Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza: si è cristiani «quando la conversione arriva alle tasche»

All'udienza generale di oggi, nell'Aula Paolo VI, Papa Francesco ha proseguito nella catechesi sugli Atti degli Apostoli, soffermandosi sul tema «La comunione integrale nella comunità dei credenti» e invitando ad essere generosi e non ipocriti.

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Papa Francesco, udienza in Aula Paolo VI (Foto Sir)

«Se volete sapere se voi siete cristiani, sì dovete pregare, cercare di accostarvi alla comunione, ma quel segnale che il tuo cuore si è convertito è quando la conversione arriva alle tasche: lì è dove si vede se uno è generoso con gli altri, se uno condivide con i poveri». Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, durante la quale – davanti a circa 6mila persone – ha ripreso il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli. «Se mette a disposizione i propri beni, stai sicuro che è una vera conversione», ha proseguito Francesco sempre fuori testo: «se soltanto rimane nelle parole, nei gesti, non è una vera conversione». «La comunità cristiana nasce dall’effusione sovrabbondante dello Spirito Santo e cresce grazie al fermento della condivisione tra i fratelli e le sorelle in Cristo», ha ricordato il Papa, secondo il quale «c’è un dinamismo di solidarietà che edifica la Chiesa come famiglia di Dio, dove risulta centrale l’esperienza della koinonia». «Cosa vuol dire questa parola strana?», ha chiesto ancora a braccio ai fedeli: «È parola greca che vuol dire mettere in comune, essere come una comunità, non isolati. Questa è l’esperienza della prima comunità cristiana: mettere in comune, condividere, comunicare, partecipare. Nella Chiesa delle origini koinonia rimanda anzitutto alla partecipazione al Corpo e Sangue di Cristo, che si traduce in unione fraterna, e quindi anche al mettere in comune i beni e al raccogliere il denaro per la colletta a favore della Chiesa madre di Gerusalemme. Dalla comunione con Gesù, la comuione si traduce in comunione fraterna, e anche quello che è più difficile per noi: mettere in comune i beni».

«Essere generosi, non tirchi»: è il «modello» del cristiano, mutuato dalla vita delle prime comunità narrata negli Atti degli Apostoli. Questo l'identikit tracciato dal Papa, durante l’udienza, in cui ha ricordato che «la vita eucaristica, le preghiere, la predicazione degli apostoli e l’esperienza della comunione fanno dei credenti una moltitudine di persone che hanno «un cuore solo e un’anima sola e che non considerano loro proprietà quello che possiedono, ma tengono tutto in comune». «Così forte era il modello, per aiutarci ad essere generosi, e non tirchi», ha commentato a braccio. Per questo motivo, «nessuno tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno».

«Sempre la Chiesa ha avuto questo gesto dei cristiani che si spogliavano delle cose che avevano in più, che non erano necessarie, per darle a coloro che avevano bisogno», ha proseguito Francesco ancora fuori testo: «Non solo dei soldi, anche del tempo». «Quanti cristiani, anche qui in Italia, fanno il volontariato», l’omaggio del Papa: «Questo è bellissimo! È comunione, condividere il mio tempo con gli altri per aiutare coloro che hanno bisogno. E così le opere di carità, le visite ai malati… Condividere con gli altri, e non cercare soltanto il proprio interesse». In questo modo, «la koinonia o comunione diventa in tal modo la nuova modalità di relazione tra i discepoli del Signore». «I cristiani fanno una nuova modalità di comportarsi», ha spiegato Francesco sempre fuori testo: «A tal punto che i pagani guardavano i cristiani e dicevano: ‘Guardate come si amano!’. L’amore era la modalità: ma non un amore di parola, finto, l’amore di opere, la concretezza del’amore. Il vincolo con Cristo instaura un vincolo tra fratelli che confluisce e si esprime anche nella comunione dei beni materiali. Questo amarsi così è un segnale che finalmente arriva alle tasche, a spogliarsi anche dell’impedimento del denaro e a darlo agli altri».

«Essere membra del corpo di Cristo rende i credenti corresponsabili gli uni degli altri», ha detto ancora il Papa nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata alla capacità di condividere, anche i propri beni materiali, come cartina di tornasole del cristiano. «Non sempre pensiamo questo», ha fatto notare Francesco a braccio: «Quando una persona ha un problema, a casa sua, una difficoltà in famiglia, e io non sono indifferente, questo è essere cristiani». Nelle prime comunità di discepoli, ha sottolineato il Papa, «nessuno sperimenta l’indigenza che umilia e sfigura la dignità umana, perché loro vivono in comune, si amano. Questo è il segnale: l’amore concreto. Pietro, Giacomo, Pietro e Giovanni, le ‘colonne’ della Chiesa di Gerusalemme, stabiliscono in modo comunionale che Paolo e Barnaba evangelizzino i pagani mentre loro i giudei, e chiedono soltanto di ricordarsi dei poveri. Paolo obbedisce e si premura di realizzare attraverso la famosa colletta una gara di solidarietà tra le comunità. La solidarietà, infatti, è anche la decisione di restituire al povero quello che gli corrisponde». «Qual è la condizione?», il riassunto a braccio di Francesco: «Non dimenticarsi dei poveri, non solo poveri materiali, ma ache spirituali. Un cristiano parte da se stesso dal suo cuore e si avvicina ai poveri, come Gesù si è avvicinato a noi. Questa è la prima comunità cristiana».

«L’ipocrisia è il peggior nemico di questa comunità cristiana, dell’amore cristiano: quel far finta di volersi bene, ma cercare soltanto il proprio interesse». Ne è convinto il Papa, che sulla scorta degli Atti degli Apostoli, ha spiegato che «venire meno alla sincerità della condivisione significa coltivare l’ipocrisia, allontanarsi dalla verità, diventare egoisti, spegnere il fuoco della comunione e destinarsi al gelo della morte interiore». «Chi si comporta così transita nella Chiesa come un turista», il monito: «Ci sono tanti turisti nella Chiesa, che sono sempre di passaggio ma mai entrano nella Chiesa: è il turismo spirituale che fa credere loro che sono cristiani, ma sono soltanto turisti di catacombe». «Una vita impostata solo sul trarre profitto e vantaggio dalle situazioni a scapito degli altri, provoca inevitabilmente la morte interiore», ha affermato Francesco.

«Quante persone si dicono vicino alla Chiesa, ai preti, ai vescovi, e soltanto cercano il proprio interesse», la denuncia: «Queste sono le ipocrisie che rovinano la Chiesa». «Un esempio concreto di condivisione e comunione dei beni ci giunge dalla testimonianza di Barnaba», l’esempio scelto dagli Atti degli Apostoli: «egli possiede un campo e lo vende per consegnare il ricavato agli Apostoli . Ma accanto al suo esempio positivo ne appare un altro tristemente negativo: Anania e sua moglie Saffira, venduto un terreno, decidono di consegnare solo una parte agli Apostoli e di trattenere l’altra per loro stessi. Questo imbroglio interrompe la catena della condivisione gratuita, serena e disinteressata e le conseguenze sono tragiche, fatali. L’apostolo Pietro smaschera la scorrettezza di Anania e la sua frode e gli dice: ‘Perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio’. Potremmo dire che Anania ha mentito a Dio per via di una coscienza isolata, ipocrita, per via cioè di un’appartenenza ecclesiale ‘negoziata’, parziale, opportunista».

«Fuori programma» in Aula Paolo VI. Durante l’udienza di oggi, a metà circa della catechesi, una bambina con lunghi capelli neri e una maglietta fucsia è salita sul palco e si è messa a correre, a più riprese per tutta la durata dell’udienza, passando davanti al Papa, quasi per renderlo partecipe della sua particolare «coreografia». «Lasciala tranquilla, Dio parla con i bambini», le parole rivolte alla mamma che cercava inizialmente di bloccare il suo slancio.

Al termine dell’appuntamento del mercoledì, dopo i saluti nelle varie lingue, il Santo Padre si è rivolto a braccio ai 6mila fedeli presenti con queste parole: «Tutti abbiamo visto questa ragazza, è tanto bella. Poverina, è vittima di una malattia e non sa cosa fa. Ma io i faccio una domanda, e ognuno risponda nel suo cuore: ho pregato per lei, vedendola? Ho pregato perché il Signore la guarisca, la custodisca? Ho pregato per la sua famiglia?». «sempre quando vediamo una persona sofferente dobbiamo pregare», l’invito di Francesco: «Ho pregato per questa persona che ho visto, che si vede che soffre?».

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza: si è cristiani «quando la conversione arriva alle tasche»
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