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Papa Francesco a leader religiosi: «Chiamare Dio come garante dei propri peccati e crimini è bestemmia»

«Contrastare la via della violenza». A questo «imperativo sono chiamate, anzitutto e oggi in particolare, le religioni». Lo ha detto il Papa, che ricevendo in udienza nella Sala Clementina i partecipanti alla Conferenza «Tackling violence committed in the name of religion» ha definito «imprescindibile escludere qualsiasi assolutizzazione che giustifichi forme di violenza».

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Papa Francesco, udienza in Sala Clementina (Foto Sir)

La violenza, infatti, «è la negazione di ogni autentica religiosità», ha spiegato Francesco: «Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio», ha ribadito citando il discorso pronunciato nell’aprile scorso ad Al-Azhar. «La violenza propagandata e attuata in nome della religione non può che attirare discredito verso la religione stessa», il monito del Papa: «Come tale, dovrebbe essere condannata da tutti e, con speciale convinzione, dall’uomo autenticamente religioso, il quale sa che Dio è soltanto bontà, amore, compassione, e che in Lui non può esserci spazio per l’odio, il rancore e la vendetta». «La persona religiosa sa che una delle più grandi bestemmie è chiamare Dio come garante dei propri peccati e crimini, di chiamarlo a giustificare l’omicidio, la strage, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento in ogni sua forma, l’oppressione e la persecuzione di persone e di intere popolazioni», ha detto Francesco.

«Bisogna mostrare, senza stancarsi, che ogni vita umana ha in sé stessa carattere sacro, merita rispetto, considerazione, compassione, solidarietà, a prescindere dall’etnia, dalla religione, dalla cultura, dall’orientamento ideologico o politico». È la consegna del Papa ai partecipanti alla Conferenza. «La persona religiosa sa che Dio è il Santo e che nessuno può pretendere di appellarsi al suo nome per compiere il male», ha ricordato Francesco, secondo il quale «ogni leader religioso è chiamato a smascherare qualsiasi tentativo di manipolare Dio per scopi che nulla hanno a che vedere con Lui e la sua gloria». «L’appartenenza a una determinata religione non dà alcuna dignità o diritti supplementari a chi vi aderisce, così come la non appartenenza non ne toglie né diminuisce», la tesi del Papa: «Occorre perciò impegnarsi insieme, leader politici e responsabili religiosi, insegnanti e operatori dell’educazione, della formazione e dell’informazione, per avvertire chiunque venisse tentato da forme perverse di religiosità traviata, che esse nulla hanno a che vedere con la testimonianza di una religione degna di questo nome». «Questo aiuterà quanti con buona volontà cercano Dio ad incontrarlo veramente, ad incontrare Colui che libera dalla paura, dall’odio e dalla violenza, che desidera servirsi della creatività e delle energie di ciascuno per diffondere il suo disegno d’amore e di pace rivolto a tutti», ha concluso Francesco.

Fonte: Sir
Papa Francesco a leader religiosi: «Chiamare Dio come garante dei propri peccati e crimini è bestemmia»
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