Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza: «La nostra è un’anima migrante»

Il nostro Dio «non è un Dio isolato, è un Dio con noi. Gesù camminerà con noi fino alla fine del mondo». Lo ha esclamato, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata di fronte a 18mila fedeli e condita da molte espressioni fuori testo.

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Papa Francesco, udienza in piazza San Pietro (Foto Sir)

«Il nostro non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo», ha esordito Francesco: «È invece un Dio appassionato dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui. Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui invece no. Se il nostro cuore si raffredda, il suo rimane incandescente. Il nostro Dio ci accompagna sempre, anche se per sventura noi ci dimenticassimo di lui».

«La nostra esistenza è un pellegrinaggio, un cammino», ha spiegato il Papa: «Anche quanti sono mossi da una speranza semplicemente umana, percepiscono la seduzione dell’orizzonte, che li spinge a esplorare mondi che ancora non conoscono». «La nostra anima è un’anima migrante», ha affermato Francesco, ricordando che «la Bibbia è piena di storie di pellegrini e viaggiatori». «La vocazione di Abramo comincia con questo comando: ‘Vattene dalla tua terra’», ha osservato il Papa citando la Genesi: «E il patriarca lascia quel pezzo di mondo che conosceva bene e che era una delle culle della civiltà del suo tempo. Tutto cospirava contro la sensatezza di quel viaggio. Eppure Abramo parte. Non si diventa uomini e donne maturi se non si percepisce l’attrattiva dell’orizzonte: quel limite tra il cielo e la terra che chiede di essere raggiunto da un popolo di camminatori». «Nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo», ha assicurato Francesco: «Soprattutto il cristiano non si sente mai abbandonato, perché Gesù ci assicura di non aspettarci solo al termine del nostro lungo viaggio, ma di accompagnarci in ognuno dei nostri giorni».

Gesù cammina con noi. «Fino a quando perdurerà la cura di Dio nei confronti dell’uomo? Fino a quando il Signore Gesù, che cammina con noi, si prenderà cura di noi?», si è chiesto il Papa, durante la catechesi di oggi. «La risposta del Vangelo non lascia adito a dubbi: fino alla fine del mondo!», ha esclamato Francesco: «Passeranno i cieli, passerà la terra, verranno cancellate le speranza umane, ma la Parola di Dio è più grande di tutto e non passerà. E lui sarà il Dio con noi, Gesù che cammina con noi». «Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio», ha assicurato il Papa: «Lui si preoccupa di noi, cammina con noi. E perché fa questo? Semplicemente perché ci ama». «E Dio sicuramente provvederà a tutti i nostri bisogni, non ci abbandonerà nel tempo della prova e del buio», ha proseguito Francesco: «Questa certezza chiede di annidarsi nel nostro animo per non spegnersi mai. Qualcuno la chiama con il nome di Provvidenza, cioè la vicinanza di Dio, l’amore di Dio, il camminare di Gesù con noi». «Non a caso tra i simboli cristiani della speranza c’è un simbolo che a me piace tanto: l’àncora», ha fatto notare il Papa, che «esprime che la nostra speranza non è vaga; non va confusa con il sentimento mutevole di chi vuole migliorare le cose di questo mondo in maniera velleitaria, facendo leva solo sulla propria forza di volontà». La speranza cristiana, infatti, trova la sua radice non nell’attrattiva del futuro, ma nella sicurezza di ciò che Dio ci ha promesso e ha realizzato in Gesù Cristo».

Il cristiano può camminare ovunque. «Se Lui ci ha garantito di non abbandonarci mai, se l’inizio di ogni vocazione è un ‘Seguimi’, con cui Lui ci assicura di restare sempre davanti a noi, perché allora temere?», si è chiesto il Papa: «Con questa promessa, i cristiani possono camminare ovunque. Anche attraversando porzioni di mondo ferito, dove le cose non vanno bene, noi siamo tra coloro che anche là continuano a sperare. Dice il salmo: ‘Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me’. È proprio dove dilaga il buio che bisogna tenere accesa una luce». «Torniamo all’ancora», ha proseguito Francesco a braccio: «L’ancora è quello che i navigatori buttano sulla spiaggia e poi si aggrappano con la corda per avvicinare il barcone, la barca alla riva». «La fede nostra è l’ancora in cielo», ha spiegato il Papa ancora fuori testo: «Noi abbiamo la nostra vita ancorata in cielo. Cosa dobbiamo fare? Aggrapparci alla corda. Andare avanti, sicuri, perché la nostra vita è come un’ancora nel cielo».

Il cristiano «cammina, ma in piedi», perché sorretto dalla speranza. Con queste parole il Papa, al termine della catechesi dell’udienza di oggi, ha tradotto a braccio il proverbio latino: «Homo viator, spe erectus». «Se facessimo affidamento solo sulle nostre forze, avremmo ragione di sentirci delusi e sconfitti, perché il mondo spesso si dimostra refrattario alle leggi dell’amore, preferisce tante volte la legge dell’egoismo», la constatazione di Francesco: «Ma se sopravvive in noi la certezza che Dio non ci abbandona, che Dio ama teneramente noi e questo mondo, allora subito muta la prospettiva. ‘Homo viator, spe erectus’, dicevano gli antichi». «Lungo il cammino, la promessa di Gesù ‘Io sono con voi’ ci fa stare in piedi con speranza, confidando che il Dio buono è già al lavoro per realizzare ciò che umanamente pare impossibile», ha garantito il Papa. «Il santo popolo fedele di Dio è gente che sta in piedi e cammina nella speranza», ha concluso: «E dovunque va, sa che l’amore di Dio l’ha preceduto: non c’è parte del mondo che sfugga alla vittoria di Cristo Risorto. E qual è questa vittoria? La vittoria dell’amore».

«E voi che ricordate il cinquantesimo del matrimonio ditelo ai giovani che è bello, è bella la gioia del matrimonio cristiano!». Lo ha esclamato, a braccio, il Papa, salutando alcune coppie provenienti della diocesi di Ancona-Osimo che ricordano il 50° anniversario di matrimonio, accompagnati dal loro vescovo, il cardinale Edoardo Menichelli. Durante i saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro, Francesco ha salutato, tra gli altri, i partecipanti al convegno sull’edilizia antisismica in America Latina presso l’Istituto italo latino-americano promosso dall’Università europea, i Padri Verbiti della terza età, l’Associazione Telefono Azzurro e la società sportiva «Sacerdoti Calcio».

Fonte: Sir
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