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Papa Francesco, messaggio all'arcivescovo di Canterbury per intronizzazione

«Non vedo l'ora di incontrarla nel prossimo futuro, e di continuare le calde relazioni fraterne di cui i nostri predecessori hanno goduto». Si conclude con questo auspicio il messaggio inviato oggi da Papa Francesco all'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, in occasione della solenne cerimonia di intronizzazione del primate della Comunione Anglicana.

Parole chiave: Justin Welby (23)

«La ringrazio per le cortesi parole contenute nel suo messaggio per me alla mia elezione - l'inizio del messaggio del Papa - e vorrei a mia volta offrire i miei saluti e i miei migliori auguri in occasione della sua intronizzazione nella cattedrale di Canterbury». «Il ministero pastorale - spiega Papa Francesco nel testo - è una chiamata a camminare nella fedeltà allo Spirito di nostro Signore Gesù Cristo». «La prego di essere sicuro della mie preghiere, nel momento in cui assume le sue nuove responsabilità, e le chiedo di pregare per me, affinché io risponda alla nuova chiamata che il Signore mi ha indirizzato».

La sala stampa della Santa Sede ha diffuso oggi anche il testo del messaggio inviato da Benedetto XVI lo scorso 4 febbraio, in occasione dell'investitura ufficiale dell'arcivescovo di Canterbury, nella cattedrale londinese di St. Paul. «Comincia il suo servizio in un tempo in cui la fede cristiana è messa in questione in molte parti del mondo occidentale da coloro che rivendicano che la religione è una materia privata, senza nessun contributo da offrire al dibattito pubblico», l'inizio del messaggio, in cui Benedetto XVI parla di «diffusa sordità alla musica della fede» ma anche di «fame di Dio» presente nella società, di fronte a cui il dovere del credente è di essere «un messaggero di speranza», di «parlare ella verità con amore, diffondendo la lue di Cristo nel buio delle vite della gente».

A proposito del rapporto tra cattolici e anglicani, Benedetto XVI parla di «legami di affetto», di «dialogo e collaborazione» cresciute negli ultimi decenni, grazie anche ad «incontri personali dei nostri rispettivi predecessori». Le «delusione» e le «sfide» che rimangono per il raggiungimento della «piena comunione» sono «note», scrive Benedetto XVI, ma «ci cono stati anche segni di speranza»: di qui l'impegno a cercare «l'autentica unità della fede» e ad impegnarsi «più profondamente nella comune testimonianza e missione».

Fonte: Sir
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