Vita Chiesa
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Papa Francesco ai consacati: «Non c’è crescita senza radici, non c’è fioritura senza germogli nuovi»

«Gli anziani ricevono dai giovani, i giovani attingono dagli anziani». Celebrando, questo pomeriggio nella basilica di S. Pietro, la Messa per la Giornata mondiale della vita consacrata, il Papa è tornato nell’omelia su un tema a lui caro, al centro anche di quella che nell’Oriente cristiano è detta la «Festa dell’incontro».

Papa Francesco (Foto Sir)

«È l’incontro tra il Dio bambino, che porta novità, e l’umanità in attesa, rappresentata dagli anziani nel tempio», ha spiegato Francesco, facendo notare a proposito della festa liturgica di oggi che «nel tempio avviene anche un altro incontro, quello tra due coppie: da una parte i giovani Maria e Giuseppe, dall’altra gli anziani Simeone e Anna». «Maria e Giuseppe – ha osservato Francesco a proposito dell’arricchimento reciproco delle generazioni – trovano nel tempio le radici del popolo, ed è importante, perché la promessa di Dio non si realizza individualmente e in un colpo solo, ma insieme e lungo la storia. E trovano pure le radici della fede, perché la fede non è una nozione da imparare su un libro, ma l’arte di vivere con Dio, che si apprende dall’esperienza di chi ci ha preceduto nel cammino. Così i due giovani, incontrando gli anziani, trovano sé stessi». «E i due anziani, verso la fine dei loro giorni, ricevono Gesù, senso della loro vita», ha fatto notare il Papa ricordando come questo episodio porti a compimento la profezia di Gioele: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni». «In quell’incontro i giovani vedono la loro missione e gli anziani realizzano i loro sogni», il commento di Francesco: «Tutto questo perché al centro dell’incontro c’è Gesù».

«Mai lasciare indietro, mai fare scarti generazionali». «Se faremo bene memoria vedremo che in quell’incontro non eravamo soli con Gesù: c’era anche il popolo di Dio, la Chiesa, giovani e anziani, come nel Vangelo». Riferendosi al brano evangelico della presentazione di Gesù al tempio, cuore della festa liturgica di oggi, Francesco si è soffermato durante l’omelia su «un particolare interessante: mentre i giovani Maria e Giuseppe osservano fedelmente le prescrizioni della Legge – il Vangelo lo dice quattro volte – e non parlano mai, gli anziani Simeone e Anna accorrono e profetizzano». «Sembrerebbe dover essere il contrario: in genere sono i giovani a parlare con slancio del futuro, mentre gli anziani custodiscono il passato», ha osservato il Papa: «Nel Vangelo accade l’inverso, perché quando ci si incontra nel Signore arrivano puntuali le sorprese di Dio». «Per lasciare che accadano nella vita consacrata è bene ricordare che non si può rinnovare l’incontro col Signore senza l’altro», l’invito alle religiose e ai religiosi presenti: «Mai lasciare indietro, mai fare scarti generazionali, ma accompagnarsi ogni giorno, col Signore al centro. Perché se i giovani sono chiamati ad aprire nuove porte, gli anziani hanno le chiavi. E la giovinezza di un istituto sta nell’andare alle radici, ascoltando gli anziani. Non c’è avvenire senza questo incontro tra anziani e giovani; non c’è crescita senza radici e non c’è fioritura senza germogli nuovi. Mai profezia senza memoria, mai memoria senza profezia; e sempre incontrarsi».

«Non guardare lo schermo del cellulare più degli occhi del fratello». «La vita frenetica di oggi induce a chiudere tante porte all’incontro, spesso per paura dell’altro», ma «sempre aperte rimangono le porte dei centri commerciali e le connessioni di rete». A fare notare il paradosso è stato il Papa, nell’omelia. «Non sia così», il monito rivolto ai religiosi che questo pomeriggio hanno affollato la basilica di San Pietro: «Il fratello e la sorella che Dio mi dà sono parte della mia storia, sono doni da custodire». «Non accada di guardare lo schermo del cellulare più degli occhi del fratello, o di fissarci sui nostri programmi più che nel Signore», l’appello di Francesco: «Perché quando si mettono al centro i progetti, le tecniche e le strutture, la vita consacrata smette di attrarre e non comunica più; non fiorisce perché dimentica le radici».

Da una parte «la vita del mondo», dall’altra «la vita consacrata». Su questo doppio binario il Papa ha articolato la parte centrale dell’omelia. «Mentre la vita del mondo cerca di accaparrare, la vita consacrata lascia le ricchezze che passano per abbracciare Colui che resta», ha detto Francesco: «La vita del mondo insegue i piaceri e le voglie dell’io, la vita consacrata libera l’affetto da ogni possesso per amare pienamente Dio e gli altri. La vita del mondo s’impunta per fare ciò che vuole, la vita consacrata sceglie l’obbedienza umile come libertà più grande. E mentre la vita del mondo lascia presto vuote le mani e il cuore, la vita secondo Gesù riempie di pace fino alla fine, come nel Vangelo, dove gli anziani arrivano felici al tramonto della vita, con il Signore tra le mani e la gioia nel cuore». «Quanto ci fa bene, come Simeone, tenere il Signore tra le braccia!», ha esclamato Francesco: «Non solo nella testa e nel cuore, ma tra le mani, in ogni cosa che facciamo: nella preghiera, al lavoro, a tavola, al telefono, a scuola, coi poveri, ovunque». «Avere il Signore tra le mani è l’antidoto al misticismo isolato e all’attivismo sfrenato, perché l’incontro reale con Gesù raddrizza sia i sentimentalisti devoti che i faccendieri frenetici», ha assicurato il Papa: «Vivere l’incontro con Gesù è anche il rimedio alla paralisi della normalità, è aprirsi al quotidiano scompiglio della grazia. Lasciarsi incontrare da Gesù, far incontrare Gesù: è il segreto per mantenere viva la fiamma della vita spirituale. È il modo per non farsi risucchiare in una vita asfittica, dove le lamentele, l’amarezza e le inevitabili delusioni hanno la meglio». «Incontrarsi in Gesù come fratelli e sorelle, giovani e anziani, per superare la sterile retorica dei ‘bei tempi passati’ – quella nostalgia che uccide l’anima -, per mettere a tacere il ‘qui non va più bene niente'», il consiglio di Francesco: «Se si incontrano ogni giorno Gesù e i fratelli, il cuore non si polarizza verso il passato o verso il futuro, ma vive l’oggi di Dio in pace con tutti».

«Andate controcorrente», come le donne al sepolcro. Si è conclusa con questo invito l’omelia della Messa per la Giornata mondiale della vita consacrata, in cui il Papa ha fatto notare che «alla fine dei Vangeli c’è un altro incontro con Gesù che può ispirare la vita consacrata: quello delle donne al sepolcro. Erano andate a incontrare un morto, il loro cammino sembrava inutile». «Anche voi andate nel mondo controcorrente», l’appello alle religiose e ai religiosi: «La vita del mondo facilmente rigetta la povertà, la castità e l’obbedienza. Ma, come quelle donne, andate avanti, nonostante le preoccupazioni per le pesanti pietre da rimuovere. E come quelle donne, per primi incontrate il Signore risorto e vivo, lo stringete a voi e lo annunciate subito ai fratelli, con gli occhi che brillano di gioia grande». «Siete così l’alba perenne della Chiesa», la definizione finale di Francesco, che ha ripetuto a braccio: «Voi, consacrati e consacrate, siete l’alba perenne della Chiesa»: «Vi auguro di ravvivare oggi stesso l’incontro con Gesù, camminando insieme verso di Lui: questo darà luce ai vostri occhi e vigore ai vostri passi».

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