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Papa Francesco, udienza: il dialogo «abbatte i muri delle divisioni e crea ponti di comunicazione»

Il dialogo è un «aspetto molto importante della misericordia», «espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere il bene comune». Questo il fulcro della catechesi giubilare di questa mattina tenuta da Papa Francesco in piazza San Pietro.

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L'udienza del Papa in piazza San Pietro (Foto Sir)

Bergoglio è partito dall’incontro di Gesù con la samaritana, narrato nel Vangelo di Giovanni (4,6-15), sottolineando «il dialogo molto serrato tra la donna e Gesù». «Il dialogo – ha affermato – permette alle persone di conoscersi e di comprendere le esigenze gli uni degli altri. Anzitutto, esso è un segno di grande rispetto, perché pone le persone in atteggiamento di ascolto e nella condizione di recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore». In secondo luogo è «espressione di carità»; inoltre, «c’invita a porci dinanzi all’altro vedendolo come un dono di Dio, che c’interpella e ci chiede di essere riconosciuto». L’incontro con i fratelli, e quindi il dialogo, manca «quando facciamo prevalere la nostra posizione su quella dell’altro», «quando non ascoltiamo abbastanza oppure tendiamo a interrompere l’altro per dimostrare di avere ragione». «Quante volte stiamo ascoltando uno – ha osservato – e lo fermiamo», «non lasciamo che finisca di spiegare quello che vuol dire»: non è dialogo, questo, ma «aggressione». «Il vero dialogo, invece – ha ammonito il Papa –, necessita di momenti di silenzio, in cui cogliere il dono straordinario della presenza di Dio nel fratello». «Dialogare aiuta le persone a umanizzare i rapporti e a superare le incomprensioni», ha aggiunto Bergoglio, esortando al dialogo in famiglia, «tra marito e moglie, e tra genitori e figli», come pure «tra gli insegnanti e i loro alunni; oppure tra dirigenti e operai, per scoprire le esigenze migliori del lavoro».

La Chiesa vive del dialogo «con gli uomini e le donne di ogni tempo, per comprendere le necessità che sono nel cuore di ogni persona e per contribuire alla realizzazione del bene comune». Papa Francesco lo ha ricordato facendo riferimento in particolare «al grande dono del creato e alla responsabilità che tutti abbiamo di salvaguardare la nostra casa comune» («il dialogo su un tema così centrale è un’esigenza ineludibile«), nonché «al dialogo tra le religioni, per scoprire la verità profonda della loro missione in mezzo agli uomini, e per contribuire alla costruzione della pace e di una rete di rispetto e di fraternità». «Tutte le forme di dialogo – ha aggiunto il Papa – sono espressione della grande esigenza di amore di Dio, che a tutti va incontro e in ognuno pone un seme della sua bontà, perché possa collaborare alla sua opera creatrice. Il dialogo abbatte i muri delle divisioni e delle incomprensioni; crea ponti di comunicazione e non consente che alcuno si isoli, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo».

«Dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro saranno migliori, ma se io non lascio che l’altro dica tutto quello che ha nel cuore, comincio a urlare – e oggi si urla tanto – non avrà buon fine questo rapporto tra noi», «il rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli». Nell’udienza giubilare odierna, centrata sul dialogo a partire da quello tra Gesù e la samaritana, Papa Francesco ha rimarcato l’importanza del dialogo nei rapporti umani. «Ascoltare, spiegare, mitezza, non ‘abbaiare’ all’altro, non urlare, cuore aperto»: questi i termini che Francesco ha ribadito, alzando lo sguardo dal testo della catechesi e rimarcandoli a braccio. «Gesù – ha evidenziato – ben conosceva quello che c’era nel cuore della samaritana, una grande peccatrice. Ciononostante non le ha negato di potersi esprimere, l’ha lasciata parlare fino alla fine, ed è entrato poco alla volta nel mistero della sua vita. Questo insegnamento vale anche per noi. Attraverso il dialogo possiamo far crescere i segni della misericordia di Dio – ha quindi concluso – e renderli strumento di accoglienza e rispetto».

Il saluto ai polacchi nel nome di Giovanni Paolo II. «Il Signore vi dia la grazia della perseveranza in questa fede, questa speranza e quest’amore che avete ricevuto dai vostri avi e che conservate con cura. Nelle vostre menti e nei vostri cuori risuoni sempre l’appello» di papa Wojtyla «a risvegliare in voi la fantasia della misericordia, affinché possiate portare la testimonianza dell’amore di Dio a tutti coloro che ne hanno bisogno». Così Papa Francesco si è rivolto ai pellegrini polacchi – al termine dell’udienza giubilare odierna – giunti a Roma «in pellegrinaggio nazionale per ringraziare Dio del Battesimo che il vostro popolo ha ricevuto 1050 anni fa, nonché per ogni bene che è nato nei cuori dei giovani di tutto il mondo durante l’indimenticabile incontro a Cracovia». Il Papa ha ringraziato ancora una volta per l’accoglienza ricevuta nel viaggio apostolico per la Giornata mondiale della gioventù, rendendo grazie a Dio per aver potuto conoscere «la patria di san Giovanni Paolo II, dove ho potuto fare visita al Santuario di Jasna Gora, al Santuario della Divina Misericordia a Cracovia e al Centro Giovanni Paolo II ‘Non abbiate paura’. A Colui che s’identifica soprattutto in ogni uomo umiliato e sofferente, rendo grazie anche per il silenzio concessomi nel luogo del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. In questo silenzio il messaggio della misericordia assume un’inaudita importanza». Quindi Francesco ha ricordato che «esattamente trentotto anni fa, quasi a quest’ora, in questa piazza risuonavano le parole rivolte agli uomini di tutto il mondo: ‘Non abbiate paura! (…) Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo’», pronunciate all’inizio del suo pontificato da Giovanni Paolo II, «papa di profonda spiritualità, plasmata dalla millenaria eredità della storia e della cultura polacca trasmessa nello spirito di fede, di generazione in generazione». «Quest’eredità – ha precisato – era per lui fonte di speranza, di potenza e di coraggio, con cui esortava il mondo ad aprire largamente le porte a Cristo. Quest’invito si è trasformato in un’incessante proclamazione del Vangelo della misericordia per il mondo e per l’uomo, la cui continuazione è quest’Anno giubilare».

Il Papa con il caravan in piazza San Pietro

Grazie ai camperisti convenuti a Roma per l’udienza «per il dono di un camper a una famiglia romana con disabili». Così papa Francesco si è poi rivolto di pellegrini italiani, dando il benvenuto ai «fedeli di numerose diocesi italiane, con i rispettivi Pastori, specialmente quelli dell’Umbria». «Il vostro pellegrinaggio giubilare – ha esortato – sia vissuto nella fede come esperienza del perdono e della misericordia di Dio, e vi accompagni al ritorno nelle comunità di appartenenza per testimoniare il suo amore verso i fratelli, particolarmente agli esclusi e ai lontani». Il Papa ha quindi rivolto un saluto all’Associazione medici cattolici, con il cardinale Edoardo Menichelli; all’Associazione sottufficiali d’Italia; ai partecipanti al Giubileo delle Corali e degli animatori liturgici; ai numerosi sbandieratori e nonché al «folto gruppo dei camperisti», che hanno donato il camper. «Alla vigilia della Giornata missionaria mondiale, tutti esorto – ha aggiunto Francesco – ad accompagnare con la preghiera e con l’aiuto concreto l’azione evangelizzatrice della Chiesa nei territori di missione». Infine, come di consueto, «un pensiero speciale» per giovani, ammalati e sposi novelli. «Oggi – ha ricordato il Papa – ricorre la memoria liturgica di san Giovanni Paolo II. La sua coerente testimonianza di fede sia un insegnamento per voi, cari giovani, ad affrontare le sfide della vita; alla luce del suo insegnamento, cari ammalati, abbracciate con speranza la croce della malattia; invocate la sua celeste intercessione, cari sposi novelli, perché nella vostra nuova famiglia non manchi mai l’amore».

Papa Francesco, udienza: il dialogo «abbatte i muri delle divisioni e crea ponti di comunicazione»
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