Vita Chiesa
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Papa Francesco: consegna il Premio Ratzinger alla teologa Schlosser e all’architetto Mario Botta

Il Papa ha consegnato oggi, nella Sala Clementina, il Premio Ratzinger 2018, conferito alla teologa Marianne Schlosser e all’architetto Mario Botta.

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Papa Francesco con i due vincitori del premio Ratzinger 2018 (Foto Sir)

Marianne Schlosser è nata nel 1959 a Donauwörth, in Baviera. Teologa cattolica, è professore ordinario di Teologia della spiritualità nella facoltà di Teologia cattolica dell’Università di Vienna dal 2004.  Profonda conoscitrice della teologia e della spiritualità della Patristica e del Basso Medioevo, con particolare attenzione agli Ordini mendicanti, ha tradotto in tedesco gran parte dell’opera di San Bonaventura ed è stata curatrice del Volume II dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger su  «L’idea di Rivelazione e la Teologia della storia di Bonaventura». Nel 2014 è stata nominata dal Papa Francesco membro della Commissione teologica internazionale.

Mario Botta, nato nel 1943 a Mendrisio, in Svizzera, è un architetto di fama internazionale. Ha realizzato numerosi interventi e progetti e partecipato a molti concorsi. La sua architettura è influenzata da Le Corbusier, Carlo Scarpa e Louis Kahn. Ha lavorato in molte tipologie edilizie: abitazioni, scuole, biblioteche, musei, banche, ma anche in particolare a diversi importanti edifici di culto, fra cui la Chiesa di San Giovanni Battista a Mogno, la Cattedrale di Evry, presso Parigi, la Concattedrale del Santo Volto a Torino. E’ autore di una delle cappelle esposte nel  «padiglione» della santa Sede nell’Isola di San Giorgio, alla Biennale di architettura in corso a Venezia. A presentare il profilo dei premiati è stato il card. Angelo Amato, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Ratzinger.

L'omaggio al predecessore. «È una bella occasione per rivolgere il nostro pensiero affettuoso e grato al Papa emerito Benedetto XVI», ha detto il Papa, nel discorso rivolto ai membri della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, ricevuti in udienza nella Sala Clementina in occasione del conferimento del Premio Ratzinger. «Come estimatori della sua eredità culturale e spirituale – ha proseguito Francesco – voi avete ricevuto la missione di coltivarla e continuate a farla fruttificare, con quello spirito fortemente ecclesiale che ha contraddistinto Joseph Ratzinger fin dai tempi della sua feconda attività teologica giovanile, quando diede già frutti preziosi nel Concilio Vaticano II, e poi in modo sempre più impegnativo nelle successive tappe della sua lunga vita di servizio, come prefetto, arcivescovo, capo dicastero e infine come Pontefice». «Il suo è uno spirito che ha affrontato con coraggio ai problemi del nostro tempo, e sa attingere dall’ascolto delle Scritture nella tradizione viva della Chiesa la sapienza necessaria per un dialogo costruttivo con la cultura di oggi», l’omaggio del Santo Padre. «In questa linea – l’invito del Papa – vi incoraggio a continuare a studiare i suoi scritti, ma anche ad affrontare i nuovi temi su cui la fede viene sollecitata al dialogo, come quelli che sono stati da voi evocati e che considero attualissimi, della cura del creato come casa comune e della difesa della dignità della persona umana».

«Più spazio alle donne nella Chiesa». «Sono veramente lieto che il Premio per la ricerca e l’insegnamento della teologia sia attribuito a una donna, la Professoressa Marianne Schlosser», ha detto il Papa durante l'udienza nella Sala Clementina per il conferimento del Premio Ratzinger 2018. «Non è la prima volta – perché già la prof.ssa Anne-Marie Pelletier lo ha ricevuto –, ma è molto importante che venga riconosciuto sempre di più l’apporto femminile nel campo della ricerca teologica scientifica e dell’insegnamento della teologia, a lungo considerati territori quasi esclusivi del clero», il tributo di Francesco, secondo il quale «è necessario che tale apporto venga incoraggiato e trovi spazio più ampio, coerentemente con il crescere della presenza femminile nei diversi campi di responsabilità della vita della Chiesa, in particolare, e non solo nel campo culturale».

«Da quando Paolo VI proclamò Teresa d’Avila e Caterina da Siena dottori della Chiesa non è permesso più alcun dubbio sul fatto che le donne possono raggiungere le vette più alte nell’intelligenza della fede», ha affermato il Papa: «Anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI lo hanno confermato, inserendo nella serie dei dottori i nomi di altre donne, Santa Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen». «Oltre alla teologia, dallo scorso anno i Premi Ratzinger sono stati opportunamente conferiti anche nel campo delle arti cristianamente ispirate», ha sottolineato Francesco congratulandosi con il secondo premiato di quest’anno, l’architetto Mario Botta: «In tutta la storia della Chiesa gli edifici sacri sono stati richiamo concreto a Dio e alle dimensioni dello spirito ovunque l’annuncio cristiano si è diffuso nel mondo; hanno espresso la fede della comunità credente, l’hanno accolta contribuendo a dar forma e ispirazione alla sua preghiera. L’impegno dell’architetto creatore di spazio sacro nella città degli uomini è quindi di valore altissimo, e va riconosciuto e incoraggiato dalla Chiesa, in particolare quando si rischia l’oblio della dimensione spirituale e la disumanizzazione degli spazi urbani».

«Sullo sfondo e nel contesto dei grandi problemi del nostro tempo, la teologia e l’arte devono dunque continuare ad essere animate ed elevate dalla potenza dello Spirito, sorgente di forza, di gioia e di speranza», l’auspicio del Papa, che ha concluso il suo discorso ricordando «le parole con cui il nostro Papa emerito ci invitava alla speranza evocando l’elevazione spirituale di un grande teologo e santo particolarmente caro a lui e ben conosciuto dalla nostra premiata, la professoressa Schlosser. In occasione della sua visita a Bagnoregio, patria di San Bonaventura, Benedetto XVI così si esprimeva: ‘Una bella immagine della speranza la troviamo in una delle sue prediche di Avvento dove paragona il movimento della speranza al volo dell’uccello, che dispiega le ali nel modo più ampio possibile, e per muoverle impiega tutte le sue forze. Rende, in un certo senso, tutto se stesso movimento per andare in alto e volare. Sperare è volare, dice San Bonaventura. Ma la speranza esige che tutte le nostre membra si facciano movimento e si proiettino verso la vera altezza del nostro essere, verso le promesse di Dio. Chi spera – egli afferma – ‘deve alzare il capo, rivolgendo verso l’alto i suoi pensieri, verso l’altezza della nostra esistenza, cioè verso Dio'». «Ringrazio i teologi e gli architetti che ci aiutano ad alzare il capo e a rivolgere i nostri pensieri verso Dio», l’omaggio finale: «Auguri a tutti voi per il vostro nobile lavoro, perché sia sempre indirizzato a questo fine».

Fonte: Sir
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