Vita Chiesa
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Papa in Bulgaria, al Santo Sinodo: «ferite sono lacerazioni dolorose, non rimanere chiusi, ma aprirci»

Presso il Palazzo del Sinodo, sede del patriarcato della Chiesa ortodossa bulgara, l’incontro tra Papa Francesco e Sua Santità Neofit, Patriarca di tutta la Bulgaria. Nel suo discorso, Francesco ha ricordato l’ecumenismo del sangue, del povero e della missione, invitando a seguire il cammino indicato dai Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa (testo integrale).

L'incontro del Papa con il Patriarca Neofit (Foto Media vaticani)

Il Papa è stato accolto all’ingresso principale del palazzo del Sinodo – distante pochi chilometri dalla piazza Atanas Burov, dove il Papa aveva pronunciato mezz’ora prima il suo primo discorso in terra bulgara – dal metropolita dell’Europa Occidentale e Centrale Antonij (Mihalev), che lo ha accompagnato nella Sala del primo piano dove lo attendeva il patriarca. Erano presenti all’incontro soltanto i membri del Santo Sinodo e i membri ecclesiastici del seguito papale. Poi il saluto del Patriarca e il discorso del Papa.

Il saluto del Patriarca Neofit. «A nome del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Bulgaria-Patriarcato di Bulgaria, diamo il benvenuto a lei e ai suoi compagni di viaggio». È il saluto del patriarca Neofit, metropolita di Sofia e patriarca di tutta la Bulgaria, nella visita al Santo Sinodo. «Cerchiamo, per quanto ci è possibile, di seguire la sua opera e ci rallegriamo quando sentiamo delle parole forti sue in difesa delle radici cristiane dell’Europa ed ammonizioni circa i pericoli, in escalation al punto di diventare una palese lotta contro Dio e persecuzione fisica di cristiani nei loro propri Paesi», l’omaggio del patriarca: «Su questi punti le nostre opinioni coincidono». «Nella Sua visita al Santo Sinodo nel 2002, il suo predecessore, Papa Giovanni Paolo II, ha espresso il Suo rammarico per la perdurante mancanza di piena comunione tra di noi», ha ricordato il patriarca: «Sono davvero imperscrutabili le vie del Signore! Solo alla Provvidenza Divina si può attribuire il fatto che queste terre qui sono diventate testimoni di alcuni dei più grandi apici dell’unità del mondo cristiano, ma anche di tristi controversie e scismi. Circostanze che hanno portato a controversie che pesano ancora oggi sui rapporti nel mondo cristiano. Ci sembra che, anche se ben documentata, questa parte della storia della Chiesa non sia stata analizzata in modo abbastanza imparziale e non siano state tratte le conclusioni necessarie. Invece è possibile che ne venga fuori che in quell’istante, in cui la storia della Chiesa universale si è intrecciata con la storia dello Stato di Bulgaria, si nascondano alcune delle risposte alle domande che ci occupano ancora oggi. La vita della Chiesa è guidata dal nostro Signore Gesù Cristo. Se Dio ha permesso che una cosa succedesse, egli sa perché lo ha permesso, e si aspetta che anche noi conosciamo il perché. Noi, Chiesa Ortodossa di Bulgaria, siamo fermamente convinti che per ciò che riguarda la fede, non possono e non dovrebbero esserci compromessi».

«Le ferite che lungo la storia si sono aperte tra noi cristiani sono lacerazioni dolorose inferte al corpo di Cristo che è la Chiesa. Ancora oggi ne tocchiamo con mano le conseguenze», ha detto a sua volta il Papa, nel saluto pronunciato dopo quello del Patriarca Neofit. «Ma forse, se mettiamo insieme la mano in queste ferite e confessiamo che Gesù è risorto, e lo proclamiamo nostro Signore e nostro Dio, se nel riconoscere le nostre mancanze ci immergiamo nelle sue ferite d’amore, possiamo ritrovare la gioia del perdono e pregustare il giorno in cui, con l’aiuto di Dio, potremo celebrare allo stesso altare il mistero pasquale», ha proseguito il Papa. «In questo cammino siamo sostenuti da tanti fratelli e sorelle, ai quali anzitutto vorrei rendere omaggio: sono i testimoni della Pasqua», ha spiegato Francesco: «Quanti cristiani in questo Paese hanno patito sofferenze per il nome di Gesù, in particolare durante la persecuzione del secolo scorso! L’ecumenismo del sangue! Essi hanno diffuso un profumo soave nella ‘terra delle rose’. Sono passati attraverso le spine della prova per spandere la fragranza del Vangelo. Sono sbocciati in un terreno fertile e ben lavorato, in un popolo ricco di fede e genuina umanità, che ha dato loro radici robuste e profonde: penso, in particolare, al monachesimo, che di generazione in generazione ha nutrito la fede della gente». «Credo che questi testimoni della Pasqua, fratelli e sorelle di diverse confessioni uniti in Cielo dalla carità divina, ora guardino a noi come a semi piantati in terra per dare frutto», l’immagine scelta dal Papa: «E mentre tanti altri fratelli e sorelle nel mondo continuano a soffrire a causa della fede, chiedono a noi di non rimanere chiusi, ma di aprirci, perché solo così i semi portano frutto».

Giovanni XXIII e la nostalgia dell'unità. «Questo incontro, che ho tanto desiderato, succede a quello di San Giovanni Paolo II col Patriarca Maxim, durante la prima visita di un Vescovo di Roma in Bulgaria, e segue le orme di San Giovanni XXIII, che negli anni qui trascorsi tanto si affezionò a questo popolo ‘semplice e buono'», come si legge nel Giornale dell’anima, «apprezzandone l’onestà, la laboriosità e la dignità nelle prove». Nel suo secondo intervento in terra bulgara, il Papa ha citato per la seconda volta San Giovanni XXIII. «Mi trovo anch’io qui, ospite accolto con affetto, e provo nel cuore la nostalgia del fratello, quella salutare nostalgia per l’unità tra i figli dello stesso Padre, che Papa Giovanni ebbe certamente modo di maturare in questa città», ha proseguito Francesco: «Proprio durante il Concilio Vaticano II, da lui indetto, la Chiesa ortodossa bulgara inviò i propri osservatori. Da allora i contatti si sono moltiplicati. Penso alle visite di delegazioni bulgare, che da cinquant’anni si recano in Vaticano e che ogni anno ho la gioia di accogliere; nonché alla presenza a Roma di una comunità ortodossa bulgara, che prega in una chiesa della mia diocesi».

«Mi rallegrano la squisita accoglienza qui riservata ai miei inviati, la cui presenza si è intensificata negli ultimi anni, e la collaborazione con la comunità cattolica locale, soprattutto in ambito culturale», la testimonianza del Papa, che si è detto «fiducioso che, con l’aiuto di Dio e nei tempi che la Provvidenza disporrà, tali contatti potranno incidere positivamente su tanti altri aspetti del nostro dialogo».

L'ecumenismo del povero. «Siamo chiamati a camminare e fare insieme per dare testimonianza al Signore, in particolare servendo i fratelli più poveri e dimenticati, nei quali egli è presente», la direzione di marcia additata da Francesco: «L’ecumenismo del povero». Poi la seconda citazione dei santi Cirillo e Metodio, «la cui memoria viva nelle nostre Chiese rimane come fonte di ispirazione, perché, nonostante le avversità, essi misero al primo posto l’annuncio del Signore, la chiamata alla missione. E mentre si presagivano i segni premonitori delle dolorose divisioni che sarebbero avvenute nei secoli successivi, scelsero la prospettiva della comunione». «Missione e comunione: due parole sempre declinate nella vita dei due santi e che possono illuminare il nostro cammino per crescere in fraternità», ha detto il Papa soffermandosi sull’«ecumenismo della missione«: «Cirillo e Metodio, bizantini di cultura, ebbero l’audacia di tradurre la Bibbia in una lingua accessibile ai popoli slavi, così che la Parola divina precedesse le parole umane. Il loro coraggioso apostolato rimane per tutti un modello di evangelizzazione».

Aiutarci a trasmettere la fede. «Quant’è importante, nel rispetto delle rispettive tradizioni e peculiarità, aiutarci e trovare modi per trasmettere la fede secondo linguaggi e forme che permettano ai giovani di sperimentare la gioia di un Dio che li ama e li chiama! Altrimenti saranno tentati di prestare fiducia alle tante sirene ingannevoli della società dei consumi». Nella parte centrale del saluto al Santo Sinodo bulgaro, il Papa ha citato il tema dei giovani come una delle urgenze della nuova evangelizzazione. Poi Francesco è tornato a citare i santi Cirillo e Metodio, che «hanno molto da dirci anche per quanto riguarda l’avvenire della società europea«: «Sono stati in un certo senso i promotori di un’Europa unita e di una pace profonda fra tutti gli abitanti del continente, mostrando le fondamenta di una nuova arte di vivere insieme, nel rispetto delle differenze, che non sono assolutamente un ostacolo all’unità», ha detto Francesco sulla scorta di Giovanni Paolo II. «Anche noi, eredi della fede dei Santi, siamo chiamati ad essere artefici di comunione, strumenti di pace nel nome di Gesù», l’invito alla Bulgaria, «crocevia spirituale, terra di incontro e di reciproca comprensione», dove «hanno trovato accoglienza varie confessioni, da quella armena a quella evangelica, e diverse espressioni religiose, da quella ebraica a quella musulmana». «Anche nei nostri rapporti, i Santi Cirillo e Metodio ci ricordano che una certa diversità di usi e consuetudini non si oppone minimamente all’unità della Chiesa e che tra Oriente e Occidente le varie formule teologiche non di rado si completano, piuttosto che opporsi», le parole dedicate all’ecumenismo: «Quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri!».

«Tra poco avrò la possibilità di entrare nella Cattedrale Patriarcale di Sant’Aleksander Nevskij per sostare in preghiera nel ricordo dei Santi Cirillo e Metodio», ha annunciato Francesco a proposito della prossima tappa della visita: «Sant’Aleksander Nevskij, della tradizione russa, e i Santi fratelli, provenienti dalla tradizione greca e apostoli dei popoli slavi, rivelano quanto la Bulgaria sia un Paese-ponte». Dopo la visita al patriarca e al Santo Sinodo, il Papa si è trasferito alla cattedrale patriarcale di San Alexander Nevsky, per la preghiera silenziosa, in privato, davanti al trono dei Santi Cirillo e Metodio. Subito dopo il Regina caeli nella piazza all’estero della cattedrale.

Fonte: Sir
Papa in Bulgaria, al Santo Sinodo: «ferite sono lacerazioni dolorose, non rimanere chiusi, ma aprirci»
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