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#AC150

Papa Francesco: all’Azione Cattolica, «raggiungete tutte le periferie. In politica con la P maiuscola»

Papa Francesco, entrato in piazza San Pietro poco prima delle undici, ha trovato una folla variopinta di decine di migliaia di persone, che fin dalle prime ore del mattino hanno pazientemente fatto la fila prima di raggiungere l’abbraccio del colonnato del Bernini, per poi riunirsi tra preghiera e testimonianze, in festa per il traguardo dei primi 150 anni dell’associazione. Ecco una sintesi del discorso del Papa.

Papa Francesco in piazza San Pietro con gli associati all'Azione Cattolica (Foto Sir)

Quello dell’Azione Cattolica Italiana fu un sogno, nato dal cuore di due giovani, Mario Fani e Giovanni Acquaderni, che è diventato nel tempo cammino di fede per molte generazioni, vocazione alla santità per tantissime persone: ragazzi, giovani e adulti che sono diventati discepoli di Gesù e, per questo, hanno provato a vivere come testimoni gioiosi del suo amore nel mondo», ha detto il Papa, nel discorso rivolto alle decine di migliaia di giovani che affollano oggi piazza San Pietro, per la festa dei 150 anni dell’Azione Cattolica Italiana.

«Anche per me è un po’ aria di famiglia», ha aggiunto a braccio: «Mio papà, mia nonna erano dell’Azione Cattolica». «È una storia bella e importante, per la quale avete tante ragioni di essere grati al Signore e per la quale la Chiesa vi è riconoscente», ha proseguito Francesco: «È la storia di un popolo formato da uomini e donne di ogni età e condizione, che hanno scommesso sul desiderio di vivere insieme l’incontro con il Signore: piccoli e grandi, laici e pastori, insieme, indipendentemente dalla posizione sociale, dalla preparazione culturale, dal luogo di provenienza. Fedeli laici che in ogni tempo hanno condiviso la ricerca delle strade attraverso cui annunciare con la propria vita la bellezza dell’amore di Dio e contribuire, con il proprio impegno e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale». «È una storia di passione per il mondo e per la Chiesa, dentro cui sono cresciute figure luminose di uomini e donne di fede esemplare, che hanno servito il Paese con generosità e coraggio», il tributo di Francesco. Di nuovo a braccio, il Papa ha citato un libro scritto in Argentina nel 1937: «Azione Cattolica e passione cattolica».

«Avere una bella storia alle spalle non serve per camminare con gli occhi all’indietro – fareste uno schianto – non serve per guardarsi allo specchio – tanti siamo brutti, è meglio di no! – non serve per mettersi comodi in poltrona: questo ingrassa e fa male al colesterolo». Questo il monito, condito di espressioni a braccio, lanciato dal Papa. Francesco ha ricordato che «fare memoria di un lungo itinerario di vita aiuta a rendersi consapevoli di essere popolo che cammina prendendosi cura di tutti, aiutando ognuno a crescere umanamente e nella fede, condividendo la misericordia con cui il Signore ci accarezza». «Vi incoraggio a continuare ad essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a lui amano profondamente la storia in cui abitiamo», la consegna del Papa, che subito dopo ha citato «i grandi testimoni di santità che hanno tracciato la strada della vostra associazione»: Giuseppe Toniolo, Armida Barelli, Piergiorgio Frassati, Antonietta Meo – Nennolina, di cui è in corso la causa di beatificazione (ndr) – Teresio Olivelli, Vittorio Bachelet. «Azione Cattolica, vivi all’altezza della tua storia!», ha esclamato Francesco.

«In questi centocinquanta anni l’Azione Cattolica è sempre stata caratterizzata da un amore grande per Gesù e per la Chiesa». È il bilancio del cammino compiuto dall’associazione ecclesiale italiana. «Anche oggi siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi, attorno ai vescovi, e nelle parrocchie, sempre, là dove la Chiesa abita in mezzo alle persone, sempre», ha detto Francesco attualizzandone il carisma: «Tutto il Popolo di Dio gode i frutti di questa vostra dedizione, vissuta in armonia tra Chiesa universale e Chiesa particolare», ha assicurato. «È nella vocazione tipicamente laicale a una santità vissuta nel quotidiano che potete trovare la forza e il coraggio per vivere la fede rimanendo lì dove siete, facendo dell’accoglienza e del dialogo lo stile con cui farvi prossimi gli uni agli altri, sperimentando la bellezza di una responsabilità condivisa», le parole del Papa: «Non stancatevi di percorrere le strade attraverso le quali è possibile far crescere lo stile di un’autentica sinodalità, un modo di essere Popolo di Dio in cui ciascuno può contribuire a una lettura attenta, meditata, orante dei segni dei tempi, per comprendere e vivere la volontà di Dio, certi che l’azione dello Spirito Santo opera e fa nuove ogni giorno tutte le cose».

«Vi invito a portare avanti la vostra esperienza apostolica radicati in parrocchia, che non è una struttura caduca, perché è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione». È l’esortazione del Papa, che nella parte centrale del discorso, ha citato l’Evangelii gaudium. La parrocchia, ha spiegato Francesco, «è lo spazio in cui le persone possono sentirsi accolte così come sono, e possono essere accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nella fede e nell’amore per il creato e per i fratelli». «Questo è vero però solo se la parrocchia non si chiude in sé stessa, se anche l’Azione Cattolica che vive in parrocchia non si chiude in sé stessa – il monito del Papa – ma aiuta la parrocchia perché rimanga in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi», ha concluso citando ancora una volta l’Evangelii gaudium. «Per favore, questo no!», ha aggiunto salutato da un applauso.

Sempre missionari. «Cari soci di Azione Cattolica, ogni vostra iniziativa, ogni proposta, ogni cammino sia esperienza missionaria, destinata all’evangelizzazione, non all’autoconservazione». Comincia così la parte finale del discorso del Papa per i 150 anni dell’Azione Cattolica. «Il vostro appartenere alla diocesi e alla parrocchia si incarni lungo le strade delle città, dei quartieri e dei paesi», l’invito: «Come è accaduto in questi centocinquanta anni, sentite forte dentro di voi la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo, attraverso il servizio della carità, l’impegno politico, la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale». «Mettetevi in politica, ma per favore, nella grande politica, nella politica con la P maiuscola!», la raccomandazione a braccio. «Allargate il vostro cuore per allargare il cuore delle vostre parrocchie», ha proseguito Francesco: «Siate viandanti della fede, per incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti». «Ogni vita è vita amata dal Signore, ogni volto ci mostra il volto di Cristo, specialmente quello del povero, di chi è ferito dalla vita e di chi si sente abbandonato, di chi fugge dalla morte e cerca riparo tra le nostre case, nelle nostre città», ha affermato Francesco, che citando l’Evangelii gaudium ha ribadito: «Nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale». «Rimanete aperti alla realtà che vi circonda», l’altro imperativo: «Cercate senza timore il dialogo con chi vive accanto a voi, con chi la pensa diversamente ma come voi desidera la pace, la giustizia, la fraternità. È nel dialogo che si può progettare un futuro condiviso. È attraverso il dialogo che costruiamo la pace, prendendoci cura di tutti e dialogando con tutti».

Andate in tutte le periferie. «Cari ragazzi, giovani e adulti di Azione Cattolica: andate, raggiungete tutte le periferie!», l’esortazione finale: «Andate, e là siate Chiesa, con la forza dello Spirito Santo».

 

Il saluto di Truffelli. «Il suo impegno instancabile per la pace, per la giustizia, per l’amicizia tra le religioni costituisce per tutto il mondo un grande segno di speranza, una promessa di futuro a cui tutti vogliamo concorrere, facendo la nostra parte. Anche noi, come laici di Ac, facendoci sempre più costruttori di pace e testimoni di fratellanza dentro la vita di ogni giorno, nelle strade, nelle case, nei quartieri delle nostre città». Con queste parole il presidente nazionale di Azione cattolica (Ac), Matteo Truffelli, si era rivolto questa mattina a papa Francesco, nella festa in piazza San Pietro che ha dato avvio alle celebrazioni per i 150 anni dell’Azione cattolica italiana. «Camminando come laici associati per le strade del mondo, in tutte le diocesi italiane, dentro le parrocchie che abitano i nostri territori, cerchiamo di farci compagni di strada – ha aggiunto – di chi incontriamo nel mondo per compiere ogni giorno, insieme, lo stesso cammino dei discepoli di Emmaus, che la liturgia di questa terza domenica di Pasqua c’invita a ricordare: un cammino di conversione, di stupore, di riscoperta e di testimonianza delle ragioni della speranza che è in noi».

Quindi un riferimento all’Assemblea nazionale dell’associazione (in corso a Roma fino a domani), nella quale «ci stiamo interrogando su che cosa la vita della Chiesa e del mondo del nostro tempo, le persone con cui condividiamo oggi l’esistenza chiedono oggi all’Azione cattolica». Nell’Evangeliii gaudium Papa Francesco scrive del sogno di «una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa». «Anche noi – ha aggiunto Truffelli – abbiamo un sogno, che stiamo cercando di realizzare, pur con tutti i nostri limiti: quello di fare dell’Ac uno strumento semplice ma significativo per aiutare tutta la Chiesa, ciascuna Chiesa locale nella quale siamo radicati, a fare propria e vivere in profondità questa chiamata. Sappiamo che per questo occorre innanzitutto convertire noi stessi, i nostri cuori, le nostre abitudini».

Il saluto di mons. Sigismondi. «Santità, siamo qui per assicurarle che l’Azione cattolica è impegnata in una vera e proprio liturgia della strada», e «per passare da una pastorale del campanile a una pastorale del campanello, senza rinunciare al suono delle campane». Così mons. Gualtiero Sigismondi, assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica, aveva salutato Papa Francesco. «La cura della vita interiore è il campo base dell’evangelizzazione», ha aggiunto il vescovo, che ha assicurato al Papa piena vicinanza e impegno sulla linea della Evangelii gaudium. «Le assicuro – ha affermato Sigismondi – che una preghiera incessante sale a Dio per lei da ogni associazione di Azione cattolica».

Fonte: Sir
Papa Francesco: all’Azione Cattolica, «raggiungete tutte le periferie. In politica con la P maiuscola»
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