Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza, «i giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione»

Il rapporto tra la speranza e la memoria, con particolare riferimento alla memoria della vocazione, è stato al centro della catechesi svolta da Papa Francesco all’udienza generale di oggi, in piazza san Pietro alla presenza di circa novemila pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.  Il saluto ai gruppi toscani da Firenze (associazione vittime del Forteto)  e Montepulciano (profughi ospitati) con i rispettivi vescovi.

Percorsi: Giovani - Papa Francesco
Udienza in piazza San Pietro (Foto Sir)

Icona della catechesi è stata la chiamata dei primi discepoli di Gesù. «Nella loro memoria – ha osservato il Pontefice – rimase talmente impressa questa esperienza, che qualcuno ne registrò perfino l’ora», e Giovanni racconta l’episodio «come un nitido ricordo di gioventù, rimasto intatto nella sua memoria di anziano». Vicino al Giordano, dove Giovanni Battista battezzava, «un giorno venne Gesù – ha proseguito il Papa -, e si fece battezzare nel fiume. Il giorno seguente passò di nuovo, e allora il Battezzatore disse a due dei suoi discepoli: ‘Ecco l’agnello di Dio!’ Per quei due è la ‘scintilla’». Lasciano il loro primo maestro, il Battista, e si mettono alla sequela di Gesù che «si gira verso di loro e pone la domanda decisiva: ‘Che cosa cercate?'».

Giovane, cosa cerchi nel tuo cuore? «Gesù – ha affermato Francesco – appare nei Vangeli come un esperto del cuore umano. In quel momento aveva incontrato due giovani in ricerca, sanamente inquieti. In effetti, che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione, sono invecchiati prima del tempo. E Gesù, attraverso tutto il Vangelo, in tutti gli incontri che gli capitano lungo la strada, appare come un ‘incendiario’ dei cuori. Da qui quella sua domanda che cerca di far emergere il desiderio di vita e di felicità che ogni giovane si porta dentro: ‘che cosa cerchi?«’. «Io – ha aggiunto il Papa a braccio – vorrei chiedere ai giovani qui presenti: ‘Tu che sei giovane, che cosa cerchi nel tuo cuore?'».

«Ogni vocazione vera inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuova», ha preseguito il Papa. La vocazione di Giovanni e di Andrea, ha spiegato, «è l’inizio di un’amicizia con Gesù talmente forte da imporre una comunanza di vita e di passioni con Lui. I due discepoli cominciano a stare con Gesù e subito si trasformano in missionari: tant’è vero che i loro rispettivi fratelli – Simone e Giacomo – vengono presto coinvolti nella sequela». «Siamo andati da loro e abbiamo trovato un grande profeta – ha aggiunto fuori testo il Pontefice -. Danno la notizia, sono missionari di quell’incontro». Un incontro «così toccante, così felice che i discepoli ricorderanno per sempre quel giorno che illuminò e orientò la loro giovinezza». «Come si scopre la propria vocazione in questo mondo? – ha chiesto il Papa -. La si può scoprire in tanti modi, ma questa pagina di Vangelo ci dice che il primo indicatore è la gioia dell’incontro con Gesù. Matrimonio, vita consacrata, sacerdozio: ogni vocazione vera inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuove; e ci conduce, anche attraverso prove e difficoltà, a un incontro sempre più pieno con Lui e alla pienezza della gioia. Il Signore non vuole uomini e donne che camminano dietro a Lui di malavoglia, senza avere nel cuore il vento della letizia».

Di nuovo una domanda a braccio ai presenti: «Voi avete nel cuore il vento della letizia? Ognuno risponda nel suo cuore: Io ho dentro di me il vento della letizia?». «Gesù – ha ripreso – vuole persone che hanno sperimentato che stare con Lui dona una felicità immensa, che si può rinnovare ogni giorno della vita. Un discepolo del Regno di Dio che non sia gioioso non evangelizza questo mondo, è un triste. Si diventa predicatori di Gesù non affinando le armi della retorica, ma custodendo negli occhi il luccichio della vera felicità».

«Il cristiano – come la Vergine Maria – custodisce la fiamma del suo innamoramento. Certo, ci sono prove nella vita, ci sono momenti in cui bisogna andare avanti nonostante il freddo e i venti contrari. Però i cristiani – ha detto ancora il Papa - conoscono la strada che conduce a quel sacro fuoco che li ha accesi una volta per sempre». «Ma per favore – l’esortazione del Pontefice -, non diamo retta alle persone deluse e infelici; non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita; non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita; non ascoltiamo i ‘vecchi’ di cuore che soffocano l’euforia giovanile. Coltiviamo invece sane utopie: Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso». E se un sogno si spegne, «tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini, a quelle braci che forse, dopo una vita non tanto buona, sono nascoste sotto le ceneri del primo incontro con Gesù». «Ecco dunque una dinamica fondamentale della vita cristiana – conclude Francesco -: ricordarsi di Gesù, del fuoco d’amore con cui un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene, e ravvivare con questa fiamma la nostra speranza».

Giornata per la salvaguardia del creato. «Dopodomani, 1° settembre, ricorrerà la Giornata di preghiera per la cura del creato. In questa occasione, io e il caro fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, abbiamo preparato insieme il Messaggio», ha detto Papa Francesco al termine dell’odierna udienza generale in piazza san Pietro. «In esso – ha proseguito – invitiamo tutti ad assumere un atteggiamento rispettoso e responsabile verso il creato. Facciamo inoltre appello, a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici».

Il saluto a due gruppi toscani. «Cari pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Nel salutarvi tutti, specialmente i membri dell’Associazione Chapecoense di calcio e gli alunni sia del Collegio di San Paolo che del Collegio Pio Brasiliano in Roma, vi auguro di accrescere la sapienza che viene da Dio affinché, resi esperti delle cose di Dio, possiate comunicare agli altri la sua dolcezza e il suo amore». Così, nei consueti saluti al termine dell’udienza generale, Papa Francesco si è rivolto, tra gli altri, alla delegazione della squadra di calcio brasiliana colpita dal disastro aereo lo scorso novembre, che venerdì pomeriggio scenderà in campo allo stadio Olimpico per un’amichevole con la Roma. Tra i pellegrini di lingua italiana, gli Scout Agesci delle Marche con il cardinale Edoardo Menichelli, i profughi ospiti della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che hanno ricevuto nei giorni scorsi il Battesimo, convenuti con il vescovo Stefano Manetti; l’Associazione vittime del «Forteto» con il cardinale Giuseppe Betori. Ai giovani tornati dalle vacanze, Francesco ha chiesto di  trovare ogni giorno tempo per il dialogo con Dio». «Voi, cari malati – ha aggiunto -, trovate conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, imparate a pregare insieme, nell’intimità domestica, affinché il vostro amore sia sempre più vero, fecondo e duraturo».

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza, «i giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione»
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