Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza generale: «l'amore non ha confini»

Nella prima udienza generale dell’anno, in Aula Paolo VI, Papa Francesco ha ripreso le catechesi sul Padre nostro, spiegando la «rivoluzione del Vangelo». Soffermandosi sul discorso della montagna, Francesco ha ricordato che il cristiano è colui che si riconosce figlio di Dio.

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Papa francesco, udienza generale in Aula Paolo VI (Foto Sir)

Nel «discorso della montagna», «Gesù condensa gli aspetti fondamentali del suo messaggio. L'esordio è come un arco decorato a festa: le Beatitudini. Gesù incorona di felicità una serie di categorie di persone che nel suo tempo - ma anche nel nostro! - non erano molto considerate. Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, le persone umili di cuore… Questa è la rivoluzione del Vangelo. Il Vangelo non lascia quieto, è rivoluzionario». Lo ha sottolineato stamattina Papa Francesco, nella catechesi dell'Udienza generale, in corso in Aula Paolo VI, riprendendo il ciclo dedicato al Padre nostro. «Tutte le persone capaci di amore, gli operatori di pace che fino ad allora erano finiti ai margini della storia sono invece i costruttori del Regno di Dio. È come se Gesù dicesse: avanti voi che portate nel cuore il mistero di un Dio che ha rivelato la sua onnipotenza nell'amore e nel perdono!».

Da questo portale d'ingresso, che capovolge i valori della storia, «fuoriesce la novità del Vangelo. La Legge non deve essere abolita ma ha bisogno di una nuova interpretazione, che la riconduca al suo senso originario», ha evidenziato il Pontefice. «Se una persona ha il cuore buono, predisposto all'amore, allora comprende che ogni parola di Dio deve essere incarnata fino alle sue ultime conseguenze». Dunque, «l'amore non ha confini: si può amare il proprio coniuge, il proprio amico e perfino il proprio nemico con una prospettiva del tutto nuova: ‘Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti'».

«Il grande segreto che sta alla base di tutto il discorso della montagna» è questo, ha spiegato stamattina Papa Francesco, nel corso dell'Udienza generale, in Aula Paolo VI: «Siate figli del Padre vostro che è nei cieli. Apparentemente questi capitoli del Vangelo di Matteo sembrano essere un discorso morale, sembrano evocare un'etica così esigente da apparire impraticabile, e invece scopriamo che sono soprattutto un discorso teologico». Il cristiano, ha osservato il Pontefice, «non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l'uomo che sosta davanti al nuovo Roveto Ardente, alla rivelazione di un Dio che non porta l'enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di ‘Padre', di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie».

Ecco dunque come Gesù introduce l'insegnamento della preghiera del «Padre nostro»: «Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti: ‘Non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente'. C'è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio: lo fanno per essere ammirati dagli uomini». «Quante volte - ha detto a braccio - noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno tutta la giornata lì e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Ma allora è meglio non andare in chiesa». La preghiera cristiana, invece, «non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre: ‘Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto'».

«Gesù prende le distanze dalla preghiera dei pagani: ‘Non sprecate parole […]: essi credono di venire ascoltati a forza di parole'. Qui forse - ha spiegato Francesco - Gesù allude a quella ‘captatio benevolentiae' che era la necessaria premessa di tante preghiere antiche: la divinità doveva essere in qualche modo ammansita da una lunga serie di lodi, anche di preghiera». Il Pontefice qui ha ricordato la scena del Monte Carmelo con il profeta Elia e i sacerdoti di Baal, che «gridavano, ballavano e chiedevano tante cose perché il loro Dio li ascoltasse, invece Elia stava zitto. E il Signore si rivelò a Elia». «I pagani pensano - ha spiegato il Papa - che parlando, parlando parlando Dio ascolta», ma «io penso - ha aggiunto a tanti cristiani che credono che pregare è parlare Dio come un pappagallo, no pregare si fa dal cuore, da dentro», ha osservato a braccio. «Tu invece - dice Gesù -, quando preghi, rivolgiti a Dio come un figlio a suo padre, il quale sa di quali cose ha bisogno prima ancora che gliele chieda. Potrebbe essere anche una preghiera silenziosa, il ‘Padre nostro': basta in fondo mettersi sotto lo sguardo di Dio, ricordarsi del suo amore di Padre, e questo è sufficiente per essere esauditi».

«È bello pensare - ha concluso - che il nostro Dio non ha bisogno di sacrifici per conquistare il suo favore! Non ha bisogno di niente, il nostro Dio: nella preghiera chiede solo che noi teniamo aperto un canale di comunicazione con Lui per scoprirci sempre suoi figli amatissimi. E Lui ci ama tanto».

«Dio non vuole essere ‘domato' con lunghe adulazioni, come fanno i pagani per catturare la benevolenza della divinità», ha ribadito Papa Francesco, nei saluti ai pellegrini di lingua spagnola, dopo la catechesi dedicata al Padre nostro, nel corso dell'Udienza generale nell'Aula Paolo VI, la prima del 2019. «Basta parlargli come un padre che sa di cosa abbiamo bisogno prima ancora di dirglielo. Allo stesso modo, la preghiera non è un atto ipocrita, ateo, che non ha altro interesse che essere ammirato dagli altri», ha concluso il Pontefice.

Dopo i saluti ai pellegrini polacchi, una ventata di musica e colore: si sono esibiti, infatti, davanti a un divertito Papa Francesco, artisti del circo di Cuba, con danze ed esercizi acrobatici. «Con il loro spettacolo portano bellezza, una bellezza che ci vuole tanto sforzo, allenamento per farlo. La bellezza sempre eleva il cuore, ci fa più buoni a tutti, ci porta alla bontà, ci porta a Dio. Grazie tante», ha affermato il Santo Padre, salutandoli.

Nei saluti in italiano ha ricordato: «Domenica prossima celebreremo la solennità dell'Epifania del Signore. Come i Magi, alziamo anche noi lo sguardo verso il cielo; solo così riusciremo a vedere la stella che ci invita a percorrere le strade del bene. Buon anno a tutti».

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza generale: «l'amore non ha confini»
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