Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza: «senza Gesù non c’è Natale!»

«Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di ‘snaturamento’ del Natale: in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede, si elimina dalla festa ogni riferimento alla nascita di Gesù». A lanciare il grido d’allarme è il Papa, nella catechesi dell’udienza generale odierna in Aula Paolo VI incentrata sul significato del Natale del Signore Gesù.

Percorsi: Natale - Papa Francesco
Papa Francesco, udienza in aula Paolo VI (Foto Sir)

«Senza Gesù non c’è Natale!». «La costruzione del presepe – ha spiegato Francesco – e, soprattutto, la liturgia, con le sue Letture bibliche e i suoi canti tradizionali, ci hanno fatto rivivere ‘l’oggi’ in cui ‘è nato per noi il Salvatore, il Cristo Signore’. Ma in realtà questo avvenimento è l’unico vero Natale! Senza Gesù non c’è Natale». «C’è un’altra festa, ma non Natale!», ha esclamato il Papa a braccio, secondo il quale, «se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa, ma con Gesù al centro». «Ma se togliamo Lui – ha detto Francesco -, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente».

Il dono più grande per l’umanità. «Attraverso l’annuncio della Chiesa, noi, come i pastori del Vangelo – ha proseguito il Papa - siamo guidati a cercare e trovare la vera luce, quella di Gesù che, fattosi uomo come noi, si mostra in modo sorprendente: nasce da una povera ragazza sconosciuta, che lo dà alla luce in una stalla, col solo aiuto del marito…». «Il mondo – ha spiegato – non si accorge di nulla, ma in cielo gli angeli che sanno la cosa – ha aggiunto a braccio – esultano!». « Ed è così che il Figlio di Dio si presenta anche oggi a noi: come il dono di Dio per l’umanità che è immersa nella notte e nel torpore del sonno», ha sottolineato citando Isaia. Secondo il Pontefice, «ancora oggi assistiamo al fatto che spesso l’umanità preferisce il buio, perché sa che la luce svelerebbe tutte quelle azioni e quei pensieri che farebbero arrossire o rimordere la coscienza. Così, si preferisce rimanere nel buio e non sconvolgere le proprie abitudini sbagliate».

Noi dono per gli altri. «Il vero dono per noi è Gesù, e come Lui vogliamo essere dono per gli altri». Questa l’esortazione di Papa Francesco. «Come Lui stesso ci ha insegnato con la sua vita», ha spiegato il Pontefice, accogliere Gesù «significa diventare quotidianamente un dono gratuito per coloro che si incontrano sulla propria strada. Ecco perché a Natale si scambiano i doni. Il vero dono per noi è Gesù, e come Lui vogliamo essere dono per gli altri». Lo scambio dei doni, ha aggiunto a braccio, è «un segno, un segnale di questo atteggiamento insegnato da Gesù; lui inviato dal Padre è stato un dono e noi vogliamo essere doni per gli altri». Richiamando la «chiave di lettura sintetica» offerta da san Paolo: «È apparsa la grazia di Dio, che porta la salvezza a tutti gli uomini e che ci insegna a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà», Francesco ha precisato che questa grazia «è apparsa» in Gesù, «che la Vergine Maria ha dato alla luce come ogni bambino di questo mondo, ma che non è venuto ‘dalla terra’, è venuto ‘dal Cielo’». «Con l’incarnazione del Figlio, Dio ci ha aperto la via della vita nuova, fondata non sull’egoismo ma sull’amore. «La nascita di Gesù – ha concluso fuori testo – è il gesto d’amore più grande del nostro Padre del cielo».

Gli emarginati primi destinatari del dono di Dio. «Nel Natale possiamo vedere come la storia umana, quella mossa dai potenti di questo mondo, viene visitata dalla storia di Dio. E Dio coinvolge coloro che, confinati ai margini della società, sono i primi destinatari del suo dono, cioè la salvezza portata da Gesù». Questo l’ultimo aspetto evidenziato da Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale odierna incentrata sul significato del Natale del Signore Gesù. «Loro – ha osservato a braccio – erano disprezzati, mal visti e a loro apparve la grande notizia. Con i piccoli e i disprezzati Gesù stabilisce un’amicizia che continua nel tempo e che nutre la speranza per un futuro migliore». Proprio a queste persone, infatti, «rappresentate dai pastori di Betlemme, ‘apparve una grande luce’ che li condusse dritti a Gesù». «Con loro, in ogni tempo – ha fatto notare il Pontefice – , Dio vuole costruire un mondo nuovo, un mondo in cui non ci sono più persone rifiutate, maltrattate e indigenti». Di qui l’esortazione a «essere dono di Dio per gli altri prima di tutto per coloro che non hanno mai sperimentato attenzione e tenerezza». «Ma quanta gente nella sua vita mai ha sperimentato una carezza un’attenzione di amore, un gesto di tenerezza – ha aggiunto a braccio -. Il Natale ci spinge a farlo». «Così – ha concluso – Gesù viene a nascere ancora nella vita di ciascuno di noi e, attraverso di noi, continua ad essere dono di salvezza per i piccoli e gli esclusi».

«Saluto gli artisti e gli operatori del Golden Circus di Liana Orfei, e li ringrazio per la loro gradita esibizione. L’arte circense come la bellezza sempre ci avvicina a Dio e voi con il vostro lavoro e con la vostra arte avvicinate la gente a Dio. Grazie per quello che fate!». Così Papa Francesco si è rivolto, nei saluti ai pellegrini di lingua italiana, ai giocolieri e agli acrobati del Golden Circus che al termine dell’udienza generale odierna in Aula Paolo VI, l’ultima del 2017, si sono esibiti in un breve spettacolo come omaggio natalizio al Santo Padre. Tra loro anche ragazzi giovanissimi che Francesco ha salutato molto calorosamente, e cinque acrobati di colore. Francesco è apparso rilassato e divertito davanti alle performance di due altissimi pupazzi con sembianze di orsi bianchi, alle piramidi umane e ad un artista che davanti a lui ha piegato una sbarra di ferro che poi gli ha donato. «Cari giovani – ha detto poi ai ragazzi presenti – sappiate essere forti nella fede, guardando al divino Bambino, che nel mistero del Natale si offre in dono per l’intera umanità». Agli ammalati l’augurio di «scorgere, nella vivida luce di Betlemme, il senso della vostra sofferenza». Infine il consueto saluto agli sposi novelli: «Esorto voi sposi a mantenere costanti, nel costruire la vostra famiglia, l’amore e la dedizione oltre ogni sacrificio».

Fonte: Sir
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