un distillato, deve essere in confronto con la vita e deve sporcarsi le mani con la realtà».

Nelle parole del pontefice anche l’attenzione a «non educare con una cattiva testimonianza», perché «fa tanto male». «Il sostegno chiede amorevolezza. Si educa con la pazienza della persuasione». L’impegno finale dell’insegnare, secondo Francesco, è quello di «educare ad avviare processi e non a occupare spazi». Infine, il Papa a un genitore ha detto che «bisogna incoraggiare i giovani ad andare avanti, a camminare non da soli, ma in gruppo». «Sappiano che la caduta non è un fallimento, ma una prova e che si possono risollevare».

Fonte: Sir
Papa Francesco a docenti e studenti del «San Carlo»: no alla cultura dell'indifferenza
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