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Papa Francesco, udienza: «pregare Dio come un bimbo col padre»

Proseguendo nella catechesi sul Padre Nostro, Papa Francesco nell'udienza del mercoledì in Aula Paolo VI ha sottolineato che Dio non solo è un padre: è come una madre che non smette mai di amare la sua creatura. Al termine l'invocazione a pregare per l'unità di tutti i cristiani.

Papa Francesco, udienza del mercoledì in Aula Paolo VI (Foto Sir)

«Nella prima parola del Padre nostro troviamo subito la radicale novità della preghiera cristiana», condensata in una parola: «Abbà, Padre, papà, babbo». Lo ha spiegato il Papa, che proseguendo le catechesi sul Padre nostro ha fatto notare che nel Nuovo Testamento «la preghiera sembra voler arrivare all'essenziale, fino a concentrarsi in una sola parola: Abbà, Padre». Nella catechesi dell'udienza di oggi, Francesco ha citato la lettera di san Paolo ai Romani: «Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà! Padre!». In questa «invocazione», che ritorna anche nella lettera ai Galati, «si condensa tutta la novità del Vangelo». «Dopo aver conosciuto Gesù e ascoltato la sua predicazione - ha osservato il Papa - il cristiano non considera più Dio come un tiranno da temere, non ne ha più paura ma sente fiorire nel suo cuore la fiducia in Lui: può parlare con il Creatore chiamandolo ‘Padre'». «L'espressione è talmente importante per i cristiani che spesso si è conservata intatta nella sua forma originaria», ha sottolineato Francesco: «Paolo la conserva intatta: Abbà». «È raro che nel Nuovo Testamento le espressioni aramaiche non vengano tradotte in greco», ha commentato: «Dobbiamo immaginare che in queste parole aramaiche sia rimasta come ‘registrata' la voce di Gesù stesso. Hanno rispettato l'idioma di Gesù».

«Per pregare bene bisogna arrivare ad avere un cuore di bambino», ha detto, a braccio, il Papa. «Non un cuore sufficiente, così non si può pregare bene», ha ammonito sempre fuori testo, spiegando che «pregare bene» significa pregare «come un bambino nelle braccia di suo padre, suo papà, il suo babbo». «Non si tratta solo di usare un simbolo, in questo caso la figura del padre, da legare al mistero di Dio», ha precisato ancora Francesco: «Si tratta invece di avere, per così dire, tutto il mondo di Gesù travasato nel proprio cuore. Se compiamo questa operazione, possiamo pregare con verità il Padre nostro». Dire «Abbà», per il Papa, è infatti «qualcosa di molto più intimo, più commovente che semplicemente chiamare Dio ‘Padre'. Ecco perché qualcuno ha proposto di tradurre questa parola aramaica originaria con ‘papà' o ‘babbo': invece di dire Padre nostro dire papà, babbo». «Noi continuiamo a dire Padre nostro, ma col cuore», ha proseguito a braccio: «Siamo invitati a dire papà, ad avere un rapporto con Dio come il bambino con il suo papà. Chi dice papà dice babbo». Queste espressioni, infatti, per Francesco, «evocano affetto, calore, qualcosa che ci proietta nel contesto dell'età infantile: l'immagine di un bambino completamente avvolto dall'abbraccio di un padre che prova infinita tenerezza per lui».

Il Padre nostro «prende senso e colore se impariamo a pregarlo dopo aver letto la parabola del padre misericordioso». Ne è convinto il Papa, che nell'udienza di oggi ha esortato a comprendere la preghiera cristiana per eccellenza partendo dal Vangelo. «Immaginiamo questa preghiera pronunciata dal figlio prodigo, dopo aver sperimentato l'abbraccio di suo padre che lo aveva atteso a lungo, un padre che non ricorda le parole offensive che lui gli aveva detto, un padre che adesso gli fa capire semplicemente quanto gli sia mancato», la proposta di Francesco: «Allora scopriamo come quelle parole prendono vita, prendono forza. E ci chiediamo: è mai possibile che Tu, o Dio, conosca solo l'amore? Ma tu non conosci l'odio? No, risponderebbe Dio: io conosco solo l'amore. Dov'è in Te la vendetta, la pretesa di giustizia, la rabbia per il tuo onore ferito? E Dio risponderebbe: io conosco solo amore».

«Il padre di quella parabola ha nei suoi modi di fare qualcosa che molto ricorda l'animo di una madre». Il Papa ha citato ancora una volta la sua parabola preferita, narrata nel Vangelo di Luca, che ha come protagonista il padre misericordioso, il quale per Francesco ha tratti materni. «Sono soprattutto le madri a scusare i figli, a coprirli, a non interrompere l'empatia nei loro confronti, a continuare a voler bene, anche quando questi non meriterebbero più niente», ha fatto notare il Papa, secondo il quale «basta evocare questa sola espressione - Abbà - perché si sviluppi una preghiera cristiana. E San Paolo, nelle sue lettere, segue questa stessa strada, e non potrebbe essere altrimenti, perché è la strada insegnata da Gesù: in questa invocazione c'è una forza che attira tutto il resto della preghiera». «Dio ti cerca, anche se tu non lo cerchi», ha commentato Francesco: «Dio ti ama, anche se tu ti sei dimenticato di Lui. Dio scorge in te una bellezza, anche se tu pensi di aver sperperato inutilmente tutti i tuoi talenti». «Dio è non solo un padre, è come una madre che non smette mai di amare la sua creatura», ha sintetizzato il Papa: «C'è una ‘gestazione' che dura per sempre, ben oltre i nove mesi di quella fisica, è una gestazione che genera un circuito infinito d'amore».

«Per un cristiano, pregare è dire semplicemente ‘Abbà'. Dire papà, dire babbo, dire padre ma con la fiducia di un bambino». È la sintesi dell'udienza di oggi, fatta dal Papa al termine della catechesi, pronunciata in Aula Paolo VI davanti a 7mila persone. «Può darsi che anche a noi capiti di camminare su sentieri lontani da Dio, come è successo al figlio prodigo», il primo esempio scelto da Francesco: «Oppure di precipitare in una solitudine che ci fa sentire abbandonati nel mondo; o, ancora, di sbagliare ed essere paralizzati da un senso di colpa». «In quei momenti difficili, possiamo trovare ancora la forza di pregare, ricominciando dalla parola Padre, ma detta col senso tenero di un bambino: ‘Abbà', papà», ha garantito il Papa: «Lui non ci nasconderà il proprio volto». «Ricordate bene», l'appello finale ancora una volta fuori testo: «Forse qualcuno ha dentro di sé cose brutte, cose che non sa come risolvere, tanta amarezza per aver fatto questo, l'altro, l'altro… Lui non nasconderà il suo volto, lui non si chiuderà nel silenzio: tu digli ‘padre' e lui ti risponderà. ‘Io sono delinquente': sì, ma hai un padre che ti ama. Incomincia a pregare così e nel silenzio ti dirà che mai ti ha perso di vista. ‘Sono rimasto fedele al mio amore per te', questa sarà la risposta. Non dimenticate mai di dire: ‘Padre'».

«Pregare, affinché tutti i cristiani tornino ad essere un'unica famiglia, coerenti con la volontà divina che vuole ‘che tutti siano una sola cosa'». È l'appello rivolto dal Papa al termine dell'udienza, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l'appuntamento del mercoledì con i fedeli. «L'ecumenismo non è una cosa opzionale», ha aggiunto a braccio: «Venerdì prossimo, con la celebrazione dei vespri nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, inizia la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, sul tema: ‘Cercate di essere veramente giusti'», ha ricordato Francesco: «L'intenzione - ha spiegato - sarà quella di maturare una comune e concorde testimonianza nell'affermazione della vera giustizia e nel sostegno dei più deboli, mediante risposte concrete, appropriate ed efficaci». E all'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani il Papa ha fatto cenno anche durante i saluti ai fedeli di lingua portoghese: «In quei giorni - l'invito - intensifichiamo le nostre suppliche e penitenze, affinché si affretti l'ora in cui trovi pieno compimento l'anelito di Gesù: ‘Abbà… ut unum sint - perché tutti siano una sola cosa!'». Infine, durante i saluti ai pellegrini di lingua inglese, il Papa ha rivolto «un saluto particolare» agli alunni dell'Istituto ecumenico di Bossey.

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza: «pregare Dio come un bimbo col padre»
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